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Leccezionale Mondiale 2014LECCE (di Gabriele De Pandis)- La forza d’urto della Germania nel prossimo Mondiale, il desiderio di emergere del Portogallo, l’ardente voglia di riconferma del Ghana e la smania di crescita degli Stati Uniti. Il Gruppo G si presenta come uno dei raggruppamenti più interessanti e pieni di spunti. La Germania, quando si tratta di fare sul serio in una fase finale, non ha bisogno di molte presentazioni: i tedeschi inseguiranno il loro quarto mondiale con il lavoro di un gruppo che è composto dallo zoccolo duro presente dal 2006, all’ultima occasione iridata, e dalle giovanissime interessanti nuove leve del calcio teutonico, sempre più veloce e fantasioso sulla trequarti offensiva. Appena dopo i panzer, c’è il Portogallo di Cristiano Ronaldo che, dopo il trionfo in Champions League con la maglia del Real Madrid, cerca la consacrazione definitiva a livello internazionale, passando dal rango di squadra bellissima da vedere, ma poco concreta, a “big” del football mondiale. Dietro al duo di giganti europei, è interessante il Ghana, alla ricerca di un altro exploit mondiale dopo i Quarti di finale di Sudafrica 2010, con la semifinale sfuggita soltanto ai calci di rigore per mano dell’Uruguay. Il gruppo G sarà poi chiuso dagli Stati Uniti, non più cenerentola del Mondiale come qualche decennio fa, ma una spanna sotto le altre tre pretendenti al passaggio del turno.

GERMANIA okGERMANIA– Non c’è Mondiale senza una Germania pronta a far paura a tutti, e Brasile 2014 di certo non rappresenterà alcuna eccezione. La Germania sbarcherà in Sudamerica con il solito, poco pesante ormai per le larghe spalle dei teutonici, appellativo di favorita quantomeno per le prime quattro posizioni. La “Die Mannschafft” sarà composta da un gruppo eterogeneo ma allo stesso tempo tarato tecnicamente al punto giusto: ai senatori della nazionale Lahm, Schweinsteiger, Klose (alla ricerca del gol nella quarta manifestazione mondiale dopo aver siglato reti a Corea-Giappone 2002, Germania 2006 e Sudafrica 2010), Mertesacker e Podolski si aggiungono le ormai mantenute promesse del calcio teutonico Gotze, Kroos, Muller (al secondo mondiale) e Draxler, elemento intento ad assaporare il grande calcio da molti anni nonostante abbia solo 20 anni. Non ci sarà Marco Reus, bloccato per 3 mesi a seguito di una distorsione alla caviglia con interessamento ai legamenti. Il c.t. Joachim Loew, in sede di convocazioni, ha dovuto apportare dei tagli eccellenti alla rosa dei 23: se sembra normale l’esclusione di Ter Stiegen, futuro portiere del Barcellona, a favore del trio Neuer (Bayern Monaco)-Weidenfeller (Borussia Dortmund)-Zieler (Hannover), non appare altrettanto chiara, ma soltanto sulla carta (legittima la giustificazione sulla poca tenuta fisica dopo i due infortuni), quella di Mario Gomez, escluso anche dalla prima selezione dei 30. Senza l’ariete della Fiorentina e con “Miro” Klose pronto a mettere la sua firma a partita in corso, l’attacco tedesco potrebbe abbracciare la soluzione “spagnoleggiante” del finto centravanti, con Mario Gotze (Bayern), Lukas Podolski (Arsenal) e André Schurrle (Chelsea) pronti a vestirsi da punta. Mesut Ozil, trequartista offensivo e ago della bilancia del centrocampo tedesco, cercherà con la maglia della nazionale il giusto riscatto dopo la sua prima stagione in Premier League vissuta in chiaroscuro. Ai lati dell’ex Real Madrid la velocità di passo e di esecuzione del giallonero Marco Reus e del bavarese Thomas Muller, anche jolly offensivo all’occorrenza, possono mietere vittime in ogni dove. Qualche metro dietro la cerniera di centrocampo, reparto che non potrà contare sull’infortunato Gundogan, formata dalla sostanza di Khedira e Schweinsteiger e dal fosforo di Toni Kroos, sembra dare tanta solidità alla nazionale tedesca. In difesa capitan Phillip Lahm, insidiato da Durm capace già di scalzare il compagno Schmelzer del Borussia rimasto a casa, dovrebbe riprendere il posto sulla fascia sinistra arretrata insieme a Boateng a destra (scambiabile con il jolly Grosskreutz utilizzabile a destra e sulla mediana) ed alla coppia centrale che vede l’esperto Mertesacker, tipico “centrale teutonico” in ricordo di un calcio d’altri tempi, e Mats Hummels, difensore dai piedi buoni in forza al Borussia Dortmund. In seconda battuta il sampdoriano Mustafi, chiamato da Loew per la sostituzione di Reus. La Germania, com’è consuetudine ormai, affronterà il Mondiale armata fino ai denti. Questo mix ben assortito basterà a Joachim Loew per superare lo scoglio della semifinale, magari contro la bestia nera italiana incrociabile solo a quel punto?

