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allenatori US LecceLECCE (di Italo Aromolo) – In tuta o giacca e cravatta? Il prepartita di un allenatore di calcio è anche questo, se è vero che per andare in panchina ci vuole un certo stile. Nel gioco delle parti, un tecnico che non si identifica con un “personaggio” è come se rendesse di meno, limitandosi ad essere un mero distributore di indicazioni tattiche. Per infondere grinta, furore o calma serve ben altro: può bastare una cravatta per ricordare alla squadra la tranquillità di un secondo tempo tutto da giocare, o una tuta sportiva per spronare all’arrembaggio ragazzi allo stremo delle forze. La moda, insomma, gioca la sua buona fetta di importanza nell’industria del calcio. Pare che il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, si sia preso la briga di accompagnare personalmente il neo-tecnico Sarri in una sartoria per fargli cucire addosso il completo ufficiale del club: “Giacca e cravatta, mister: dobbiamo mantenere un certo profilo”. Con grande rammarico dell’ex tecnico dell’Empoli, uomo di campo che della tuta più che un modo di vestire ne aveva fatto un modo d’essere.

Anche a Lecce, illustri esponenti dei due filoni hanno alimentato il dilemma dell’abbigliamento, cioè in quali vesti presentarsi in panchina e sala stampa.

Carletto MazzoneGUERRIERI IN TUTA – Nessuno si azzardi a separare Alberto Cavasin dalla sua tuta. “Guerriero mi avete visto in campo e guerriero mi vedrete in panchina” era solito ripetere l’ uomo che allenò i giallorossi all’inizio degli anni Duemila per ribadire il suo fastidio nell’indossare abiti formali in campo. Stesso look per Giampiero Ventura: il tecnico ligure oggi lo si vede quasi esclusimente in giacca nera e camicia bianca, ma a Lecce in molti lo ricorderanno con quella tuta blu griffata Asics che è stata sua inseparabile compagna di viaggio nella cavalcata dei salentini verso la Serie A a metà degli anni ‘90. Il tempo deve averlo imborghesito, al contrario di un altro highlander dei tecnici italiani come Carletto Mazzone. Il tecnico romano preferisce un abbigliamento casual, che meglio incarna il suo carattere sanguigno: era in tuta quando faceva la celebre corsa sotto la curva dei tifosi dell’Atalanta per festeggiare il gol del suo Brescia, come pure in abiti sportivi lo si è sempre visto nelle ultime esperienze a Bologna e Livorno. A Lecce, però, il suo marchio di fabbrica è stato molto più ricercato, ovvero una giacca con cravatta appena visibile sotto il più classico dei pullover. Forse non è un caso che Pep Guardiola, dichiaratamente suo grandissimo estimatore, si acconci nella stessa inconfondibile maniera per le partite del Bayern Monaco. I più recenti allenatori della storia del club salentino, infine, sono stati assoluti amanti dello sportswear: Dino Pagliari non conosce gli eccessi di formalità e ama apparire per come è, cioè semplice, verace e genuino. Stilisticamente parlando: in tuta. Lo stesso capo d’abbigliamento che, di colore grigio e a inserti giallorossi, ha indossato praticamente in tutte le gare ufficiali mister Alberto Bollini, abbinandolo spesso ad un simpatico cappellino blu con sopra raffigurato il logo del club.

Eugenio FascettiGENTLEMAN DA GIACCA – L’immagine di Zdenek Zeman a braccia conserte che, in giacca e cravatta, osserva Lecce-Parma alle spalle della propria panchina ha contribuito a creare il mito di un allenatore che fa discutere anche nel modo di vestire: il tecnico boemo porta più frequentemente il completo elegante del giubbone da campo, forse per darsi quel tono di apparente distacco e superiorità che caratterizza tipicamente il suo modo di seguire le partite. E mentre Nedo Sonetti è uno di quei tecnici che la tuta l’ha indossata solo e soltanto in allenamento, mister Eugenio Fascetti era legatissimo ad un pullover verde a rombi, poi sostituito da un cappotto-portafortuna nella sua esperienza leccese. Serse Cosmi studia il modo di vestirsi quasi al pari degli avversari: grande amante di sciarpe e occhiali da sole, i suoi gilet hanno fatto scuola quasi al pari della coppola un po’ demodè che sfoggia immancabilmente in ogni partita. Più classico Gigi De Canio, che tra una giacca e l’altra si è concesso qualche paltò nero e poco altro: la tuta è sempre stata abolita dal guardaroba del tecnico materano, specialmente quando a Lecce il ruolo di allenatore-manager gli richiedeva una certa signorilità nelle pubbliche apparizioni. Tra gli ultimi arrivati, citiamo Franco Lerda come esempio perfetto dell’allenatore “aziendalista”: la tipica giacca nera e camicia bianca indossate nelle gare ufficiali rappresentano idealmente l’idillio tecnico e umano che il tecnico di Fossano ha sempre avuto con i dirigenti della famiglia Tesoro. Ultimo non per importanza ma solo per ordine di arrivo, mister Antonino Asta. L’allenatore di Alcamo si è presentato alla stampa tirato in giacca e cravatta ma è stato più che chiaro a riguardo: “Oggi è un giorno particolare e ho vestito elegante, ma non mi vedrete così per il prosieguo del campionato. Sono un uomo da tuta”.

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