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LECCE – (di Massimiliano Cassone) – “Mi chiamo Andrea Bufano, sono stato privato della mia libertà ormai da 4 mesi. Sono uno degli ultras che nel post Lecce-Carpi hanno fatto invasione di campo al Via del Mare… ma nessuna telecamera prova le accuse ingiuste che mi sono state mosse e cioè violenza contro gli steward, resistenza e minacce. Nel momento in cui ho fatto l’invasione di campo sapevo che, se mi avessero scoperto, avrei meritato il Daspo ma non certo tutto ciò che mi stanno facendo vivere. Certe situazioni accadono forse perché ero già pregiudicato. Ma le mie colpe per l’errore del passato le ho pagate con 7 anni di carcere, arresti domiciliari e affidamenti sociali. Ho scontato tutta la pena senza mai dire nulla, sapevo di avere torto, non ho mai pianto, ho sopportato ed atteso di uscire dal carcere per rifarmi una vita. Ci sono riuscito ed ora, per una bravata fatta e compiuta per la delusione provocata dall’amarezza della sconfitta, mi ritrovo sbattuto su tutti i giornali e recluso per tanti mesi con accuse non vere. I filmati mi scagionano, eppure sono ancora qui, solo perché c’è un signore che mi accusa senza provare l’accusa”.

Questa è una sintesi della toccante lettera di Andrea Bufano, privato della libertà nel paese in cui la Giustizia funziona a singhiozzo un po’ come gli umori di chi nel dubbio preferisce adornare di muffa i presunti colpevoli. Il giovane di Martano lancia il suo sfogo sulla propria pagina Facebook ed in poche ore il messaggio ha fatto il giro del web, indignando molti tifosi giallorossi e non. Le sue parole denotano forza e coraggio ma anche tanta delusione. Quella delusione che ognuno di noi prova ogni giorno sentendosi sempre e comunque figlio di un dio minore in una nazione distratta.

Bufano fa venire i brividi quando nelle ultime righe del suo amaro sfogo afferma: “Ricorrerò fino alla Suprema Corte dei Diritti Umani di Strasburgo perché, come nel 2001 le telecamere mi incastrarono per la rapina in banca, ora mi scagionano da queste false accuse. Non mi va di fare scioperi della fame o sceneggiate autolesioniste e, se aver pubblicato questa lettera provocherà il mio ritorno in carcere, lo accetterò in modo sereno, perché questa volta almeno ho esercitato la mia ‘libertà di pensiero’. Potete anche arrestarmi ma scordatevi un giorno di sapere che mi sono suicidato. Amo troppo la vita e la mia persona. Voglio giustizia e chiedo solo giustizia”.

Bisogna far luce e chiarezza; nel nostro piccolo ci sentiamo in dovere di chiederlo riprendendo lo sfogo e lo facciamo accendendo un faro su questa notizia che, se ben analizzata, appare incredibile.

Fino a quando un solo innocente o presunto tale verrà svilito da un sistema che non funziona come dovrebbe saremo una nazione schiava dell’errore e vittima del pregiudizio. E come disse a gran voce Nelson Mandela: “La libertà è una sola: le catene imposte a uno di noi pesano sulle spalle di tutti”. Il passato non dovrebbe mai svilire il presente e nemmeno incidere sul futuro.

Commenti

1 commento

  1. Ci può essere grandezza e dignità anche nel destino più amaro e crudele… come ad esempio quando un perverso, cinico e spietato sistema di malagiustizia decide per la morte civile di un Uomo… la cui colpa è quella di amare il Lecce, di credere in un Ideale!
    Ma il cuore di quest’Uomo è forte ed impavido e non tremerà di fronte all’ennesima sfida contro questa crudele ingiustizia, di fronte all’ennesima battaglia di civiltà e di dignità per la sua Libertà!
    GIUSTIZIA E LIBERTA’ PER ANDREA!!!

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