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MoscardelliCATANZARO (di Pierpaolo Sergio) – Le pagelle di Catanzaro-Lecce (2-1) vedono finire dietro la lavagna diversi calciatori salentini, capaci di regalare un insperato successo ai padroni di casa, abili a ribaltare lo 0-1 del primo tempo firmato Abdou Doumbia grazie ad una rete al primo minuto della ripresa di Giampà ed un autogol rocambolesco di Ciccio Cosenza su frettolosa respinta di pugni di Filippo Perucchini. Si interrompe così la rincorsa giallorossa alla vetta della classifica, come pure la scia di quattro successi consecutivi colta da mister Piero Braglia fin dal suo arrivo sulla panchina leccese a sostituire mister Antonino Asta.

Davvero poche le note positive che si sono registrate nella sfida del “Ceravolo“, nella quale sono risaltate semmai maggiormente le lacune e le prove incolori di tanti calciatori giallorossi rispetto ad altre offerte nel recente passato. Davis Curiale, Alessandro Carrozza e Gianluca Freddi in particolare hanno avuto un pessimo approccio alla gara, contribuendo nell’impedire alla formazione salentina di uscire per lo meno imbattuta da quello che ormai è certo essere un vero e proprio stadio-tabù, nel quale il club giallorosso non riesce più ad imporsi dal lontanisssimo 1983.

1. PERUCCHINI: Non impeccabile in occasione di entrambe le reti del Catanzaro. In particolare, sulla seconda, ha la colpa di respingere con troppa superficialità di pugni la conclusione non irresistibile di Caruso, spedendo la sfera ad impattare sul viso dell’incolpevole Cosenza. VOTO: 5

2. LEPORE: Non è in un periodo di forma smagliante e lo dimostra anche oggi. Ad ogni modo, sopperisce alla condizione non ottimale con la solita grinta e tanto cuore che però non bastano per raggiungere la meta. VOTO: 5.5

3. LEGITTIMO: Dalla sua fascia arrivano le due conclusioni vincenti dei calabresi. Per il resto non si spinge mai in avanti e resta impaludato nelle retrovie dove spesso arranca sui diretti avversari. VOTO: 5

4. VECSEI: Mezzo passo indietro ripetto alle precedenti apparizioni. Vaga dapprima lungo l’out di destra a comporre un tandem tutt’altro che irresistibile con Lepore, poi Braglia lo smista sul fronte opposto ma i risultati non cambiano granché. VOTO: 5.5 ——— (dal 64′ ) SURRACO: Al rientro dopo l’infortunio al piede, prova a dare vivacità alla confusionaria manovra del Lecce con alterne fortune. Per lo meno ci mette impegno e foga agonistica che in altri compagni oggi non si è vista affatto. VOTO: 6

5. COSENZA: Gara da dimenticare per il roccioso centrale giallorosso che, se nello scorso turno col Monopoli era stato il migliore in campo, al “Ceravolo” ha giocato su tutt’altri livelli. Sfortunato ed incolpevole sull’autorete, soffre un po’ troppo Razzitti che lo costringe spesso al fallo tra cui uno da ammonizione. VOTO: 5 ——— (dal 78′) CARROZZA: Non c’è con la testa, né con le gambe. Ha sul destro una palla facile, facile da spedire in fondo al sacco a porta vuota ma calcia oltre la traversa, in un’azione che fotografa al meglio il suo attuale stato psicofisico. Battibecca con chiunque graviti attorno a lui, chiaro indice di un nervosismo che lo attanaglia e lo espone a figure mediocri. VOTO: 4.5

6. GIGLI: Arruffone ed impreciso sia in fase di appoggio che in disimpegno, non dà mai l’impressione di essere sul pezzo. Annaspa davanti alle incursioni del Catanzaro della ripresa e si fa notare al 94′ in area avversaria dove però spedisce di testa una palla innocua tra le mani di Grandi nell’ultima azione del match. VOTO: 5

7. DOUMBIA: Ha il gran merito di sbloccare il match con un bel gol dal limite dell’area che s’insacca a fil di palo a Grandi battuto. Poteva essere il preludio di un pomeriggio di gioia, invece diventa il rimpainto per ciò che poteva essere e non è stato. Si dà da fare per tutta la partita ma oggi erano in pochi a dargli man forte. VOTO: 6.5

8. SUCIU: Nei piani del suo tecnico doveva fungere da metronomo del centrocampo leccese, ma il suo è stato più che altro un soporifero carillon incapace di dare il là alla manovra dei salentini. Si vede poco per tutto l’incontro e non lascia traccia di sé soprattutto nella ripresa. VOTO: 5

9. MOSCARDELLI: Con la fascia da capitano al braccio, lotta come un leone tra le maglie della difesa calabrese anche perché vorrebbe cancellare il nefasto ricordo della scorsa stagione. Una punizione insidiosa e poco altro sono però il suo magro bottino di giornata. Lì davanti appare spesso troppo solo, non supportato a dovere da chi agisce insieme a lui nel reparto offensivo. VOTO: 6

10. DE FEUDIS: Prova a fare per due visto che era orfano di Papini e che Suciu si nascondeva mentre a centrocampo serviva gente da trincea con baoinetta inastata. Stringe i denti dopo un duro contrasto che lo lascia zoppicante ma non tira lo stesso mai la gamba indietro anche se non è certo da lui che ci si deve aspettare la costruzione del gioco in casa del Lecce. VOTO: 6

11. CURIALE: Ennesima gara-delusione per l’ex attaccante del Trapani che sembra non trovare affatto il minimo feeling con i compagni di squadra e che gira spesso e volentieri a vuoto in mezzo al campo. Da Braglia sono arrivati i primi, chiari solleciti. O si dà una scossa o servirà un avvicendamento nell’attacco leccese. VOTO: 4.5 ——— (dal 64′) FREDDI: Il suo ingresso sul terreno di gioco doveva agevolare il passaggio della difesa a tre, ma le incertezze di cui si macchia e un approccio non certo felice alla gara fanno naufragare i piani tattici del suo allenatore che non nasconde un certo disappunto in più occasioni. VOTO: 5

All. BRAGLIA: Stavolta il gol di vantaggio non è bastato per celare le magagne di una squadra ancora vittima di certe lacune psicologiche e con uno stato generale di forma non proprio ottimale. È bastato un secondo tempo un po’ più gagliardo dei calabresi per mettere a nudo le difficoltà ataviche di una compagine che soffre maledettamente nel creare gioco e conseguenti occasioni da gol. Arriva la prima sconfitta della sua gestione nonostante i campanelli d’allarme che aveva fatto suonare alla vigilia, eppure anche alcune sue scelte sono risultate infelici. Occorre rimboccarsi in fretta le maniche e ricominciare a pedalare in salita. VOTO: 5

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