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fotomontaggio Davide MoscardelliLECCE (di Italo Aromolo, Carmen Tommasi e Gabriele De Pandis) – Chiamatelo “Bomber”, “Moscagol” o semplicemente il “Mosca”. La sostanza non cambierà: Davide Moscardelli, attaccante vecchio stampo, classe 1980, è l’ultimo colpo di mercato piazzato dal diesse giallorosso Antonio Tesoro per rinforzare il suo Lecce in vista del prossimo campionato di Lega Pro Unica. La società di Piazza Mazzini si è aggiudicata a costo zero (dal mercato degli svincolati) una punta di grande esperienza, che andrà a completare un reparto già ampiamente irrobustito dalla riconferma di Fabrizio Miccoli e dall’arrivo di Gigi Della Rocca.

L’attaccante ha fortemente voluto una piazza calda e passionale come Lecce per rilanciarsi dopo la sfortunata parentesi nel massimo campionato con la maglia del Bologna, con cui ha realizzato appena 2 gol in 26 presenze. In Salento, però, non esporterà solo i suoi gol e la sua voglia di riscatto, ma anche la simpatia del suo ormai popolarissimo mito: il cult della lunga e incolta barba, la sana e spontanea autoironia ed i modi di fare del tutto controcorrente che ne hanno fatto un anti-divo per eccellenza del popolo del web. Andiamo a conoscere a tutto tondo una delle personalità più eccentriche del mondo del calcio italiano. “La mia barba? Me la sono fatta crescere, non mi pare di aver fatto chissà che, e sono diventato un mito. Boh, è qualcosa di più grande di me. Su twitter guadagno 2500 follower al giorno. Mi chiedono magliette da Pordenone a Catania, e ho un ordine di altre 9 da Londra. Si immagineranno chissà che organizzazione, invece siamo io, mia moglie che gestisce tutto, volendo i miei suoceri che impacchettano le spedizioni, un paio di persone dietro al sito e alle pagine social del marchio Flybeard. Tutto qui, non è mia intenzione darmi all’imprenditoria. Quando la taglierò? Se vado in doppia cifra, se centriamo l’Europa League col Bologna, e se riesco a far conoscere la mia barba in America, dove in futuro mi piacerebbe tentare un’esperienza. Si realizzasse tutto, poi potrei pure darci un taglio…”. Così dichiarava un anno fa il neo-bomber giallorosso che sembra una… mosca bianca tra tante creste molto poco punk, tatuaggi o sopracciglia a forma di alette di gabbiano. Invece lui ha scelto il look alla Socrates, compianta icona del calcio brasiliano degli anni Ottanta venuta a mancare nel 2011.

moscardelliLa carriera: oltre 100 gol tra i Pro con la fama di ammazza-grandi. Nato a Mons (Belgio) da genitori romani, Moscardelli muove i primi passi nelle giovanili della Maccarese, club dilettante laziale in cui milita non ancora 18enne tra il 1997 e il 2001. Le successive positive esperienze tra le fila del Guidonia e della Sangiovannese (ben 35 gol in due anni) lo proiettano nel calcio dei grandi, tanto che nell’estate 2003 se lo aggiudica, in Serie B, la Triestina del tecnico Attilio Tesser. La prima stagione tra i cadetti è un bel vedere: 16 gol in 42 partite rappresentano il biglietto da visita di un attaccante fino ad allora mai andato oltre i campi dell’Eccellenza e della Serie C/2. Negli anni a venire, in realtà, la carriera del “Mosca” non decolla come promettevano gli inizi, ma prosegue per quasi un decennio tra i campi di una Serie B medio-alta: con le maglie di Rimini, Cesena e Piacenza accumula 176 presenze, mantenendo una media di circa 10 gol a stagione. Quando la sua ascesa sembra giunta al capolinea, arriva una chiamata del tutto inaspettata dalla massima serie: su consiglio del suo mentore Stefano Pioli (che lo aveva allenato a Piacenza), viene acquistato per 1,5 milioni di euro dal Chievo Verona, squadra con cui debutta nel massimo campionato il 28 agosto 2010: è un battesimo con gol per l’attaccante italo-belga, che a 30 anni realizza la sua prima marcatura in Serie A nella sfida vinta 2-1 contro il Catania. Realizza complessivamente 12 gol in massima serie, guadagnandosi la fama di ammazza-grandi per aver colpito Napoli (la sua vittima preferita con 2 centri), Inter, Roma e Fiorentina. I tre anni clivensi, ad ogni modo, sono condizionati da un grave infortunio al tendine dell’adduttore che lo mette kappaò per quasi una stagione: nel gennaio 2013, completamente guarito, Moscardelli riparte da Bologna dove, nonostante la guida del padre calcistico Pioli, non riesce a dare il suo contributo per evitare la retrocessione del club felsineo tra i Cadetti. Sotto le due Torri, passa la scorsa stagione, iniziata benissimo con il gol alla prima giornata; il 30 giugno 2014 scade però il suo contratto rossoblù ed è libero di accasarsi alla corte del Lecce, la sua bestia nera contro cui non ha mai realizzato un gol in 8 sfide.

