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Riccardo Robuschi
Riccardo Robuschi

LECCE (di Gabriele De Pandis)– La morte di Siona Tali “Jonah” Lomu, storico rugbista neozelandese e colonna degli All Blacks, ha colpito l’intero mondo sportivo, orfano delle icone di uno sport divenuto planetario anche grazie alle gesta di un atleta fortissimo in campo anche contro avversari più pericolosi di un XV avversario. Il testimonial del nuovo corso del rugby professionistico subì una brusca interruzione della carriera a soli 24 anni a causa di una sindrome che lo costrinse al trapianto di un rene, problemi che sì lo piegarono ma che non impedirono il ritorno in campo, seppur a livelli lontani dalle prestazioni della storica Coppa del Mondo di Rugby nel 1995. Per ricordare Jonah Lomu abbiamo chiesto un parere a tre rugbisti che hanno militato in formazioni salentine: Riccardo Robuschi, Paolo D’Oria (ex Svicat) e Michele Tedesco (in forza al Trepuzzi Rugby).

The greatest ever- Robuschi, sudafricano di nascita, si emoziona nel raccontare le emozioni trasmesse da Lomu: “Jonah Lomu per me è stato un mito assoluto, l’impatto che ha avuto lui sul rugby, prima di allora amatoriale, ha trascinato questo sport nel professionismo dopo l’exploit nel mondiale del 1995 in SudAfrica. Nonostante avessi solo 9 anni ricordo perfettamente quel mese, essendo sudafricano di nascita tutti noi temevamo Lomu e ancora di più perché sembrava impossibile fermarlo. Degli Ex Springbok (i giocatori della nazionale sudafricana, ndr) al telegiornale prima della finale davano consigli per come placcarlo, era qualcosa che non si era mai vista prima! Era diventato un mito, ma la sua storia ha creato in me anche un altro eroe: il sudafricano James Small, che aveva il lavoro più difficile del mondo, provare a fermarlo. Small lo fece, anche con tanto aiuto da parte dei compagni, ma non dimenticherò mai la sua faccia assassina durante gli inni insieme a un taglio di capelli ignorantissimo fatto proprio per l’occasione. Mi vengono i brividi solo a pensarci”. L’ex Svicat ha avuto la fortuna di ammirare da vicino le gesta atletiche di Lomu in due occasioni: “Lo vidi giocare due volte a Durban quando ancora giocava negli Hurricanes, ero seduto a 5 metri da lui e non riuscivo a credere come uno cosi grosso poteva essere cosi veloce e agile. Lui vinceva la battaglia già prima, mentalmente, era come il MIke Tyson del rugby nel senso del timore che portava agli avversari. Nessuno o quasi nessuno si sentiva alla sua altezza. Poi qualche anno dopo, nel 2007, ero a Hong Kong con la Nazionale a sette italiana e il mercoledì prima del torneo andammo a vedere l’Hong Kong Tens (un torneo di rugby a sette programmato ogni anno per ricordare l’indipendenza di Hong Kong) e lo incontrai in tribuna, non ci credevo, era come un sogno, gli chiesi di fare la foto e parlammo un po’, era molto disponibile e interessato, chiedeva con chi giocavamo al torneo e ci fece l’in bocca al lupo. Rimasi a bocca aperta dal suo modo di essere, semplice e umile. Tre aggettivi per lui? Ve lo dico in inglese e mi limito a uno: ‘THE GREATEST EVER. Lomu è stato uno dei più grandi ambasciatori del rugby nel mondo: “Lui ha dato il professionismo al rugby, era la prima e vera superstar. Il Rugby Union stentava a diventare professionistico ma dopo le sue performance e quello che si era creato durante quel mondiale era una conseguenza inevitabile . Creo pure il primo videogioco del rugby, Jonah Lomu Rugby, che per noi giovani era il massimo. Nei paesi emergenti il suo ingresso ha portato migliaia di giocatori nuovi e probabilmente milioni di spettatori e di tifosi nuovi. Riccardo Robuschi non può che ricordare bene la sua parentesi in forza alla Svicat Rugby: “Ho splendidi ricordi della mia esperienza nel Salento. Ho vissuto molto intensamente la stagione, e più di ogni cosa ho conosciuto degli amici, amici veri che tutt’ora sento e spesso vado a trovare appena ho la possibilità. Il rugby nel Salento? Dico sempre che c’e tanta potenzialità nel Salento, una passione per il rugby immensa, ma bisogna collaborare di più, soprattutto tra le società. Ricorderò sempre con immenso affetto il mio periodo speso qui. In questo momento son tornato a giocare nella Rugby Udine (militavo con il mio ex compagno Gabriele Signore l’anno scorso e invece quest’anno ho con me Riccardo Capoccia, altro ex evergreen) e alleno l’under 16 che fa il campionato élite. Lavoro in una scuola internazionale. I progetti sono tanti ma mi piacerebbe allenare una squadra di alto livello un giorno, chissà…”

d'oria lomu
Paolo D’Oria

“Devastante”- Paolo D’Oria, ex capitano della Svicat Rugby, ricorda a modo suo Jonah Lomu: “Personalmente, credo che Jonah Lomu sia stato il più forte giocatore di rugby mai esistito. La sua grandezza deriva dal fatto di aver anticipato di molti anni l’imponente struttura muscolare insieme ad una devastante prestanza atletica. Tre aggettivi? Devastante, appunto, velocissimo e trascinatore”. Nel contestualizzare la gran carriera di Lomu, D’Oria pensa anche alla squadra nazionale che il neozelandese aveva attorno: “Lomu, nonostante tanti anni d’inattività, é stato il simbolo degli All Blacks e lo resterà per molti decenni ancora. É un’icona e un modello per la maggior parte di coloro che giocano a rugby e non solo, ha reso la realtà rugbistica più vicina anche ai ‘profani’ di questo sport”. Il ricordo dell’esperienza con la squadra evergreen è agrodolce: “Tengo a precisare di aver chiuso ogni rapporto con la società della Svicat, ma non con i ragazzi che fanno parte della squadra con i quali ho sempre piacere a condividere momenti di vita. Il mio futuro lo vedremo insieme nelle prossime settimane. Grazie a voi per questa opportunità”.

tedesco lomu
Michele Tedesco

“Guerriero”- Michele Tedesco, terza linea del Trepuzzi Rugby, ha in Lomu una fonte d’ispirazione sportiva: “Chi non conosce gli All Blacks? Chi non si è mai incantato a vedere la loro Haka, questi guerrieri che danzano prima di dare la vita per i loro fratelli nel combattimento? Ecco tra tutti lui era il guerriero che uno guarda e dice ‘devo essere forte e veloce come lui’. Essere potente nei placcaggi, o ‘spaccarsi’ come faceva lui. Per me Jonah aveva una velocità, un cambio di passo, una forza nello spaccare i placcaggi che era allucinante. Ci sono campioni e leggende. Come quando da bambino giochi a pallone e fai finta di chiamarti con il nome del tuo campione preferito e i tuoi compagni ti dicono ‘Seee.. ti piacerebbe!’ Ecco, queste sono le leggende”. Lomu era una superstar sportiva che ha reso il rugby uno sport per tutti nella sua straordinarietà: “Come spettatore ti posso dire che ti teneva incollato alla televisione. Mentre rispondo guardo alcuni video di lui che gioca in varie partite e non riesco a fare una frase sensata perché mi distraggo a guardarlo”. Tedesco, nato a Torino, probabilmente lascerà il Salento: “Quest’anno sto giocando meno perché devo tornare a La Spezia, probabilmente tornerò a giocare lì, nella mia prima squadra”.

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