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Curva Nord col PerugiaLECCE (di Pierpaolo Sergio) – Col sangue agli occhi. E’ il 94° minuto di Lecce-Perugia. La sfida che avrebbe permesso ai giallorossi di continuare la loro cavalcata entusiasmante verso un sogno chiamato promozione diretta in B sbatte contro la realtà di un match perso 4-3 al triplice fischio dell’arbitro. I tifosi presenti sugli spalti (o almeno coloro che erano rimasti al proprio posto fino alla fine della gara…) applaudono a scena aperta la squadra salentina.

I ragazzi di mister Lerda hanno dato davvero tutto in campo. La gente che segue sempre il Lecce lo sa. Lo ha visto. E tributa il giusto premio all’audacia ed all’ardore di chi, pur con un uomo in meno, ha messo alle corde la capolista Perugia, una corazzata attrezzatissima per andare tra i Cadetti senza passare attraverso gli spareggi dei play-off.

Onore al merito per gli sconfitti e giusto riconoscimento delle qualità dimostrate dagli umbri che, quest’anno, hanno battuto i leccesi in tre sfide su tre. Disquisire sul come e sul perchè il Lecce le abbia poi perse (doppio confronto in campionato e match in casa in Coppa Italia di Lega Pro) rischierebbe di diventare materia per sofisti. Il terreno di gioco ha emesso un verdetto, il solo degno di considerazione.

Franco Lerda in piedi Però, detto ciò, è d’obbligo esprimere biasimo assoluto verso chi, sugli spalti, ha attaccato il tecnico piemontese, battibeccando con lui nel momento in cui, salito in Tribuna Centrale in seguito all’espulsione, tentava di dare indicazioni al suo vice per rimettere in piedi la partita, inserendo in campo dapprima Beretta e poi Zigoni, lasciando al proprio posto l’ammonito D’Ambrosio che, rimediato il secondo cartellino giallo, lasciava il Lecce in 10. Un “siparietto” ingeneroso nei confronti dell’allenatore che ha saputo compiere una rimonta eccezionale in classifica, che ha ridato al gruppo convinzione nei propri mezzi ed un atteggiamento costruttivo, mirato a raggiungere il massimo risultato contro qualunque avversario.

Chi ha inveito contro Franco Lerda ha diritto di critica perché così vuole la “legge” del cliente. Ma nel calcio, a dispetto di quanto vorrebbe il Palazzo, il tifoso vero non è un cliente ed anche se ha pagato il biglietto per assistere ad uno spettacolo non potrà mai paragonarsi a coloro che danno fiducia alla cieca alla propria squadra del cuore sottoscrivendo in estate l’abbonamento o andando allo stadio ogni domenica in cui il Lecce è impegnato tra le mura amiche.

L’anno scorso, si imputò la mancata promozione, tra le altre cause, allo spogliatoio spaccato. Oggi che il gruppo è sano, forte, reso ancor più competitivo dagli innesti del calcio-mercato invernale, a dimostrare di essere spaccato (forse irrimediabilmente e masochisticamente) è il pubblico leccese, anche per colpa dei cosiddetti “occasionali“. La società giallorossa aveva praticato prezzi stracciati per riempire il “Via del Mare” e la scelta ha portato al record stagionale di presenze in questo torneo. Ma è evidente che non è il numero a fare la differenza, bensì la qualità del tifo, come pure l’onestà intellettuale di quanti ruotano attorno alla “giostra”. Ben vengano le critiche costruttive, ma mai quelle preconcette, in malafede, legate ai risultati o, peggio ancora, ad antipatie premeditate.

Miccoli urlo dopo golFranco Lerda ha una sua idea di calcio, di come schierare la sua squadra, a prescindere dall’avversario e questo è discutibile fin che si vuole. Una filosofia che sino a ieri ha pagato abbondantemente, riportando il Lecce a potersi giocare il tutto per tutto per ambire alla promozione diretta in serie B. Piaccia o no, questa squadra ha carattere, gioca col sangue agli occhi davvero, ha inoltre ancora (e ci mancherebbe!) tutte le carte in regola per arrivare alla fine della stagione e programmare l’assalto alla categoria superiore.

Il Perugia (quello stesso avversario definito in apertura “corazzata”) ieri ha tremato fino al 94°, pur avanti di un gol e con un uomo in più, su un terreno viscido, perché vedeva di fronte a sé un avversario che non voleva arrendersi. Fosse arrivato il 4-4 si parlerebbe di impresa, miracolo e si sprecherebbero gli aggettivi più roboanti ma, probabilmente, si direbbe al contempo che un punto non cambia la sostanza ed equivale ad una mezza sconfitta.

Prosegue, insomma, il chi sale e chi scende dal carro trainato dal mister ed i suoi ragazzi, questa è Lecce, ahinoi. Ma non solo, per fortuna…

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