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calcio senza confiniLECCE (di Gabriele De Pandis e Tommaso Micelli) – A Lecce, città di frontiera tra le culture solo quando si tratta di fare spot, integrazione e soprattutto sport pubblico sono quasi sempre aspetti trascurati dalle amministrazioni. Parliamo dello sport vero, quello fatto di sorrisi, passione e sudore, finalizzato non tanto all’agonismo ed alla celebrazione del gesto tecnico, quanto all’uscita da quella pericolosa ghettizzazione morale che una mancata integrazione comporterebbe in un centro dalle tipicità poco temperate come quelle del capoluogo salentino. Calcio Senza Confini, torneo di calcio a 8 giunto ormai quest’anno alla settima edizione, si pone proprio quest’obiettivo esaltando, più che l’aspetto meramente calcistico, la convivialità da mettersi in atto preferibilmente in ambienti pubblici della città da riqualificare, come era fino a qualche anno addietro l’ex OPIS che finora è stato sede del torneo. Il forte significato dell’ex Ospedale Psichiatrico era legato anche alla mission di Calcio Senza Confini che è quella di dare un altro volto a luoghi simbolo del degrado e dell’emarginazione sociale.

Lo stop – Poche ore dopo il primo, gremitissimo week-end di questa nuova edizione, è arrivata come una doccia fredda tramite il profilo Facebook del torneo la comunicazione che ha gelato tutti: “Amici e compagni è con immenso dispiacere che comunichiamo di aver deciso di interrompere l’esperienza di Calcio senza confini 2015. Purtroppo non ci sono più le condizioni per continuare. Domani pomeriggio con un comunicato più approfondito vi daremo maggiori dettagli riguardo la decisione presa. Nel frattempo vi ringraziamo per il sostegno avuto in ogni edizione. Saluti antirazzisti!”. Poi il chiarimento: “Purtroppo le ragioni che ci hanno portato a questa decisione sono tante e per primi stiamo soffrendo per questo, comprendiamo che questo torneo è troppo importante per tutti noi, vi chiediamo scusa ma non vogliamo far morire i nostri valori e pensieri, pertanto c’è la promessa che con l’impegno di tutti si potrebbe continuare altrove, noi ci stiamo lavorando già si accettano proposte, l’Opis era la nostra casa quando la terra rossa ci sporcava adesso non ci appartiene più e francamente così come è diventato non ci piace più!”. Il comunicato annunciato in un primo momento è stato, almeno inizialmente, sostituito da un’assemblea pubblica in cui tutti coloro che hanno preso parte più o meno attivamente alle varie edizioni dell’iniziativa, hanno dato vita ad un dibattito da cui è emersa una soluzione provvisoria: almeno per quest’anno il torneo, probabilmente, si adatterà alle logiche dei privati ma non è ciò che conta in questo momento.

calcio senza confiniI fatti – I motivi che stanno alla base della vicenda sono stati esposti nel corso dell’incontro. Il campo da calcio di proprietà della Asl leccese è stato affidato con regolare contratto ad una scuola calcio che, durante la scorsa estate, a fronte di una concessione di utilizzo, ha effettuato dei lavori di riqualificazione installando un campo da gioco di una qualità tale da non permettere di giocare, stando alle perizie commissionate dalla stessa scuola calcio, a giocatori con un peso superiore ai 50 chilogrammi. Altra condizione sarebbe stata il rimborsare eventuali danni al terreno di gioco con un risarcimento di 45.000 €, cifra proibitiva vista la scarsissima qualità del terreno di gioco in cui l’erba sintetica, come dimostrato nel corso dell’assemblea, a stenti aderisce al terreno. Inoltre, tale spesa è ovviamente insostenibile in un’ottica di autofinanziamento.

Un’opportunità– Senza entrare nel merito della vicenda, l’episodio rappresenta una valida occasione per riflettere sulla condizione dello sport in generale (e del calcio in particolare) a Lecce. Il privato che cerca di incrementare i margini di guadagno fa solo il proprio legittimo interesse ma ciò che, seppur legittimo, non risulta giusto è l’atteggiamento di chi permette al privato di entrare in possesso di strutture pubbliche a tal punto da sottrarle all’utilizzo dei cittadini, soprattutto in una città povera di impianti sportivi qual è Lecce. Sono centinaia le persone che ogni week-end partecipano al torneo che proprio quest’anno aveva assunto uno spirito ancor più sociale chiedendo alle squadre partecipanti di organizzare iniziative sociali di pubblica utilità. Calcio Senza Confini è un contesto in cui il diverso esiste e non è migliore o peggiore, si vive al suo fianco vedendolo come un’occasione e non come un pericolo.

spartak lecceNon solo calcio– Tale situazione, tra l’indifferenza generale dell’amministrazione comunale, rischia di privare la città di un importante motore per l’integrazione sociale, contro ogni tipo di barriera, in un’epoca in cui sport sta diventando sempre più sinonimo di élite sociali, un’epoca dove si può fare pratica sportiva solo dietro (lauti) pagamenti, dove lo sport è mercé di interessi che trascendono sempre più dall’aspetto ludico ed educativo. Recuperare lo scopo sociale della pratica sportiva potrebbe essere un volano per l’esistenza di una comunità più matura, avulsa da ogni tipo di pregiudizi. Calcio Senza Confini, nel corso degli anni, ha abbracciato tutte le frange di questa città (e non solo) costruendo attorno ad un campo da calcio una serie di eventi culturali e musicali che hanno dato alla nostra città un tipo diverso di convivialità sportiva, differente da quello più convenzionale che forse si vuol trasmettere, un po’ anche perdendo le radici profonde di ciò che si è costruito in una realtà di frontiera, emigrazione e pregiudizi.

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Lo Spartak Lecce

Quale sport a Lecce?– Il discorso di base è un po’ più ampio e riguarda il declino dello sport leccese, non solo per il Lecce Calcioche è in Lega Pro ma soprattutto per le strutture che mancano e le tante squadre che stanno morendo nell’indifferenza generale (per informazione chiedere ai tanti appassionati di pallacanestro il numero delle strutture pubbliche a Lecce per praticare la palla a spicchi); le stesse squadre che in passato hanno raccolto dalle periferie tanti ragazzi permettendo ad alcuni di arrivare sul tetto del mondo con un pallone al piede passando per la squadra più rappresentativa della città: il Lecce. La nostra era una città dove negli anni passati la pratica sportiva era più che diffusa. Basti pensare solamente alle innumerevoli squadre minori che affollavano le categorie minori, quasi un torneo cittadino per numero di compagini impegnate, sodalizi che a loro volta gestivano importanti serbatoi giovanili utili soprattutto a costruire le personalità . Questo gonfalone è retto oggi dallo Spartak Lecce, squadra pronta a giocarsi la vittoria del campionato di Terza Categoria al terzo anno di attività, gestito secondo le logiche dell’autofinanziamento dal basso che l’hanno portata ad avere un numeroso seguito fatto soprattutto da gente che crede che, anche oggi e prima di ogni successo sportivo, “un altro calcio è possibile!” In un periodo di transizione per il nostro territorio, salvare simili cuori pulsanti di un’aggregazione fatta “dal basso” dovrebbe rappresentare lo scopo primario delle politiche sportive. Soltanto con la collaborazione di tutti, ma proprio di tutti, un altro calcio diventerebbe veramente possibile…

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