Punto di forza: La Germania ha sì una squadra senza un vero e proprio leader in campo superiore ai compagni, ma annovera tutti giocatori formidabili, per fame di successo, duttilità tattica ed esperienza. Il tecnico avrà a disposizione la crème de la crème del calcio europeo, rappresentata dalle stelle di Bayern Monaco e Borussia Dortmund, dominatrici del calcio del Vecchio continente nella scorsa stagione.

Punto debole: La difesa sembra il reparto meno attrezzato dei tedeschi, ben coperti anche nelle alternative in quasi tutte le zone del campo. Hummels viene da una stagione così e così e Mertesacker non sembra dare quella sicurezza “top”. E dietro di loro le alternative dettate dallo spostamento al centro di Boateng e da Howedes e Ginter non sembrano dare maggiori garanzie.

La stella: Mesut Ozil, 25 anni e già due trasferimenti milionari alle spalle. Il turco-tedesco, passato la scorsa estate all’Arsenal dopo tre stagioni al Real seguite all’esplosione di Sudafrica 2010, è un giocatore tecnicamente fantastico ed è il miglior direttore d’orchestra possibile per il coro di talenti offensivi a disposizione di Loew. “Il mago di Oz”, pericoloso anche nel tiro da fuori, ha sempre nelle sue corde la miglior soluzione possibile.

Ranking FIFA: 2^

Miglior piazzamento: Vincitore – 1954, 1974, 1990.

