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Racchette Beach TennisLECCE (di Italo Aromolo) – Il boom estivo delle spiagge salentine ha portato nuova linfa a tutte le attività locali. Insieme a stabilimenti balneari e esercizi commerciali, anche il mondo dello sport non è passato indifferente all’ondata di popolarità che ha avvolto la penisola negli ultimi anni. A trarne giovamento non poteva che essere quello che è lo sport da spiaggia per antonomasia: il beach tennis. Per conoscere meglio i connotati di una disciplina sempre più in ascesa, nell’ambito della nostra rubrica sugli sport impropriamente detti “minori”, abbiamo intervistato Marcello Calicchia, istruttore di beach tennis dal 2009, e la figlia Miriam, atleta 19enne con diverse vittorie di tornei regionali e nazionali alle spalle.

L’istruttore Marcello Calicchia spiega le origini italiane del beach tennis: “È uno sport decisamente minore, non praticato a livello olimpico, che nasce sulle spiagge dell’Emilia Romagna. In Puglia si è diffuso prima nel tarantino, e poi man mano nel Salento. In provincia di Lecce, nel periodo estivo, si gioca a San Cataldo e a Ugento: ogni lido ha la sua associazione sportiva dilettantistica, che prevede il tesseramenteo per la FIT, la Federazione Italiana Tennis. La FIT provvede ad organizzare dei tornei federali con relativi premi. Alcuni sono aperti a tutti, altri sono limitati ad alcune categorie, comunque non esistono di solito limiti territoriali, per cui ad un torneo in Puglia può partecipare anche un atleta del Veneto. In Italia ci sono solo 10 professionisti, che ogni settimana partecipano a tornei mondiali, con in palio montepremi anche di 5-10 mila euro. Tranne queste rarità, ovviamente, il beach tennis non permette di vivere di sola attività agonistica. E’ uno sport a cui possono giocare tutti, in alcuni tornei partecipano anche centinaia di persone. Si gioca a coppie, in genere si ha un compagno fisso ma saltuariamente può anche cambiare. E’ uno sport di coppia: è davvero rarissimo trovare qualche torneo che preveda la sfida in singolo”.

Il Calicchia senior illustra la differenza con il tennis: “La differenza principale sta nel fatto che la palla non può toccare terra, si gioca tutto al volo. Le regole sono sostanzialmente uguali a quelle del tennis. La rete è piu alta, pari a un metro e settanta, il net non esiste e c’è una sola battuta. Anche le racchette sono di natura diversa, di grafite. In caso di parità, non si va ai vantaggi come nel tennis ma esiste il cosiddetto killer point: chi segna quello vince”.

Soprattutto nel periodo estivo, il beach tennis è molto praticato: “Lo spirito è quello giusto” – sostiene il trainer leccese, appartenente alla categoria 3.2 – “C’è una grandissima aggregazione che vede centinaia di persone in spiaggia attorno a una pallina. Purtroppo per me che sono istruttore è difficile reperire la materia prima, i ragazzi. E’ un attività limitata a quei due mesi estivi: in inverno non si riesce a fare altro, i ragazzi preferiscono giocare a calcio o a pallavolo. Il problema principale è l’assenza di strutture per l’inverno, per costruirne una servono tanti soldi, qualche imprenditore può anche investire, ma il capitale rientra lentamente e gli investitori sono da questo scaraggiati. La passione non è sufficiente, davanti alle difficoltà economiche può non bastare”.

Beach tennisLa giovane campionessa Miriam Calicchia racconta come è nata la passione per il beach tennis in famiglia: “Fin da piccola ho giocato a tennis, avevo quindi delle basi per il beach. È nato tutto per caso, abbiamo visto qualcuno che ci giocava e abbiamo provato. Ho inserito un po’ del mio tennis, della mia pallavolo, più qualche allenamento saltuario con papà ed amici. Allenamenti in senso stretto ne ho fatti pochi, ci si allena giocando e sempre e solo per divertirsi. È più facile del tennis, a livello fisico è mostruoso, perché sulla sabbia devi correre moltissimo, a quaranta gradi, e difatti le partite sono brevissime, con un solo set da sei game. Se dovessi consigliare perché fare beach tennis? È uno sport che si pratica al sole, all’aria aperta, ti abbronzi, si ride, ti diverti, ti fa crescere di testa. Uno degli aspetti più belli” – sostiene la giovane atleta di categoria 3.1 – “consiste nella possibilità di conoscere gente di ogni parte d’Italia, che magari viene a giocare dalla Sicilia, dall’Emilia, dalla Sardegna. Massimo in un week-end si chiudono i tornei, per cui se hai un attività lavorativa puoi esercitarla durante la settimana e poi la domenica ti rilassi sui campi da beach tennis. Tra gli aspetti negativi, mi associo circa l’assenza di strutture per la pratica invernale: a Lecce abbiamo due sole strutture, i centri sportivi ‘Outline’ e ‘Pala Beach’. In Emilia, però, si svolge una vera e propria attività didattica, grazie a 20-30 campi affiancati con attrezzatissime strutture”.

Parlare di momenti più e meno belli della carriera per Miriam è relativo, l’importante è divertirsi: “Il momento piu bello? Premesso che ho praticato beach tennis sempre e solo per divertirmi, ma sicuramente la scorsa estate ho vissuto il periodo più entusiasmante della carriera. Magari ho giocato di meno ma ho dato di più, anche come forma fisica. L’anno scorso siamo andati a Monopoli per partecipare alla tappa di un circuito nazionale: ho vinto il femminile con una ragazza di Taranto, contro ogni pronostico. Siamo arrivati primi classificati e abbiamo vinto ‘ben’ 70 euro (scherza e sorride, ndr). Purtroppo questi sono i premi in denaro, anche se, ad onor del vero, il corrispondente premio maschile era molto più alto. La soddisfazione maggiore l’ho avuta quando abbiamo battuto in semifinale la sorella di Flavia Pennetta, mentre in finale abbiamo sconfitto un ex campionessa del mondo. Abbiamo avuto molta grinta e in questo sport la grinta e la testa sono fondamentali”.

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