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20150226_91706_Appunti13LECCE (di Massimiliano Cassone) – Cento anni di storia sporcati dal fango di una malaugurata idea. La sensazione per un tifoso del Lecce è simile a quella di un cultore dell’arte che assiste inerme allo sfregio  della “Gioconda”. Tutto nasce da quel derby giocato il 15 maggio 2011 e vinto dal Lecce per 2-0 nello stadio barese. Leggendo le 70 pagine della sentenza si ha la sensazione che la beffa più grande sia stata compiuta proprio ai danni del Lecce, sia come squadra che come tifosi. Uno degli attori principali di quella commedia tutta italiana, Masiello, è tornato in campo a giocare, in serie A, gli altri sono a piede libero e il Lecce è in Lega Pro…

Come spiega il giudice monocratico di Bari, Valeria Spagnoletti, nelle motivazioni della sentenza (con cui il 27 novembre scorso ha condannato a 1 anno e sei mesi di reclusione e al pagamento di 10mila euro di multa Semeraro e l’imprenditore salentino Carlo Quarta, a 9 mesi di reclusione e cinquemila euro di multa Marcello Di Lorenzo, amico dell’ex calciatore biancorosso Andrea Masiello),  l’allora presidente del sodalizio calcistico salentino, Pierandrea Semeraro,  è stato “l’effettivo contraente in nome e per conto del quale è stata conclusa la combine”, sborsando 200mila euro a Masiello e compagni ed utilizzando come intermediario l’amico Carlo Quarta. La gara però fu giocata regolarmente ed in realtà Masiello raggirò per ben due volte il Presidente del Lecce in quanto non fece nulla per alterare il risultato, ottenuto sul campo dal Lecce, dato che nessuno dei suoi compagni accettò di partecipare all’imbroglio.

Una grande vittoria questa per l’orgoglio dei tifosi anche se non ripaga di certo di tutte le sofferenze che si sono poi susseguite. Va detto anche che questa è una sentenza storica perché i tifosi, che si erano dichiarati parte civile, saranno risarciti con 400 euro a testa.

Giuseppe Milli
L’avv. Giuseppe Milli

Abbiamo contattato l’avvocato Giuseppe Milli che ha rappresentato 71 tifosi, e da lui, noto e stimato professionista leccese e storico tifoso del Lecce, ci siamo fatti raccontare le sue sensazioni.

Avvocato, le vittorie, oltre che per i tifosi, sono due anche per  lei: sia per aver ridato dignità a quel pomeriggio così importante per il Lecce, sia per aver ottenuto un risarcimento storico per i 71 supporters che ha rappresentato come parte civile. Si ritiene soddisfatto oppure c’è dell’altro che avrebbe sperato di ottenere?

«Premetto che ho avuto altri avventurosi compagni di viaggio al mio fianco in questa esaltante (professionalmente parlando) esperienza, in particolare il collega e amico Francesco Calabro ideatore insieme a me del principio cardine che ha permesso, per la prima volta in Italia, di essere ammessi quali parti civili i tifosi di calcio. Questo principio chiamasi “danno da passione rovinata” teorizzato da noi e recepito dal Tribunale anche in sentenza (vedesi le ultime 5 pagine) in sede di riconoscimento del risarcimento. Mi ritengo, per rispondere alla domanda, soddisfatto per aver contribuito a rendere Giustizia in una vicenda che vedeva offesa un territorio (il Salento) ed una città (Lecce) per altrui condotte delittuose. Avrei sperato pertanto di non trovarmi solo a combattere, mi riferisco alle Istituzioni “grandi assenti” che per bocca dei loro massimi esponenti, proprio in questi giorni, sbandierano interesse per i colori giallorossi ma che in quell’occasioni sono stati latitanti».

Che effetto fa rivedere in campo Masiello, attore principale di questo scempio sportivo, ed il Lecce ancora in Lega Pro non per demeriti sportivi ma per la volontà di pochi?

 «Io rispetto sempre le sentenze dei Giudici. Masiello è stato abilmente difeso e si è giovato di benefici dettati dall’esigenza di farlo “parlare”. Per questo, se Masiello ha scontato la sua “pena” sportiva, è giusto che ritorni a giocare. Piuttosto non è giusto che Egli non risarcisca in sede penale i tifosi per via del rito prescelto. Ma stiamo pensando di convenirlo in giudizio civile».

Cosa ci insegna tutta questa storia? Qual è la morale alla fine di tutto?

«Nel Calcio moderno non c’è morale, pagano i poveri e trionfano i ricchi. Un esempio? Pensate solo che Masiello ha patteggiato con pena sospesa una pena inferiore a due anni, i tifosi che accendono un fumogeno allo stadio in segno di esultanza rischiano una pena di poco inferiore oltre a daspo per svariati anni con obbligo di firma. Intelligenti pauca…»

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