L’escalation dei venti di guerra che si registra nel Mar Mediterraneo in vista di un possibile attacco degli Stati Uniti e di altri Paesi contro la Siria di Assad è fonte di ansia e timori in tutto il mondo. Alle nostre latitudini si vivono queste vicende con un distacco quasi irreale; eppure, la paura delle conseguenze che i raid delle potenze occidentali generano in quanti, invece, si ritrovano la guerra in casa è uno sgomento che attanaglia l’anima, provocando un amaro nodo in gola.
Lo dimostrano le parole racchiuse in un messaggio inviato da Israele verso l’Italia, scambiato tra due persone amiche. Quelle che arrivano da Israele (ma potrebbero essere tranquillamente le stesse di un mamma di qualsiasi nazionalità o credo religioso) sono parole intrise di preoccupazione, bisogno di condividere il terrore di poter essere vittime di un attacco con armi chimiche, restare isolati ed in balìa di chissà quale nemico. Appare quindi chiaro in tutta la sua drammaticità il bisogno di esorcizzare l’incubo di una nuova guerra e la voglia di riuscire a garantire una vita diversa ad un figlio in un futuro che si spera possa essere all’insegna, però, della pace.

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