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Saverio De Benedictis (fonte web)

GALLIPOLI – Nella giornata di ieri, presso il centro sportivo “Montefiore” si è presentato Saverio De Benedictis, nuovo presidente del Gallipoli dopo la gestione capeggiata da Sandro Quintana. Sui pregiudizi, scaturiti dalla fine infelice delle precedenti esperienze a Licata, Capo d’Orlando e Isernia, l’imprenditore chiosa: “C’è tanta gente che in passato, faccio l’esempio di Preziosi e Zamparini, ha ricevuto numerosi attacchi ma continua a difendersi bene. Anche su di me leggo che ci sono molte situazioni che sinceramente mi danno fastidio, ma sono dicerie e non dati di fatto per come dovrebbero essere. Mi riferisco alle mie esperienze a Licata, Isernia e Capo d’Orlando. A Licata non avevo alcun ruolo, ero andato per creare un settore giovanile e mi sono ritrovato ad essere mediatore tra tre diverse società di altrettante squadre, addirittura con tre ritiri diversi. Mi era stato proposto di fare il presidente, ma c’è stata molta ostilità nei miei confronti; l’unica cosa che ho fatto è stata tirar fuori dei soldi, dar da mangiare e da dormire ad un bel po’ di ragazzi, ma alla fine se dovevo restare a Licata per fare l’assistente sociale non credo fosse il mio mestiere, quindi non potendo fare nulla ho ringraziato tutti e sono andato via. Ho avuto un bellissimo rapporto con i tifosi del Licata, tant’è che sono tuttora in contatto con loro. Ad Isernia è successa la stessa cosa, dei patti non sono stati rispettati: io non sono Berlusconi, che viene con la carriola e distribuisce soldi a destra ed a sinistra. A Capo d’Orlando, in una situazione analoga, me la sono cavata rassegnando le dimissioni visto che avevano arrestato il presidente. Attualmente ho una squadra a livello sociale di Terza Categoria, in provincia di Avellino, dove mi occupo anche del centro di accoglienza per i rifugiati politici. Se alla fine io devo essere il cattivo di turno preferisco che sia così, ma vorrei capire chi sono i bravi ed i buoni”.

Proprio sui giovani dovrebbe basarsi il progetto che De Benedictis vorrebbe portare a Gallipoli: “Qui ci sono tanti ragazzi validissimi. Chi mi conosce sa che ha trovato sempre il mio portone aperto quando si è trattato di costruire qualcosa per i giovani. L’ambiente, peraltro, lo permette. Fare calcio, per me, significa fare azienda: non sono qui per non sono qui per disputare un campionato, vincere o perdere. Così non c’è prosieguo: voglio creare i presupposti innanzitutto per appianare i debiti, che sappiamo ci sono, e ritrovare credibilità perché in questo momento non ce n’è ed io ci sto mettendo la faccia, mi prendo le mie responsabilità. Ma nessuno pensi che sono fesso: io sono abituato a guardare le persone negli occhi, se qualcuno ha qualcosa da dire venga a dirmelo in faccia. Mi piacerebbe creare un modello Gallipoli, che possa essere un riferimento in Puglia e non solo: se lavoriamo uniti tutti quanti, e c’è credibilità, penso si possa fare bene. Ma ora guardiamo al piccolo, alla briciola di pane che c’è: non possiamo fare proclami, perché partiamo da sottozero e ci dobbiamo mettere in discussione attraverso responsabilità e competenze. Chiedo l’aiuto di tutti quanti. Stiamo cercando una nuova sede, perché le porte del Gallipoli siano sempre aperte a tutti; inoltre, vorrei avvicinare le donne all’interno della società. Al momento non ce ne sono e questo per me è un segnale, un tabù che va sfatato. In generale, vogliamo parlare con le famiglie e con le scuole: serve dare un input diverso per far si che la gente si possa avvicinare con la serenità”.

L’organigramma societario sarà azzerato o quasi, rimane però Silvio Allegro, confermato come direttore generale. Il dirigente è voglioso di riscatto: “Ringrazio il presidente per questa riconferma, mi dispiace per il mister e per il direttore che hanno deciso di dimettersi. Ho iniziato con loro questa avventura e credo che abbiano fatto tanto, sia sotto il profilo umano che calcistico. Sono due grandi, secondo me, ma dobbiamo andare avanti perché il Gallipoli continua. Tutto quello che è successo lo lascio alle spalle: mi piace parlare di calcio giocato e per questo sto già pensando alla partita di domenica. Cercheremo di prendere qualche calciatore mirato per poter far bene”.

Sul piano tecnico, Stravato non sarà più il trainer del Gallipoli dopo le dimissioni rassegnate. Il nuovo tecnico dovrebbe arrivare presto e De Benedictis ne traccia l’identikit: “Domani dovrebbe arrivare il nuovo tecnico, abbiamo in piedi diversi contatti. Siccome stiamo parlando di una squadra giovane dobbiamo sposare una causa della linea verde, un mister che trasmetta la grinta e la forza giuste a questi ragazzi. C’è bisogno di una buona iniezione di fiducia e di sprone. Ma il nome non lo dico ora perché sarebbe controproducente. Stiamo iniziando a mettere insieme tutti i cocci, e non si tratta di un lavoro fattibile in pochi giorni. Noi abbiamo ora l’esigenza calcistica di affrontare la gara di domenica cercando di andare a fare a risultato. Io sono ottimista, perché a me non piace perdere. Mi piace il calcio spettacolare, voglio gente motivata e che si faccia apprezzare. Già da domani arriveranno dei rinforzi”.

Loreto Stravato, ormai ex tecnico del Gallipoli, ha concluso la conferenza stampa specificando, dopo dei ringraziamenti, i motivi delle sue dimissioni: “Volevo ringraziare sia il presidente che il direttore Allegro, perché con lui e De Rose abbiamo condiviso tutte le sofferenze e le pochissime gioie di questo periodo. Ho conosciuto due persone senza le quali a quest’ora non si parlerebbe del Gallipoli. Quello che mi ha aiutato a prendere questa decisione sono state le voci circolate dopo la partita con l’Isola Liri, che mi accusavano di essere un indagato per calcio scommesse, di essere stato prelevato, a fine gara, e portato in caserma dai carabinieri per un interrogatorio perché si erano registrati dei flussi anomali di scommesse nel Lazio in favore dell’Isola Liri, partita che non era nemmeno quotata. Qui ne vale l’onorabilità mia e soprattutto dei ragazzi; chi sta nel calcio sa benissimo che la partita non se la gioca solo l’allenatore dalla panchina ma anche i ragazzi in campo. Quindi la decisione di dimettermi l’ho presa per tutelare l’onorabilità dei ragazzi che sono scesi in campo, di Silvio Allegro e di Alessandro De Rose”. C’è anche un motivo strettamente personale che ha spinto l’allenatore pontino a lasciare il Salento: “Mia mamma è anziana e non posso permettermi di restare qua, perché penso che la mamma per ognuno sia la cosa più preziosa al mondo. In due giorni mi ha telefonato almeno dieci volte domandandomi cosa stesse accadendo e di tornare a casa. Ho pregato il presidente di accettare le mie dimissioni, anche perché andrò via comunque. Anche i ragazzi in campo in campo mi hanno chiesto di rimanere, ma non cambio idea, non me la sento. Gli episodi accaduti in questi giorni mi hanno fatto capire tante cose e portato a prendere questa decisione con la consapevolezza però che Gallipoli è una città che ama il calcio e lo sport”.

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