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curva nordLECCE (di Italo Aromolo e Diego Frigino) – Come evidenziato nell’analisi pubblicata nel gruppo facebook “Passione Lecce“, terminata la prima fase della campagna abbonamenti dell’U.S. Lecce, i numeri sembrano aver ampiamente premiato la scelta della società di proporre una finestra a tariffe agevolatissime, il cui risultato finale garantisce da un lato degli introiti per il momento non inferiori a quelli degli ultimi anni (leggi qui) e dall’altro quello di avere uno stadio pieno ad ogni partita casalinga. Quando manca tutta la seconda fase di vendita e dunque con ampi margini di miglioramento, il botteghino dice 5.404 abbonamenti e il risultato è davvero un successo clamoroso in una piazza dove storicamente i tifosi si nutrono di biglietti se le cose vanno bene e dove una sola volta in 108 anni si è superata la soglia dei 10.000 abbonati, in occasione della prima storica stagione in Serie A. Non è così scontato, però, che per il solo fattore dei prezzi bassissimi si potessero raggiungere questi numeri, in fondo il Lecce dovrà giocare pur sempre in Lega Pro e con un ambiente depresso da 4 anni di delusioni continue. In questo senso il lavoro della nuova società nel trasmettere progettualità, sicurezza, professionalità ha contribuito a riaccendere speranze ed entusiasmi probabilmente ancora di più degli stessi prezzi allettanti. Se il numero in sé è immediatamente significativo (2 volte e mezzo la quota dell’anno scorso e ben 1.200 in più della media spettatori totali dell’intera stagione), appare opportuno sottolinearne ulteriormente la rilevanza proponendo degli opportuni confronti storici.

Curva Nord giallorossaNELLA STORIA DEL LECCE – Prima che un successo su scala nazionale, il nuovo corso rappresenta una presa di coscienza dello stesso popolo giallorosso sulla propria forza: una tifoseria data per disinnamorata, un bacino d’utenza all’apparenza ridimensionato e tante vicende extra-calcistiche avevano fatto credere che un certo tipo di tifo, soprattutto a livello numerico, a Lecce non lo si sarebbe più visto. Invece no, il Salento si è svegliato dal torpore e ha deciso di prendersi una rivincita contro il suo recente passato: il dato dei 5.405 va reinterpretato anche in ottica della diserzione che negli ultimi anni ha letteralmente fatto crollare le presenze al “Via del Mare”. Basti pensare che, a partire dal 2002, ovvero nel decennio più prolifico della storia del club, è stata superata la quota odierna soltanto in quattro campionati di Serie A. Il record del periodo preso in considerazione appartiene alla stagione 2005/’06, quando i residui dell’entusiasmo per la salvezza targata Zeman portarono in dote ben 8.603 abbonamenti; nelle due stagioni immediatamente precedenti si toccò una quota non poco inferiore (7.289 nell’anno di mister Rossi e 7.173 in quello del boemo) e quindi plausibilmente raggiungibile dai numeri attuali, soprattutto se anche nella seconda fase di vendita la società dovesse attuare delle iniziative volte ad abbattere i costi. L’ultima vera ondata di tifo che ha colorato lo stadio leccese è stata forse quella dell’estate 2008, quando l’atto di fede di 5.703 sostenitori fece seguito all’appassionante promozione dell’allora squadra di mister Papadopulo.

Poi il vuoto, nel vero senso della parola con riferimento ai settori dello stadio: il dato dei 3.905 della stagione di Serie A 2011/’12, ad esempio, è riportato dal sito stadiapostcards.com come il peggiore degli ultimi dieci anni di storia del massimo campionato italiano. Non certo un primato di cui farsi vanto, che va di pari passo con i 4.059 della stagione precedente (sempre in Serie A) con Gigi De Canio in panchina. È stato invece abbattuto il picco massimo di abbonati in Lega Pro (2.878 nel primo anno), come pure il record cadetto dei 3.420 sottoscriventi nell’era Papadopulo.

Andando ancora più indietro nel tempo, non mancano le sorprese. Persino l’era di mister Carletto Mazzone ha lasciato tristemente a desiderare per numero di abbonati: negli anni d’oro in cui il Lecce sconfiggeva la Juventus, mandava il Torino in Serie B e raggiungeva il miglior piazzamento di sempre in Serie A (9° posto nell’88/’89) furono sottoscritte soltanto 5mila tessere. Peggio ancora nella stagione di Serie A 1990/’91: l’arrivo di un tecnico esordiente come Zbigniew Boniek non servì a scuotere il popolo giallorosso e non si sfondò nemmeno il muro dei 3mila fedelissimi. Complessivamente, nei 15 campionati di massima serie disputati dal Lecce la quota attuale è stata superata soltanto in 10 occasioni: sono però destinate al pronto sorpasso le stagioni 1993/’94 e 2008/’09, quando furono fatti registrare poco più di 5.500 abbonati.