MoscardelliCollocazione tattica. La stazza di 185 cm. per 80 kg. farebbe pensare ad una classica prima punta che gioca spalle alla porta; in realtà “il Bomber” esprime il meglio di sé quando viene schierato come seconda punta alle spalle di un “ariete”. Sebbene possa essere impiegato anche come attaccante esterno (a destra o a sinistra, è mancino ma usa entrambi i piedi), la collocazione ideale nel del 4-2-3-1 tanto caro a mister Lerda potrebbe essere quella di trequartista avanzato o di punta centrale. Per caratteristiche tecniche è paragonabile, con le dovute proporzioni, a Zlatan Ibrahimovic: un attaccante che, nonostante il fisico imponente, riesce a svariare con grande mobilità su tutto il fronte d’attacco per inventare assist per i compagni. Specialista nel battere le punizioni e pericoloso sui calci d’angolo proprio come l’ex attaccante di Milan e Juventus, è altrettanto capace di sopraffini giocate realizzative. Dando uno sguardo ai numerosi video dedicatigli su YouTube, se ne possono apprezzare sinistri vincenti a giro, conclusioni al volo da fuori area e slalom ubriacanti tra le difese avversarie.

Moscardelli in Val D'AostaIl mito e gli aneddoti: diffondi la barba. Attorno alla sua folkloristica barba si è generato un fenomeno mediatico di portata nazionale: Davide Moscardelli piace perché è il simbolo di chi incarna un anti-divo, che vive il calcio non secondo i canoni di bellezza e di apparenza, ma semplicemente con il sorriso sulle labbra e la battuta sempre pronta. E lui, auto-ironico e sarcastico, si è calato perfettamente nella parte: su Twitter scherza continuamente con i suoi followers (raggiunta una certa quota di fan, ha esclamato: “Pensa se giocavo!”), ritraendosi all’ingresso di una sala da barba con ben impressa la scritta “Non mi avranno mai…” o pubblicando brevi video su sue “insolite” giocate (una rovesciata in piscina –VIDEO – o un colpo di testa in una casetta per bambini – VIDEO). La semplicità della sua barba è sbarcata anche sul mercato con la linea d’abbigliamentoFlybeard”, il cui logo riprende proprio la barba e la mosca: tra i capi più gettonati, le magliette coi messaggi “Diffondi la barba” e “All you need is beard” (trad. “Tutto ciò di cui hai bisogno è la barba”). Ma “MoscaGol” è impegnato anche nel sociale: in febbraio si è fatto promotore della campagna “Diamo un calcio all’omofobia”, utilizzando i lacci color arcobaleno per gli scarpini da gioco contro le discriminazioni omosessuali.

Così, tra il serio ed il faceto, il degno erede dei vari barbuti Lupatelli, Gattuso & Co. ha conquistato decine di migliaia di utenti sul web che ne celebrano le (ipotetiche) gesta nei modi più pittoreschi e divertenti possibili: chi gli ha dedicato la copertina del celebre videogioco di calcio Fifa, chi ha ideato la divertente pagina sull’enciclopedia satirica Nonciclopedia, chi lo ha inserito nella top ten dei “Calciatori Brutti”, per non parlare delle decine di pagine in suo onore sui social network (ad esempio, “Davide Moscardelli – il bomber” e “L’importanza di chiamarsi Moscardelli”) e degli altrettanti video che ironizzano sul suo mito (come “Moscardelli – Leggenda incompleta” e “Moscardelli – Io sono leggenda”).

Una considerazione finale è bene fare per accogliere nel migliore dei modi il nuovo attaccante del Lecce: attaccante, appunto, nato e cresciuto per fare gol. Non una macchietta da Bar dello Sport o un fenomeno da operazione-simpatia (come in molti, forse troppi, amano dipingerlo) ma, prima di tutto, un calciatore integro a tutti gli effetti, un professionista serio e preparato, pronto a dare il massimo per riportare a suon di gol il Lecce nel calcio che conta. Ovviamente… in barba ai gufi.

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