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indexSiamo esattamente dieci anni dopo legge Sirchia, che vieta il fumo nei locali pubblici: la legge era entrata in vigore infatti il 10 gennaio 2015. Un passaggio storico per la tutela della salute in Italia, promosso dall’allora ministro Girolamo Sirchia, poi imitato in diversi paesi europei e non solo, celebrato anche dal ministero della Salute, che definisce la legge 3/2003Tutela della salute dei non fumatori” “forse la pià conosciuta ed apprezzata dai cittadini italiani”. Grazie a questa legge ed al costante impegno del Ministero della Salute e del Servizio Sanitario Nazionale per la prevenzione del tabagismo e delle patologie correlate al fumo, in questi dieci anni, fa notare il ministero, sono stati ottenuti risultati importanti come la diminuzione del 18% della prevalenza dei fumatori (dal 23,8% del 2003 al 19,5% del 2014 secondo i dati ISTAT), la riduzione dei ricoveri per infarto del 5% ogni anno, la diminuzione del 25% delle vendite dei prodotti del tabacco.

I risultati positivi ottenuti dall’entrata in vigore della legge sono stati resi possibili anche per l’ottima accettazione della legge da parte degli italiani (il 95% la ritiene utile e il 90% pensa che sia rispettata) e per l’azione di supporto alla sua applicazione e di monitoraggio svolta dal Ministero e dal Corpo dei Carabinieri per la Salute. Ad oggi i NAS hanno compiuto oltre 35.800 controlli in tutta Italia, presso diverse tipologie di locali e solo il 5,8% di tali ispezioni ha portato a contestare un’infrazione; di queste solo il 2% sono state relative a presenza di persone che fumavano dove non consentito, mentre il 3,8% ha riguardato la mancata o non corretta apposizione dei cartelli di divieto.

Le iniziative di prevenzione e promozione della salute collegate al programma “Guadagnare salute” e ai diversi Piani nazionali e Regionali di Prevenzione che si sono sviluppate nel corso di questi 10 anni, coinvolgendo con progetti locali tutte le Regioni Italiane, hanno contribuito ai risultati raggiunti, insieme con le attivita’ di comunicazione per tutelare i non fumatori, per prevenire l’iniziazione dei giovani al fumo e per promuovere la cessazione da parte di tutti i fumatori, in particolare delle donne in gravidanza e allattamento.

Se, tuttavia, confrontiamo i pur importanti risultati ottenuti dall’Italia con quelli dell’Europa, fa notare il ministero, osserviamo che molti Paesi hanno fatto piu’ e meglio del nostro e nella classifica dei paesi più impegnati nella lotta al tabagismo siamo scesi dall’8avo posto nel 2007 al 15esimo nel 2013. L’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’ambito del Piano d’azione globale per la prevenzione della Malattie croniche, ha fissato l’obiettivo della riduzione di un ulteriore 30% della prevalenza dei fumatori entro il 2025: per raggiungerlo l’Italia dovrà impegnarsi di più.

E’ stata ampliata la tutela dei giovani attraverso la legge che ha vietato il fumo anche negli spazi esterni di pertinenza degli istituti scolastici e l’innalzamento ai minori di 18 anni del divieto di vendita dei prodotti del tabacco. C’è bisogno, tuttavia, di una maggiore consapevolezza dei danni del fumo e di un’azione più incisiva e coordinata da parte di tutti gli attori e portatori di interesse coinvolti, come, ad esempio, il Ministero dello Sviluppo Economico e quello dell’Economia. Seguendo le indicazioni della Convenzione Quadro OMS per il Controllo del Tabacco (approvata nel 2005 e diventata legge in Italia nel 2008), potrebbe, ad esempio, essere perseguito un aumento costante dei prezzi delle sigarette (anche di quelle “fai da te”) ed essere consentita la destinazione diretta di una piccola parte delle tasse sul tabacco (basterebbe lo 0,1%) ad azioni di prevenzione.

 

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