STAGIONE ABBONATI LECCE
2002/’03 2.699
2003/’04 7.289
2004/’05 7.173
2005/’06 8.603
2006/’07 3.326
2007/’08 3.420
2008/’09 5.703
2009/’10 2.503
2010/’11 4.059
2011/’12 3.905
2012/’13 2.878
2013/’14 2.219
2014/’15 2.228

NEI CAMPIONATI PROFESSIONISTICI (dal 2002/03 ad oggi) – Nelle ultime 13 stagioni il numero di abbonati raggiunto finora è stato superiore a quello di tutte le squadre di Serie C in ben 6 occasioni, in altri 6 casi sarebbe stato da secondo posto mentre nella sola stagione 2005/’06 sarebbe equivalso a un terzo posto dietro mostri sacri come Napoli (13.738) e Genoa (15.355). Si tratta inoltre del miglior risultato assoluto dell’intera Lega Pro dal 2010/11 (Hellas Verona 7.958) e si classifica al 9° posto assoluto dalla stagione 2002/’03, superato solo da grandissime piazze ritrovatesi in terza o quarta categoria per sfortunate congiunture storiche. Particolarmente clamoroso il dato della Florentia Viola (Fiorentina) perché unico caso riferito alla quarta serie (allora C/2).

POS.

SQUADRA STAGIONE NR ABBONATI
1 NAPOLI 2004/’05 19.065
2 FLORENTIA VIOLA 2002/’03 16.648
3 GENOA 2005/’06 15.355
4 NAPOLI 2005/’06 13.738
5 VERONA 2009/’10 10.455
6 VERONA 2007/’08 9.635
7 VERONA 2010/’11 7.958
8 VERONA 2008/’09 7.890
9 LECCE 2015/’16 5.404

Negli ultimi 5 anni tra tutte le squadre di Lega Pro soltanto Salernitana e Perugia hanno superato con la media generale degli spettatori (abbonati + paganti) il solo dato abbonati del Lecce di quest’anno. Nell’ultimo triennio il Lecce ha disputato 51 partite casalinghe in campionato, superando i 5.404 spettatori (abbonati + paganti) in 8 occasioni (appena il 15% del totale), in particolare 5 volte il primo anno (vs Trapani, Entella, Carpi, Portogruaro e San Marino), 2 il secondo anno (vs Frosinone e Perugia) e una sola nel terzo anno (vs Salernitana).

sciarpata Curva NordMa se può sembrare facile per una piazza come Lecce reperire numeri importanti rispetto all’attuale categoria, anche un confronto con i dati della Serie B per la medesima finestra temporale dimostra come la città voglia fortemente essere all’altezza di palcoscenici più prestigiosi. Negli ultimi 13 anni, infatti, i nostri 5.404 abbonati si sarebbero sempre piazzati tra il 2° e il 7° posto anche in Serie B, risultando praticamente sempre superiori a quelli di almeno 16/17 squadre ogni anno. La passata stagione soltanto Bari (11.019), Catania (10.270), Bologna (9.571) e Perugia (7.219) hanno fatto meglio, ma più in generale le sole squadre che hanno superato il dato di Lecce sono sempre state le “nobili decadute” di turno dalla serie A, come Sampdoria, Napoli, Bologna, Torino, Genoa, ecc. Volendo osare un ultimo confronto anche con i numeri della Serie A, naturalmente si va a competere con città e squadre troppo più grandi ed importanti, ed è sempre stato così anche nei tempi d’oro di Jurlano e Semeraro, tuttavia è significativo evidenziare come nelle ultime 13 stagioni di serie A ci sono sempre state di media un paio di squadre che hanno totalizzato meno di 5.404 abbonamenti (nell’ultima stagione, per esempio, il Cagliari 4.059).

Il territorio dunque ha risposto alla grande, da piazza da alta serie B che strizza l’occhiolino alla massima serie, la società sta muovendosi con decisione e competenza cercando di costruire un organico in grado di conquistare sul campo il salto di categoria, la stampa, i social network e più in generale l’ambiente sembrano finalmente attraversare un periodo di “pax sociale” dopo almeno un decennio di laceranti divisioni e veleni, insomma l’impressione è che da un periodo di crisi si stia creando quella giusta alchimia che può favorire i risultati sportivi, così come saranno proprio questi ultimi ad alimentarla oppure a dissolverla nuovamente, come sempre è stato e sempre sarà nel calcio.

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