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PAOLO PAGLIARO FI
Paolo Pagliaro

LECCE – Paolo Pagliaro, dell’Ufficio di Presidenza di Forza Italia, torna a parlare dei dati dello Svimez che ha fotografato in maniera preoccupante la realtà socio-economico di una delle zone più belle d’Italia. L’editore salentino fa un’analisi precisa e lucida della situazione del Sud sempre più impoverito dalle dissennate politiche poco attente al territorio e propone le sue soluzioni, e ci tiene a precisare che “Lo Svimez ha scattato una foto deprimente del Mezzogiorno, stretto nella doppia morsa della crisi demografica ed economica. E non è da Sud ‘piagnone’, come sgarbatamente inteso da Renzi. La questione meridionale esiste e risolverla rappresenterebbe un primo passo per il riscatto dell’intero Paese”.

“Mi piace ricordare – aggiunge – che il governo Berlusconi ebbe un’idea felice, puntando sul Piano di Azione e Coesione, di concerto con l’Ue,  e superando l’assistenzialismo spicciolo con cui il Sud non è riuscito a fare, negli anni, nemmeno un passo in avanti. Un piano che non è stato più sfruttato, nella sua chiave strategica, dagli ultimi governi nazionali. La crisi demografica è figlia di quella economica e questo è un dato ineccepibile: i giovani non mettono su famiglia perché non hanno i soldi per farlo, né una stabilità (almeno potenziale) per il lavoro futuro. E, dunque, il nostro generoso territorio assiste inerme alla fuga verso lidi più fortunati dove i nostri giovani sono i nuovi migranti. Come fare a capovolgere le proiezioni? Sembra banale, ma è solo creando un mercato del lavoro di nuovo attrattivo e non saturo, e il lavoro si crea con le imprese. Attenzione, però, a non cadere nel tranello in cui finì anche Prodi: quando, ovvero, lo Stato dava dei soldi alle imprese che aprivano stabilimenti da noi e che oggi chiudono i battenti determinando la desertificazione industriale. Quindi, non è con questa diversa forma di assistenzialismo che si creano nuovi orizzonti. Le leve fiscali sono un ottimo incentivo: meno tasse per chi decide di insediarsi qui, ma le assonnate  e sprecone Regioni devono fare la loro parte sul fronte della semplificazione burocratica. Non posso sottacere, a questo punto, la forza della proposta di riordino istituzionale e territoriale del Paese che sostengo da tempo, con nuove Regioni omogenee, tutte uguali, a statuto autonomo in grado di autodeterminarsi e finanziarsi meglio per la vicinanza tra centri di spesa e territori. Ci sono proposte che non hanno avuto seguito, sebbene funzionali, come la No Tax Area in zone particolari. Così come sarebbe giusto, in un sistema di federalismo fiscale, far beneficiare delle tasse i territori in cui si svolge concretamente l’attività e si produce reddito e non quelli dove l’azienda ha sede legale (il solito tranello!). Questa che è sempre stata una criticità si trasformerebbe in una grande opportunità per il SUD. Se il must, quindi, è la riduzione delle tasse, il sostegno al mondo dell’impresa non può non passare anche dal rapporto con il sistema bancario: abbiamo bisogno che gli istituti tornino alla loro funzione sociale, concedendo liquidità alle aziende che vogliono resistere e investire per crescere. Ma anche le grandi imprese quasi tutte del Nord, o ancor più  le multinazionali, devono fare la loro parte. Non si può sfruttare i territori, depauperarne la qualità dell’ambiente per poi, portare i ricavi e pagare le tasse altrove, o addirittura chiudere la baracca e insediarsi in altri Paesi.
Ci sono esempi eccellenti, dall’Ilva alle raffinerie dell’Eni. Anche perché, bisogna sottolinearlo, il mezzogiorno ha una grande potenzialità di crescita partendo proprio dal suo paesaggio straordinario e dalla sua cultura che si traduce nel turismo. L’eco sostenibilità sarebbe una declinazione perfetta per lo sviluppo del territorio, anche riducendo i passaggi nella filiera agricola con prodotti a ‘chilometro zero’ da commercializzare anche nei centri commerciali della grande distribuzione. Il Sud deve poter competere alla pari: anche per le infrastrutture siamo indietro e aprire grandi cantieri sembra un vago ricordo del passato. Ed anche sul fronte dell’esistente c’è carenza di programmazione (basti pensare alle stazioni portuali, che stentano a recuperare nonostante la posizione strategica, e alla chimera dell’alta velocità). C’è chi, invece, guarda più al fenomeno specifico delle famiglie, proponendo misure di sostegno. A mio avviso sono assolutamente inutili: possiamo prevedere il quoziente familiare, ma se nessuno nel nucleo ha un reddito da lavoro non si sposa a prescindere. Sono le imprese a poter darci una speranza in questa direzione e ribaltare una diagnosi mortale che lo Svimez ha giustamente diffuso. Come per suonare la sveglia ad una politica renziana che finge di non sapere da che parte andare. Un ultimo particolare, che particolare non è: il Sud, per rialzarsi, ha bisogno anche di uno Stato che faccia sentire la sua forza nei territori compressi dalla mancanza di legalità. Per questo –conclude Pagliaro- i costanti tagli degli ultimi governi alle forze dell’ordine appaiono una pericolosissima regressione per zone delicate e sempre esposte alla criminalità nel nostro Paese”.

 

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