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sport minoriLECCE (di Italo Aromolo) – Leggerezza corporea e profondità intellettuale nei colossi che si dimenano su un ring. Potere delle arti marziali, che, come diceva un grande karateka come Roberto Baccaro, rappresentano il mezzo e non il fine con il quale abbiamo deciso di cambiare qualcosa dentro di noi. Non è da meno il Jiu Jitsu brasiliano, arte marziale basata sul combattimento a terra che sfrutta tecniche di controllo e sottomissione. Nell’ambito della nostra rubrica sugli sport impropriamente detti “minori”, siamo stati alla palestra “Salento Fitness & Wellness” di Lecce, sede degli allenamenti della “Shark Team Academy”, i primi nel Salento a praticare il Brazilian Jiu Jitsu e le MMA (Arti Marziali Miste) a livello professionistico. Per conoscere meglio i connotati di uno sport che solo negli ultimi anni sta venendo alle luci delle cronache nazionali, abbiamo intervistato l’istruttore e fondatore del team, Francesco Mazzotta, e il co-istruttore Jacopo Madaro, tra l’altro atleta ai massimi livelli nazionali e internazionali

10962069_10204892692190727_260570166_nIl lottatore Jacopo Madaro spiega in cosa sostanzialmente consiste il Jiu Jitsu Brasiliano: “Il Jiu Jitsu Brasiliano è una branca delle MMA, un acronimo che significa arti marziali miste e sta indicare tutti un tipo di combattimento che prevede una combinazione di Striking (pugni, calci) Takedown (proiezioni) e Ground fighting/Grappling (lotta a terra). Il Jiu Jitsu Brasiliano – spiega il quattro volte campione d’Italia – prevede soltanto la lotta a terra con o senza il kimono. È un arte marziale e, secondo il fondatore, è l’arte da combattimento più efficace per strada perché, portando a terra l’avversario, si eliminano alcuni pericoli a cui si è esposti quando si sta in piedi. Esiste solo il controllo dell’avversario e le varie finalizzazioni (strangolamenti e leve articolari a braccia e gambe); a differenza delle MMA non è previsto il K.O. poiché non esistono le percussioni. Consiglierei ad un ragazzo di fare Jiu Jitsu Brasiliano perché ti insegna a conoscere il tuo corpo come nessun altro sport. Infatti, tutti vengono in palestra per fare MMA, perché è la moda del momento e non vogliono sentire parlare di BJJ, perché ovviamente si sentono sicuri ad usare pugni e calci, mentre il kimono non è… fashion. Ma appena capiscono che molte volte pugni e calci non servono e che puoi annullare gli attacchi dell’avversario semplicemente portandolo a terra, dove non si sa muovere, tutti vogliono imparare a lottare!”

Il fondatore Francesco Mazzotta si sofferma sul significato delle parole Jiu e Jitsu: “Il Jiu Jitsu Brasiliano viene chiamato anche ‘arte soave’ e in sostanza prevede che una persona meno dotata sul piano fisico possa avere la meglio su una più robusta, perché una volta che l’avversario è a terra subentrano due cose: la forza di gravità, per cui uno più pesante ha più difficoltà nel muoversi a terra; in secondo luogo la tecnica, molto basata sulla biomeccanica. Si vince semplicemente per sottomissione, quindi puoi avere la meglio su un avversario senza neanche colpirlo, nel momento in cui chiede la resa. Da insegnante, la soddisfazione maggiore è quando in palestra vengono quei ragazzini che magari, come spesso accade, soffrono di bullismo a scuola o hanno problemi in famiglia. È gratificante far uscire il loro lato migliore, renderli più uomini, più sicuri. La prima cosa che insegniamo ad un ragazzo che si approccia a questo tipo di arte marziale è il rispetto. Quando si entra in palestra non si grida, non si dice “non ce la faccio”, non si risponde al maestro”.

