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Lorenzo Legari, capitano del Gallipoli

GALLIPOLI (di Gabriele De Pandis)- Studiare per diventare una bandiera a casa, nel proprio stadio e davanti ai propri tifosi con il quale si condividevano tante emozioni sui gradoni, e farlo in un anno difficile dove il Gallipoli sta facendo sorridere i tifosi dopo un salto a piè pari ad evitare la caduta nel baratro. Lorenzo Legari, capitano del Gallo, è il condottiero di una squadra che finora, dopo aver portato la nave nel sicuro porto della salvezza, sta conducendo molteplici gare, anche contro il passato, per cercare di dare tinte ancor più lucide a quest’annata. Domenica, al “Conte” di Pozzuoli, proprio Legari ha firmato la vittoria jonica con una doppietta che in tre minuti ha steso la Puteolana, rendendo vana anche la controffensiva campana nei minuti finali.

Come è stata la partita di domenica? Ti aspettavi di decidere il match dopo la vittoria col Potenza?

“Non me l’aspettavo di essere il man of the match domenica. È stata una partita difficile, con un primo tempo abbastanza scialbo, senza emozioni; una contesa tra due squadre che si stavano solamente studiando, giocata su un campo in cattive condizioni con pochissima erba, sembrava un terreno in terra battuta. Dopo la prima frazione andata via così, nel secondo tempo ho beneficiato di questa deviazione fortunosa della barriera e, poco dopo, su un colpo di testa di un difensore della Puteolana loro sono saliti mentre Gianmarco Rizzo è stato bravo a servirmi, sfruttando al meglio l’occasione eludendo il fuorigioco”.

Cos’è successo dopo lo 0-2?

“Eh, dopo ci siamo un po’ addormentati, c’è stato l’episodio del rigore e poi abbiamo colpevolmente regalato delle azioni alla Puteolana, che poteva pareggiare prima con Babù e l’altra con Izzo. Tutto sommato però abbiamo ripreso a giocare sufficientemente, le occasioni loro sono arrivate solamente su dei nostri ‘regali’”.

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Il momento della punizione vincente di Legari a Potenza (frame video FC Potenza)

Hai trovato il secondo gol su calcio piazzato, specialità dove regna il genio di mister Mangiapane. C’è una personale gara tra voi due?

“Cerco sempre di imparare da lui. Il merito delle mie soluzioni balistiche è suo per due motivi: prima di tutto perché mi dà fiducia e poi perché in allenamento non faccio altro che osservare lui, un giocatore dalla tecnica infinita. Quando col Potenza, prima di metterla dentro, mi sono avvicinato al pallone pensavo ad un’altra punizione, tirata alle stelle a Taranto ed a quante me ne dice il mister in allenamento (sorride, ndr); lui, da fuori, mi ha fatto cenno di inquadrare la porta, e io, senza pensieri e timori, ho confezionato quel gol”. 

Lo 0-3 a tavolino di Bisceglie-Monopoli riduce il distacco dalla zona play-off? Pensate a questo obiettivo?

“Non ci pensiamo. Da quando è arrivato mister Mangiapane in panchina non ci siamo posti obiettivi, né retrocessione né play-off; abbiamo cercato di ragionare partita dopo partita, provando a fare più punti possibili, e per adesso stiamo raccogliendo i frutti di ciò che abbiamo seminato. Pensiamo solo a noi, abbiamo la fortuna di avere un gruppo stupendo, questo ci porterà lontano”.

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Lorenzo Legari in azione contro il Francavilla in Sinni

Col Manfredonia si prospetta una partita tra due squadre in palla, tranquille sul piano delle classifica e toniche…

“Sicuramente. Noi non prenderemo nessun impegno alla leggera pensando ‘siamo già salvi’ e ‘come va va’, non è nella nostra mentalità. Per quanto mi riguarda è la partita più difficile, affrontiamo una squadra che sta risalendo la china come noi, la compagine che ha fatto più punti nel girone di ritorno. Saranno 90’ duri, ma se in campo metteremo quello che abbiamo sempre messo in questi ultimi appuntamenti il Manfredonia al ‘Bianco’ avrà vita dura”.

La salvezza, al di là da come andrà questo finale di stagione, è già il primo successo di questo gruppo. A chi la dedichi, da capitano?

“Prima di tutto, senza essere egoista, la dedico a me stesso. Sono passato da una società ad un’altra, ed in quello spazio ‘vuoto’, ho trascorso delle settimane veramente brutte dove andavo al campo, non trovavo nessuno e tornavo a casa per chiudermi in camera a piangere; pensavo ‘…e adesso cosa faccio’, l’indomani andavo al campo trovando solamente i tifosi; proprio per tutto questo la dedico prima di tutto a me. Dall’altra parte la dedico ancora di più ai miei compagni, perché nessuna persona a dicembre avrebbe scommesso un euro su di noi. Infine, la dedico ai tifosi, quelli veri, i famosi ‘pochi ma buoni’”.

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