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10327063_10202589356987655_1515268732_nLECCE (di Carmen Tommasi) – E adesso c’è il Benevento, con tutto l’entusiasmo, la voglia di vincere, di fare bene, di dimostrare che le gambe vanno veloci come sempre e di dare gioia a quei tifosi che hanno dato tanto calore al loro Lecce, alla loro squadra e che domenica, per tutti i 120’ e anche oltre, hanno incitato capitan Bogliacino e soci a battere la matricola terribile Pontedera. E che poi, dopo il “destro magico” di Giuseppe Abruzzese (che è mancino) è scoppiata l’euforia generale, accompagnata anche da lacrime di gioia, liberatorie.

Ieri, quando il “sergente di ferro” Franco Lerda ha deciso di chiudere le porte del “Via del Mare” per far allenare i suoi ragazzi in assoluta tranquillità e lontano da occhi indiscreti, loro, i tifosi, quelle veri, si sono presentati lo stesso in massa allo stadio amico con torce, fumogeni e la voce carica di cori incitanti.  Hanno avuto, così, il benestare del tecnico giallorosso per poter entrare dentro le mura dello stadio leccese per incoraggiare Caglioni e compagni in vista della delicata gara del “Vigorito”, partita non facile, valida per la semifinale d’andata playoff, contro la squadra campana del vincente Fabio Brini, contro l’ex e rinato Fabrizio Melara e contro l’attacco più proficuo del girone B, con 58 reti messe a segno.

I tifosi ci credono anche se la paura, o meglio la tensione, è tanta, quella di patire ancora la sofferenza provata domenica scorsa contro i toscani di Paolo Indiani, ma la gara, questa volta, non è secca; e ieri sera tutto questo dai Distinti Sud lo hanno ricordato gli ultrà al loro Lecce: “Bisogna vincere”, con immensa e indicibile voglia di serie B. Serie cadetta che passa adesso per la doppia gara con il Benevento. Lo sa bene capitan Miccoli, che ieri sera non c’era nell’”invasione” dei tifosi al “Via del Mare” (perché in permesso, ma l’attaccante si era già allenato nel pomeriggio) e ne è consapevole anche il tecnico Franco Lerda che avrà sorriso e alzato le braccia al cielo nel vedere tutto quell’affetto. Eh si, perché “la gente come noi non molla mai”.

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