lecce monopoliLECCE  (di Tiro di Tacco) – E siamo a tre. Mi è difficile commentare una partita che per me è iniziata al 25°, mi verrebbe più la voglia di soffermarmi sulla follia di una partita giocata il lunedì alle 20:00 (magari a gennaio ci faranno andare allo stadio alle 20:45). Mi verrebbe da soffermarmi sulle troppe ipocrisie di questo mondo, di cui il calcio è parte integrante, nel quale a parole si finge di servire il popolo, calcistico in questo caso, nei fatti si compiono scelte incomprensibili, probabilmente al servizio dei palinsesti che continuano a penalizzare chi questo sport cerca ancora di viverlo “live“, partecipe direttamente perché quando si è  sugli spalti di uno stadio  si è parte integrante dello spettacolo stesso; a dirla tutta, spesso, molto spesso il vero spettacolo è in ciò che circonda quei 110 metri per 65, come ieri sera quando la passione della curva non è stata da meno della grinta dei 22 in campo.  

Mi verrebbe voglia di parlare di ciò, dicevo, ma certamente annoierei di più dei presunti commenti tecnici che “Tiro di Tacco”, per gioco, prova a mettere in questo spazio che gli è cortesemente concesso. Allora vi annoio con quel po’ che riesco a dire dell’altra sera… 

E SIAMO A TRE! Ero nel tornello quando l’esplosione della Nord ha fatto intendere anche ad uno poco perspicace come me che qualcosa era accaduto: Moscardelli, al rientro, si era fatto sentire con una punizione velenosa tra le teste della barriera.

Dalla mezz’ora praticamente è iniziata la “mia partita” ed in quel quarto d’ora finale del primo tempo ho visto un Lecce entusiasmante, alto, con la difesa a 4 che accorciava sino al centrocampo, tanti metri di campo guadagnati, velocità nel girare la palla, cambi di fronte, giocate di prima, inserimenti sugli esterni, 4 giocatori offensivi (i 2 esterni e le due punte) ed in più un terzino che in vita sua è sempre stato un calciatore offensivo, tanta gente nella loro trequarti, senza rischiare nulla…, troppa grazia! Dunque risultato del primo tempo meritatissimo, anche se sbloccato su palla inattiva. 

Inizia il secondo e si percepisce sin da subito che qualcosa è cambiato, “l’anima” della squadra è più accorta e non si riesce a gestire al meglio il possesso palla  per costruire gioco, quel gioco che permetterebbe di far guadagnare quei 20 metri di campo che spesso sono determinanti per avere in mano la partita. Stranezze del calcio, proprio in questa fase nasce quella che forse è stata la migliore occasione della partita: da una giocata di rimessa, palla sventagliata da Doumbia verso un Vecsei che si fuma in velocità l’ultimo difensore monopolitano ma poi non riesce a concretizzare forse per mancanza di lucidità dovuta allo sforzo. Questo credo sia l’episodio determinante della partita, concretizzare quell’azione avrebbe cambiano tutto perché avrebbe dato alla squadra la tranquillità di gestire con meno ansia i restanti minuti. 

Ma paradossalmente quel gol, se  realizzato,  non ci avrebbe regalato  quelle emozioni  che la tensione per il risultato della propria squadra regala. Non ci avrebbe regalato la possibilità di vedere la capacità di lottare dei ragazzi di “Mesciu Carletto” Braglia, (dote fondamentale più di qualsiasi ritrovato tattico) nei momenti in cui non si riusciva a ripartire probabilmente per stanchezza o per la mancanza di tenuta di un centrocampo che aveva speso tanto.

Dal mio punto di vista è questo il vero successo del nuovo “Mesciu”, più delle variazioni tattiche in corso di partita perché troppe sono state le gare  in questi ultimi anni in cui ti veniva l’angoscia vedendo partite “SENZA SANGUE VIVO”; questo Lecce operaio, citato in precedenti occasioni, è il vero successo di oggi, sì, di oggi perché in futuro spero in altri successi conseguiti senza aver bisogno di “sostituzioni tra i due estremi in campo”. 

Per finire…. quel gol non realizzato ci ha regalato quelle emozioni che nella passione calcistica spesso significano  sofferenza. Passione che quei geni dei “palinsesti del calcio”, non potranno mai né capire e neppure sopprimere.

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