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primo-maggioLECCE (di Massimiliano Cassone) – È paradossale solennizzare il 1° Maggio,  la “festa dei lavoratori” in una nazione che oramai sprofonda nel limbo del “non è mai tempo”; si è troppo giovani fino ai 30 anni, si è già vecchi a 40 per cercare lavoro. Il tasso di disoccupazione non è allarmante: è agghiacciante; poi possiamo parlare e strumentalizzare tutte le date ed i giorni che vogliamo, ma sembriamo tanti “pecoroni” che non vedono l’ora di uscire a brucare l’erba avvelenata e tossica di un mondo alla deriva. E non si fa nulla per “salvare “ capre e cavoli se non raccontare labili bugie e tirare la coperta da un lato all’altro senza mai pensare che qualcosa rimarrà in balìa del freddo e del vento di un inverno che non sembra non voler più passare.

Gli italiani continuano a disperarsi e, rassegnati, festeggiano tutto. Ma questo non è ottimismo, è lassismo. L’importante è fare vacanza, cavalcare l’onda di un “ponte” lungo ed imprecare contro il maltempo… è infatti colpa del maltempo se non ci divertiremo tra giovedì, venerdì, sabato e domenica. È grave, però festeggiamo. Eppure un tempo si combatteva per i diritti umani, per la dignità lavorativa ora no…

Il lavoro è un diritto sancito dall’articolo 4 della nostra Costituzione che recita testualmente: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

disoccupazione_giovanileVero è, però, che la politica che ha scordato anche gli articoli 1, 2 e 3 della Costituzione come può ricordarne il quarto? Ed ecco perché oggi, nell’anno di grazia 2014, brancoliamo nel buio senza veder la ben che minima luce ma ascoltiamo concerti, quelli del 1° Maggio, ascoltiamo bugie, quelle di tutti i giorni.

Intanto, però, in Italia si parla ancora di qualche vecchietto che non si è arreso all’evidenza del suo tramonto e di qualche giovanotto che confeziona “fumo di parole” e lo libera al vento; nel bel mezzo c’è un comico che ci ricorda che non c’è più nulla da ridere… Nessuno ad ogni modo che riesca ad indicare una via maestra da percorrere per uscire da questo tunnel di negatività che ha tolto dignità al popolo italiano, in particolare a quello che si ritrova a vivere (laddove non sia già emigrato altrove…) nel Sud dell’Italia. Eppure l’articolo 1 ricorda a tutti che il popolo è sovrano. Ora invece, tra un “selfie” e l’altro è soltanto spettatore stanco che, “nell’attesa del non so che”, festeggia qualcosa…

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