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serie ALECCE (di Pierpaolo Sergio) – Verona-Roma apre il campionato di calcio di Serie A 2015/2016. L’astinenza (solo presunta) di calcio giocato è finalmente terminata. Almeno stando all’opinione di quanti cercano di indorare la pillola a milioni di italiani che piuttosto sono alle prese con l’ansia da rietro dalla ferie e con i soliti problemi economici degli ultimi anni. Eppure, c’è ancora chi enfatizza l’avvio di una nuova stagione agonistica. Soliti titoli, solite facce, soliti slogan delle pay-tv a caccia di nuovi utenti da “fidelizzare” a suon di euro da riversare poi nelle casse dei club più fortunati, proprio quelli che militano nella massima serie e, in calando, in Serie B.

Evviva! Ricomincia il solito tran tran annuale, con l’insopportabile sfilza di polemiche, osannanti interviste, moviole a prova di frazione di secondo e chi più ne ha più ne metta che ci accompagneranno fino a maggio 2016. Ma davvero si vuol far credere che questo calcio sia ancora credibile? È dura da digerire la realtà per chi è a capo del “giocattolo”. I numeri parlano chiaro: le presenze negli impianti sportivi sono in calo, le disdette degli abbonamenti a Sky o Mediaset Premium non fanno dormire sonni tranquilli ai rispettivi manager che si contendono fino all’ultimo cliente da tenere lontano dalla naturale casa di ogni tifoso, ossia gli stadi. Ma tant’è. The show must go on e bisogna pure essere credibili nell’affermarlo. Ecco allora che i titoli nei tg nazionali si sprecano per l’avvio della Serie A, servizi giornalistici su carta stampata, internet ed ogni altro mezzo di comunicazione cercano di perpetuare lo sport nazionale degli ultimi 20 anni che, si badi bene, non è più il calcio, ma fare il lavaggio del cervello a quanti più utenti-spettatori sia possibile.

Eppure i tempi sono cambiati. L’opinione pubblica non è più cieca o sorda davanti l’ennsima estate di scandali puntualmente annacquati ad arte affinché il baraccone-calcio non affondi definitivamente. Il procuratore federale che pare avere le valigie ormai in mano, cioé il famigerato Stefano Palazzi ha provato ad imperversare ed a rovinare le vacanze di chi se le è potute permettere o l’amaro e forzato restare in città a sorbirsi i vari “Dirty soccer” o “I treni del gol“.

Parte il 114° campionato della storia, l’84° a girone unico. Numeri importanti, certo, ma il solo pensare a quando quello italiano era davvero il torneo più seguito ed affascinante del mondo mette tristezza. Non erano tutti santi allora e non sono tutti diavoli oggi. Vero, però andatelo a raccontare a quei milioni di disaffezionati che crescono anno dopo anno e che riversano pian piano le proprie attenzioni anche verso altre discipline o alla miriade di supporters che hanno la propria squadra del cuore nelle serie di nessuno quali una Lega Pro sempre più allo sbando e tutte le categorie inferiori che si sento, a giusta ragione, figli di un Dio minore

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