PORTOGALLOPORTOGALLO– Il Portogallo, selezione di palleggiatori funambolici mai accompagnati da una punta di livello pari ai rifinitori. il leitmotiv che da anni accompagna la presentazione della nazionale lusitana si ripete anche in occasione del mondiale brasiliano: il Portogallo soffre ancora paurosamente quando si tratta di mettere la palla dentro, capitalizzando soltanto dopo qualche occasione sprecata a seguito di quote imponenti di possesso palla. Il divenuto ormai scomodissimo ruolo di punta centrale del Portogallo se lo giocheranno Helder Postiga, Hugo Almeida ed Eder, giocatori che, con tutto rispetto, non fanno tremare le gambe ai difensori delle compagini avversarie; Helder Postiga, desaparecido nei suoi sei mesi laziali (5 presenze e 0 gol in biancoceleste) appare favorito sugli altri due attaccanti, rispettivamente appena svincolato dal Besiktas e in forza al Braga. La moria di efficaci soluzioni al centro dell’attacco potrebbe indurre il c.t. Paulo Bento allo spostamento al centro della “stella” Cristiano Ronaldo, non certo una novità (chiedere a Carlo Ancelotti e a Sir Alex Ferguson): CR7 però non arriverà al meglio in Brasile, poiché bloccato da una tendinite rotulea che ne ha impedito l’impiego nelle ultime amichevoli. L’asso del Real Madrid comunque dovrebbe essere regolarmente in campo già nel debutto di lusso del 16 giugno contro la Germania. L’attacco lusitano, Ronaldo-dipendente, conterà anche su Nani: l’esterno alto del Manchester United, impiegabile ambo i lati, rappresenta l’altra soluzione principe dell’attacco portoghese, capace di includere anche Varela del Porto, Viereirinha del Wolfsburg e il 21enne Rafa Silva del Braga, tutti esterni ad alto tasso di pericolosità offensiva. La stagione della resurrezione con il Porto non è bastata a Ricardo Quaresma, solo una meteora nell’Inter di Mourinho, per staccare il biglietto con destinazione Brasile. Il centrocampo di Paulo Bento è altrettanto fantasioso grazie ai piedi buoni della garanzia Joao Moutinho e del regista ex Genoa Miguel Veloso (favorito sul 22enne Carvalho dello Sporting). Il terzetto di mediana sarà poi chiuso da uno tra Raul Meireles (Fenerbahce) e Ruben Amorim (Benfica) deputato a far legna nella zona nevralgica del campo. La difesa della Seleccao das Quintas, comandata dall’eroe della finale torinese di Europa League Beto (in leggero recupero su Rui Patricio), rappresenta un punto di domanda: i madridisti Pepe e Coentrao non sono al meglio, l’ex Siena (ora allo Zenit) Neto e Almeida non hanno ancora quell’esperienza giusta ad alto livello e gli unici elementi di affidamento ad oggi sembrano essere gli over-30 Bruno Alves (32, Fenerbahce) e Ricardo Costa (33, Valencia).

Punto di forza: Il Portogallo arriverà al Mondiale con il solito ruolo di outsider di lusso. Se l’infinito palleggio offensivo riuscirà a essere fruttuoso in termini di reti e se Cristiano Ronaldo sarà capace di vincere le partite da solo, come spesso ha fatto con le merengues, le quotazioni dei lusitani potrebbero salire notevolmente. La nazionale lusitana è un avversario che tutti vorrebbero evitare nello scontro diretto.

Punto debole: Cristiano Ronaldo, spremuto dall’estenuante stagione finita con l’happy-ending della finale di Lisbona contro l’Atletico Madrid, non è al meglio e, almeno all’inizio dovrà essere aiutato dai suoi compagni nei suoi innumerevoli compiti offensivi. Una gestione non attenta di CR7 potrebbe far perdere valore ai lusitani, da sempre alle prese con l’assenza di una punta d’area di livello mondiale.

La stella: La “decima” Champions League regalata al Real Madrid rappresenta il miglior viatico possibile per Cristiano Ronaldo, top-player totale dai numeri impressionanti: 47 reti in 51 partite ed il titolo di capocannoniere della Champions League con 17 segnature sono numeri che confermano lo stato di grazia dell’ultimo Pallone d’Oro. Un mondiale da protagonista, misto al trionfo in Champions, potrebbe definitivamente regalare a CR7 anche il terzo prestigioso titolo individuale.

Ranking FIFA: 3^

Miglior piazzamento: 3^posto – 1966.

