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ciboTriste, ma vero: il reddito disponibile delle famiglie italiane è tornato ai livelli di 30 anni fa. Questo quanto emerge dal Rapporto di Confcommercio sui consumi. Nel 2014 il reddito è stato di 17.400 euro (come nel 2013), nel 1986 era di 17.200 euro. Nel corso dell’ultimo anno tutte le categorie e le funzioni di consumo sono state penalizzate e sottoposte a un’attenta revisione da parte delle famiglie. Le diminuzioni più sensibili hanno interessato i pasti in casa e fuori casa (-4,1%) e in particolare l’alimentazione domestica (-4,6%), i viaggi e le vacanze (-3,8%) e la cura di se’ e la salute (-3,5%), al cui interno si è registrata la netta flessione della spesa per abbigliamento e calzature (-6,3%) sottolinea Confcommercio nel Rapporto.

In poco più di 20 anni i consumi degli italiani sono cresciuti complessivamente soltanto del 12,3% e questa crescita è dovuta esclusivamente alla dinamica positiva dei servizi. Lo comunica la Confcommercio nel suo rapporto dell’ufficio studi sui consumi. La debolezza della domanda interna deriva, secondo Confcommercio, essenzialmente dai consumi di beni che sono fermi da oltre un ventennio.

I consumi pro capite, tra il 1992 e il 2014 , mostrano uno sviluppo in termini reali inferiore al 6%. Escludendo gli affitti imputati tale variazione cumulata scende a poco più del 4%. Secondo Confcommercio, la virata strutturale della domanda verso i servizi si riflette nella costante crescita della quota di spesa destinata alla fruizione dei servizi. Nel 2013 la spesa dei servizi ha raggiunto il record del 53% dei consumi. Al contempo si conferma il trend crescente delle spese destinate ai consumi di beni e servizi obbligati, sale al 41% sul totale dei consumi la quota delle spese incomprimibili (nel 1992 era il 32,3%). Lo rende noto Confcommercio nel suo rapporto sui consumi e spese obbligate. Crolla l’acquisto di beni commercializzabili, passato dal 51,4% del 1992 al 39% del 2014. Tra gli obbligati, sottolinea Confcommercio, in poco piu’ di 20 anni e’ cresciuta significativamente la spesa per l’abitazione (passata dal 17,1% al 23,9%).

“I dati diffusi da Confcommercio confermano in pieno quanto denunciamo da anni: la grave perdita del potere di acquisto delle famiglie ed il conseguente calo dei consumi, persino di quelli piu’ necessari” dicono Federconsumatori e Adusbef in una nota. Molto vicini anche i numeri: secondo quanto recentemente rilevato dall‘Osservatorio Nazionale Federconsumatori, infatti, il potere di acquisto delle famiglie dal 2008 ad oggi è diminuito di ben il -13,4%, mentre la spending review delle famiglie, sempre da tale data, ha raggiunto la cifra impressionante di 2.967 euro.
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