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Il “cognitive computing”, come riporta l’Agi,  è la sfida del futuro e permetterà all‘intelligenza artificiale di interagire direttamente con l’uomo nel linguaggio naturale e di costruire informazioni utili in diversi campi a partire da dati disaggregati.

Se ne è parlato nel corso del workshop “Watson, la nuova frontiera del Cognitive Computing”, organizzato da Eni e Ibm, nella sede di San Donato Milanese  del “cane a sei zampe”.

Nel corso dell’incontro sono state analizzate le possibile applicazioni di Watson, un sistema in grado di competere con la capacità umana e di rispondere a domande poste in linguaggio naturale, con velocità, accuratezza e coerenza. Watson è in grado di interagire con l’uomo nel linguaggio naturale e di imparare dall’esperienza.

Il sistema ha già trovato applicazione nella ricerca clinica in ambito oncologico e, in breve tempo, sembra destinato a rivoluzionare un ampio numero di settori come energia, retail, editoria, finanza e farmaceutico. Il chief Information officer Eni, Gianluigi Castelli, ha spiegato che “tra i quattro megatrend che caratterizzano l’informatica più recente” (cloud, mobile, big data e social), “i big data sembrano quelli più promettenti” soprattutto per “i benefici che possono portare in molti campi di attività aziendali”.

In particolare la sfida, che è stata solo parzialmente vinta, riguarda “la costruzione di informazioni utili” a partire “dalla complessità e dall’eterogeneità dei dati disaggregati” che vengono elaborati giornalmente. Per avere un’idea delle dimensioni di cui si parla, ogni giorno viene prodotta una quantità di dati pari a circa 2,5 miliardi di gigabyte.

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