GHANAGHANA- Il rigore sbagliato da Gyan all’ultimo istante dei tempi supplementari del quarto di finale dello scorso mondiale tra il Ghana e l’Uruguay ad Accra e dintorni fa ancora brillare gli occhi al popolo ghanese, in quel tempo già pronto a festeggiare la prima squadra africana pronta a sbarcare in una semifinale mondiale proprio in occasione della prima kermesse iridata nel Continente Nero. L’uscita rocambolesca dal mondiale sudafricano non ha comunque rotto il giocattolo del “Brasile d’Africa” ghanese, qualificatosi senza difficoltà a Brasile 2014 dopo la vittoria agevole nel girone contro Zambia (vincitrice a sorpresa della Coppa d’Africa 2012), Lesotho e Sudan e in seguito grazie allo spareggio vincente contro l’Egitto. Le “Black Stars”, guidate da Kwesi Appiah dal 2012, sono la squadra africana più disciplinata tatticamente e con il centrocampo più interessante, anche in prospettiva. Il duo di mediani milanisti Essien-Muntari farà da schermo ad una trequarti offensiva, schierata secondo i canoni del 4-2-3-1, formata da Kevin Prince Boateng, pronto ad agire tra le linee dopo la positiva stagione di Gelsenkirchen, dal 22enne Atsu del Chelsea a destra, debordante in queste stagione passata in prestito agli olandesi del Vitesse, e da Kwadwo Asamoah della Juventus, uomo dai mille polmoni e dai mille tocchi sapienti al servizio delle Black Stars. L’elasticità degli uomini di mediana a disposizione di Appiah si può dimostrare con le molteplici soluzioni possibili: il Ghana potrebbe schierarsi anche con un folto centrocampo a cinque, a supporto di una punta da scegliersi tra Jordan Ayew (Sochaux) e Asamoah Gyan (Al-Ain), che comprenderebbe uno dei giovani “italiani” Badu (Udinese) ed Acquah (Parma). Il tallone d’Achille del Ghana è la difesa, falcidiata anche dall’infortunio di Jerry Akaminko, centrale dell’Erkisehrispor potenziale titolare delle “Black Stars”: nel reparto arretrato i centrali Boye (Rennes) e Sumaila (Mamelo di Sundowns) non hanno l’esperienza dei compagni più avanzati e Mensah dell’Evian a sinistra rimane sempre fuori ruolo (fatta salva la soluzione Mubarak Wakaso) e il promettente terzino destro Opare dello Standard Liegi ha molto da dimostrare a certi livelli. Ripetere l’impresa di quattro anni fa sarà certamente un compito difficile per le “Black Stars” di Appiah, non più una sorpresa del calcio mondiale, ma quasi una certezza.

Punto di forza: Il centrocampo ghanese rappresenta il miglior esempio di quella “scolarizzazione” del calcio africano che molti addetti ai lavori si auguravano a metà degli anni Novanta. Sostanza (Muntari, Essien), tecnicismo e imprevedibilità (Boateng), chilometraggio illimitato (Asamoah) e promesse da lanciare (Atsu in prima linea, poi Badu): la mediana ghanese ha tutto questo.  

Punto debole: L’affidabile schermo del centrocampo non potrà bastare in fase di contenimento: il portiere Larsen Kwarasey avrà davanti una difesa che, sicuramente, potrebbe andare in tilt di fronte alle poderose incursioni offensive di Germania e Portogallo.

La stella: Kwadwo Asamoah, 25 anni e una stagione da padrone assoluto della fascia sinistra della Juventus Campione d’Italia. Rispetto a Muntari, Essien e Boateng arriverà al mondiale carico a molla; la sua versatilità lungo tutto l’arco sinistro dello schieramento ghanese potrà togliere molte castagne dal fuoco al c.t. Appiah e quindi regalare qualche speranza in più di passaggio agli ottavi.

Ranking FIFA: 38^

Miglior piazzamento: Quarti di finale – 2010.

