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leccezionale.itLECCE (di Italo Aromolo) – Dal Lumezzane, al Prato. Un anno esatto. Tanto tempo è trascorso dal 14 novembre 2012, data che vedeva i giallorossi scendere in campo in quel di Lumezzane per il recupero della nona giornata del campionato di Prima Divisione 2012/’13: fino ad allora, il Lecce era una corazzata che, con 8 vittorie in 10 partite, marciava trionfalmente verso la conquista della Serie B, sotto la guida del generale di ferro Franco Lerda. E anche la partita di Lumezzane sembrava dover essere la più “normale” delle vittorie, visto che ormai la vittoria era diventata normalità: 1-0 a mezz’ora dalla fine e in superiorità numerica. L’inspiegabile rimonta e la sconfitta per 2-1 sono l’emblema di un periodo nero che ha avuto inizio proprio da quella partita: 12 mesi di sconfitte brucianti e di polemiche interminabili, tra la girandola di allenatori e l’epurazione di una squadra intera.

Il giudizio del campo recita 52 punti in 37 incontri, con la media esatta di 1,4 punti a partita: ruolino che scaturisce dall’andamento delle ultime 26 gare della passata stagione, in cui i giallorossi hanno mantenuto una media di 1,5 punti a partita, e delle prime 11 di questo campionato (media di 1,1 punti). Nel complesso, 14 vittorie, 10 pareggi e ben 13 sconfitte: un cammino quasi da retrocessione e non all’altezza di una squadra che sulla carta avrebbe dovuto domare ogni avversario. I corsi e ricorsi storici ci rivelano che in serie C il Lecce non disputava un’annata così disastrosa dalla stagione 1966/’67: era il Lecce dei vari Trevisan, Tardivo, Melideo e Mellina, che sotto la guida tecnica di Giovanni Seghedoni, riuscì a salvarsi soltanto a tre giornate dalla fine.

invasione di campo Lecce-carpi 16-6-2013L’anno solare appena trascorso ci lascia in eredità altri primati negativi, come il cambio di 5 allenatori in meno di 8 mesi (record assoluto in 105 anni di storia), il filotto di 5 sconfitte consecutive all’esordio (anch’esso senza precedenti in Lega Pro e in Serie B), e una sconfitta con 4 reti di scarto (a Salò) per eguagliare la quale, nell’ex Serie C, occorre andare indietro di 53 anni. Senza contare gli oltre 50 giocatori – anche questo probabilmente un record- che nell’ultimo anno hanno varcato le sliding doors della società di Piazza Mazzini.

Ai freddi numeri si aggiungono tanti fattori che non rientrano nel rettangolo verde, come la delusione della tifoseria, i presunti attriti interni allo spogliatoio, i fattacci di Lecce-Carpi, la gogna mediatica per l’acquisto di Miccoli, le schermaglie tra ultras e istituzioni: quello che si chiude oggi è stato sicuramente l’annus horribilis della recente storia del club salentino.

Il tempo ci dice che l’annus horribilis è giunto al capolinea: e in effetti da qualche settimana si respirano attimi di serenità in Salento e il clima, complici il ritorno del “generale di ferro” ed i buoni risultati che arrivano dal campo, sembra essere cambiato, e non solo meteorologicamente. Contro il Prato, l’occasione sarà giusta per dare continuità ai progressi intravisti e scacciare definitivamente i fantasmi del passato: la fine di un lungo incubo, spesso, coincide con un nuovo inizio.

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