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LECCE (di Massimiliano Cassone) – “E ho guardato dentro un’emozione… E ci ho visto dentro tanto amore che ho capito perché non si comanda al cuore… E va bene così… Senza parole…” Parafrasando il grande Vasco Rossi, che con la canzone “Senza parole” ci ha regalato la poesia di chi vive “di cuore” non avendo paura di esternare emozioni, ritorno a parlare di ieri sera.

Un sabato sera in cui il Lecce ha battuto il Prato; nulla era scontato, come sempre d’altronde nella vita, in cui niente è dovuto a priori a nessuno, in cui solo il sudore della fronte generato dal lavoro ed un cuore immenso possono regalare quegli attimi che rimarranno scolpiti nella memoria e negli annuali di storia.

E non è certo per la vittoria fine a se stessa con una squadra toscana che, fino a qualche anno fa, il Lecce lo avrebbe incontrato solo nel precampionato che riparliamo ancora oggi di un’emozione, ma è per quel numero 10 con la fascia da capitano che si “arrabatta” per ritornare in forma, che è sulla via della guarigione, che imperterrito ci crede e lotta come un guerriero e, poi proprio quando non ne ha più nelle gambe, gli esplode il cuore di gioia; mentre gli arriva la palla, fa un falso movimento con il corpo, la incorna imprimendo forza e, nella torsione del capo, guarda la sua Curva Nord tra le fessure di quella rete che, mentre si gonfia accarezzata dall’emozione, lo consegna alla storia della sua squadra del cuore: il Lecce.

E già nella semplicità assoluta di uno che di gol ne ha segnati a caterve da Casarano, a Terni, Perugia, poi con la maglia di Juventus, Fiorentina, Benfica e Palermo, in campionati di A, B, C, in Nazionale ed in Coppa Uefa e Champions League, un funambolo che ha fatto impazzire le platee, troviamo l’amore per qualcosa di particolare: una maglia, una squadra, una città, una terra

Miccoli, leccezionale.itE quando in sala stampa con gli occhi felici ma gonfi ed umidi d’emozione, in modo quasi ingenuo dichiara che questo gol lo sognava da sempre, da 34 anni, viene da abbracciarlo, di stringerlo forte e dirgli: “Grazie!” Grazie non per aver scelto di giocare in Lega Pro, non per il gol ma per averci fatto guardare dentro un’emozione e per averci fatto vedere tanto amore.

La serata si è conclusa fuori dalla stadio subito dopo la conferenza stampa e, mentre parlavamo rilassati al “buio” dei riflettori che calavano il sipario e ci consegnavano alla notte, lui è uscito per ultimo dal suo “campo”, ci è passato accanto, ha salutato suonando il clacson del suo bolide e poi ha scaricato sull’acceleratore di quella Ferrari rossa autografata che con il suo rombo sembrava cantare… “Senza parole”.

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