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dirigenti U.S. Lecce in campo saluto alla Curva Sticchi Trinchera LiguoriLECCE (di Tiro di Tacco) – Dopo la quarta di campionato di Lega Pro, le paure di non poter rivivere gli entusiasmanti anni dei palcoscenici calcistici più nobili, o di dover rivivere le delusioni delle ultime tre stagioni, comportano per noi tifosi quella fretta che sfocia in giudizi che il mondo virtuale dei social amplifica, rendendoli oggi verità assoluta dopo una settimana di giudizi affrettati (non mi soffermo sugli egocentrismi, spesso interessati). In ciò potrei cadere anch’io, che non sfuggo alle regole del tifoso, con il mio giudizio su ciò che secondo me è stato il Lecce sino ad oggi.

Siamo alla quarta di campionato, dicevamo. Un gruppo rinnovato, con una nuova guida sia tecnica (su questa proverò a soffermarmi oggi), che dirigenziale. Costruire un gruppo, sotto l’aspetto tecnico-tattico, non è mai facile: ci sono diverse vie tecniche, psicologiche, utilitaristiche. Ci sono mister che hanno un’idea ben precisa, la portano avanti sino all’estremo, provano attraverso le proprie idee a costruire, formare un gruppo augurandosi di raccogliere il massimo risultato che un insieme di soggetti può dare. Altri, pur avendo un’idea di calcio, provano a superare le eventuali difficoltà con aspetti tecnici più utilitaristici; in attesa di espressioni estetiche migliori (o sperandolo almeno), provano a raccogliere il più possibile con il compitino tattico che, secondo me, alla lunga poi paghi. 

Asta sembra avere un’idea ben definita sul gruppo che ha a disposizione, almeno secondo quanto mi è parso di capire; il mister ci ha fatto vedere fondamentalmente tre soluzioni:  due con il centrocampo a tre, sia che usi il trequartista e le due punte (forse la soluzione alla quale più crede visto il materiale tecnico-umano), sia che usi i tre in avanti. Poi ci ha proposto,nel secondo tempo con l’Andria, un 4-4-2 con due esterni di centrocampo molto offensivi e paradossalmente quel secondo tempo di una partita perduta è stata forse la migliore espressione sino ad oggi della squadra.

Lepore col MartinaIn tutti i casi, si è notato un normale impaccio nella circolazione della palla e qualche problema a trovare la via del gol. Poi magari capita, come col Martina (per me un passo indietro nelle prestazioni sino ad oggi) che ne crei una caterva, magari anche casuali, più che nelle partite precedenti messe insieme e non concretizzi, rischiando di perdere contro un avversario abbondantemente alla tua portata.

Che il gioco ad oggi non abbia ancora un’identità (si intravede, ma…) riconoscibile, non si può negare, ma così numerose sono le attenuanti che non voglio neanche ricordarle tanto sono evidenti. Però è bene non dimenticare che un’idea di gioco la si può percepire al di là del valore tecnico di un gruppo e del risultato (mi verrebbe di ricordare due nostri ex mister, Prandelli e Di Francesco, che a Lecce non hanno avuto fortuna, ma chi aveva occhi per vedere notava che c’era qualcosa di riconoscibile nell’idea del loro gioco).

Che alcuni dei sei gol presi con “meno di 5 tiri” siano gemelli, non necessariamente con responsabilità dei terzini (o dei centrali), è evidente; magari significa che il Leccec non copre bene sugli esterni, come potrebbe significare che gli esterni (o i centrali) non vengono messi nelle migliori condizioni per farlo.

11995165_10205845254783065_526321528_oAd esempio, nel primo tempo con l’Andria, era l’uomo in meno a centrocampo che creava quegli squilibri tattici, poi riparati nel secondo. Ma questa è solo l’impressione di un tifoso.  

In attesa che quelle “attenuanti” rientrino in gruppo con conseguente crescita dei vari singoli, le vie sono due: insistere in ciò in cui si crede, oppure cercare l’utilitarismo in attesa di tempi migliori anche se spesso quest’ultima via potrebbe far raccogliere oggi e lasciarti a mani vuote domani. 

Concludendo, mi soffermo brevemente sulle attenuanti”, un paio in particolare (e non quelle cui tutti vedono e citano… in attacco per esempio): Salvi è uno di quei giocatori fondamentali per gli equilibri, oggi dimenticato da tanti con la memoria corta; l’altro è Carrozza, uno a cui si dovrebbero dare stimoli e responsabilità (questo è compito della guida) perché tecnica, fisicità ed intelligenza tattica non gli mancano. Ce ne sarebbe una terza, Abruzzese, ma in questo caso il discorso è diverso perché bisognerebbe capire se fa parte o no del gruppo che affronterà questa stagione…

Buon campionato.

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