10966592_10204892693310755_898933312_nIn Salento come in Italia il Jiu Jitsu Brasiliano è un movimento in forte ascesa: “Quando abbiamo iniziato noi, circa sei anni fa, – continua l’istruttore Francesco Mazzotta – nessuno sapeva cos’era il Jiu Jitsu Brasiliano. Noi dello ‘Shark Team’ ci riteniamo a buon ragione i pionieri del Jiu Jitsu Brasiliano nel Salento. Soltanto adesso stanno emergendo altre palestre, ma molte lo praticano per moda. C’è molta improvvisazione, gli insegnanti delle altre arti marziali si professano maestri di Jiu Jitsu sol perché è il business del momento. Attualmente siamo l’unica società professionistica in tutto il Salento. Dal punto di vista della visibilità, nel resto d’Europa la situazione è largamente migliore: in Italia per i tornei internazionali si superano abbondantemente i 1000 partecipanti, con una discreta cornice di pubblico; a Lisbona, dove si svolge una delle gare più importanti dell’anno, ricordo i palazzetti stracolmi, si raggiungono anche i 20mila spettatori per una competizione di Jiu Jitsu. Per quanto riguarda le MMA invece in Italia siamo ancora agli albori, mentre negli Stati Uniti è il quarto sport nazionale, ci sono incontri dell’organizzazione più famosa al mondo, la UFC (Ultimate Fighting Championship) dove c’è il sold-out tre ore dopo la stampa dei biglietti, e gli eventi si tengono negli stadi più importanti al mondo”.

Mazzotta fa un breve excursus sulle origini storiche delle MMA: “E’ uno sport dalla storia millenaria. Ufficialmente nasce insieme alla fondazione dell’UFC, quindi meno di 30 anni fa, ma gli incontri interstile per capire quale fosse l’arte marziale migliore si fanno da sempre. Secondo alcune fonti era praticato in Grecia già secoli avanti Cristo. Prima si chiamava Pancrazio, dal greco “pan” e “cratos” che significa ‘tutta forza’: i soldati greci lo praticavano per prepararsi alle battaglie. Alessandro Magno si dice fosse un grandissimo combattente di Pancrazio. Questa disciplina ha fatto parte delle Olimpiadi per circa mille anni, ma poi con le Olimpiadi moderne è stata esclusa per la troppa irruenza e crudeltà. Bene così, io da appassionato di arti marziali spero sempre che il mio sport non entri a far parte delle Olimpiadi, perchè il business lo snaturalizzerebbe”.

Il co-istruttore Madaro spiega come si tratti di uno sport per tutte le età: “La fascia media è sui 15-20 anni per le MMA, ma ci sono anche tanti 40-50enni che vengono a praticare il Jiu Jitsu Brasiliano senza voler fare gare, ma solo per il tipo di allenamento che ti sa dare, che ti fa stare molto bene con te stesso a livello psico-fisico. Non prevede le percussioni e non te ne vai a casa col naso rotto. Ti fa star bene fisicamente e rende il corpo elastico. Molti ragazzi lo fanno per moda, magari vedono i film ‘Never back down’ e vengono qua con l’intenzione di fare MMA. Ipotizzando che ci siano 50 iscritti nuovi, una decina continuerà ad allenarsi fermamente e con convinzione, gli altri 40 molleranno. Fare MMA non è per tutti, il Jiu Jitsu Brasiliano lo è”.

10965837_10204892692590737_1062657221_nIl giro di soldi attorno al Jiu Jitsu non è così imponente da pregiudicare gli aspetti più sani e autentici di questo sport: “Per adesso – continua Jacopo Madaro, 24 anni compiuti a dicembre – l’ambiente è piuttosto pulito, siamo in ottimi rapporti, anche di amicizia, con quasi tutti i team d’Italia. I lottatori di tutta Italia, quando vengono a trascorrere le vacanze in Salento l’estate, si portano il kimono e si allenano con noi. Gente che viene dall’Inghilterra, dalla Germania, dalla Spagna ci scrive su Facebook per allenarsi. Come società ci stiamo ingrandendo, siamo sicuramente molto conosciuti in Italia. Dai 4 allievi di qualche anno fa siamo arrivati agli oltre 80 di oggi: e nelle varie categorie riusciamo sempre a piazzarci sui gradini più alti del podio”.

In conclusione, Jacopo traccia un bilancio della sua carriera tra i momenti più e meno entusiasmanti: “Il momento più bello – afferma il lottatore, che ha all’attivo 4 campionati italiani e anche un primo posto al campionato europeo e un secondo e un terzo posto ai campionati mondiali di Pankration – è stato quando a marzo scorso sono arrivato sul podio in una gara internazionale di BJJ a Torino: è stato un traguardo che mi ha inorgoglito perchè ho incontrato avversari davvero molto forti. Il periodo più difficile? Subito prima della stessa gara di Torino: persi un incontro a causa di un errore arbitrale, ed è stato difficile risollevarmi, non volevo più fare MMA, ma volevo solo dedicarmi alla lotta a terra. A mente fredda, e soprattutto dopo il bel podio di Torino, ci ho ripensato e sono ripartito. Sono un vincente e non mi piace perdere”.

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