U.S.A.STATI UNITI – La settima partecipazione mondiale consecutiva, decima in totale, della nazionale a stelle e strisce sarà ricordata per lo scandalo dettato dalla mancata convocazione dell’icona del calcio americano Landon Donovan: il capocannoniere della nazionale, con 57 reti, è stato lasciato a casa dal tecnico tedesco Jurgen Klinsmann, in carica dal luglio 2011, nonostante le crociate dei tifosi statunitensi, affezionati al bomber ex Bayer Leverkusen. Il “soccer” è ormai in ascesa verticale negli Stati Uniti, grazie al successo del massimo campionato calcistico USA della Major League Soccer, innalzatasi nel livello tecnico e sempre più popolata da campioni, seppur in fase calante e alla ricerca dell’ultimo contratto di un certo livello (in ultimo Frank Lampard, pronto al trasferimento ai Red Bulls di New York). La nazionale yankee, vincitrice dell’ultima Gold Cup nordamericana, sarà insidiosa in attacco, nonostante l’assenza di Donovan, e “ballerina” in difesa: Clint Dempsey (ora ai Seattle Sounders ed ex Fulham e Tottenham), fautore della qualificazione mondiale statunitense con 8 reti, sorreggerà la prima punta Jozy Altidore, reduce da una stagione incolore con il Sunderland dopo le belle prestazioni in Olanda con l’AZ Alkmaar. Le due punte, seguite a ruota in panca da Wondolowski (San Jose Earthquakes) e Johannsson (AZ), saranno il terminale di un 4-4-2 che a centrocampo includerà una bella varietà di calciatori interessanti. Nel cuore della mediana l’ex Roma Michael Bradley, passato a gennaio ai canadesi (ma impegnati nella MLS statunitense) del Toronto FC, sarà il metronomo e il ruba-palloni della squadra a stelle e strisce; al suo fianco Jermaine Jones del Besiktas potrà dare quel pizzico di tecnicismo in più grazie alla sua esperienze. Sulla fascia destra, dietro a Graham Zusi, leggermente più quotato per la maglia da titolare, gli Stati Uniti potranno contare su una delle promesse del calcio mondiale: Julian Green, 19enne tedesco-americano nato a Tampa, Florida e in forza nelle giovanili del Bayern Monaco con una presenza anche in Champions, ha scelto la nazionalità statunitense ed in Brasile potrebbe già affacciarsi sui palcoscenici del grande calcio. L’augurio degli USA è che Green non ripercorra la parabola di Freddy Adu, debuttante in MLS già a 14 anni, autore di un mondiale under-20 stellare nel 2007 ma poi perso per strada nei meandri del calcio europeo: le sole apparizioni senza incidere con Benfica, Monaco, Belenenses, Aris Salonicco e Caykur Rizespor gli sono valse prima il ritorno in patria coi Philadelphia Union, utile anche a riconquistare (per poco) la nazionale per poi trasferirsi al Bahia, in Brasile. Il reparto arretrato risveglia invece tante preoccupazioni: Howard non si è assodato un portiere affidabile e la difesa è da verificare. La qualificazione agli ottavi di finale sembra un compito difficile ma Klinsmann e i suoi ci credono.

Punto di forza: Dempsey e Altidore, misti alle svariate scelte disponibili a centrocampo, possono essere imprevedibili e pungenti per le difese avversarie, specialmente se i meccanismi di centrocampo si rivelano impermeabili in fase di contenimento.

Punto debole: Chandler, Cameron, Besler e Johnson non rappresentano una cerniera arretrata affidabile, nonostante la tanta esperienza in Europa maturata da tre di loro. In più, se Howard non farà dormire sogni tranquilli agli States, potrebbe essere necessaria la sostituzione con uno tra Guzan dell’Aston Villa e Rimando del Real Salt Lake.

La stella: Michael Bradley, centrocampista di personalità maturato e migliorato nell’esperienza italiana tra Chievo e Roma e poi tornato nella MLS con la maglia del Toronto FC per far coppia a centrocampo con un vecchio volpone come Torsten Frings. Il 26enne di Princetown, New Jersey avrà in mano le chiavi del gioco statunitense e da lui passerà la maggioranza dei palloni da consegnare poi al duo offensivo o alle frecce laterali Zusi, Davis, Green e Beasley.

Ranking FIFA: 14^

Miglior piazzamento: 3^posto – 1930.

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