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(di Massimiliano Cassone) – Terminato il periodo del calciomercato a Lecce inizia un altro tormentone. L’idea sopita negli ultimi dieci giorni ritorna pimpante nell’aria: “Speriamo sia Chevanton l’attaccante svincolato che Tesoro cerca”.

Lo sintetizzo così il messaggio che viaggia da bacheca in bacheca di quello che oggi sembra essere non solo il bar sport (virtuale) della situazione ma assomiglia ad uno dei peggiori bar di Caracas, così per parafrasare una pubblicità di una nota marca di rum.

E giù con gli improperi contro l’attuale proprietà del Lecce, critiche forti, cattiverie gratuite, per una scelta che è apparsa chiara e netta dal primo giorno: i Tesoro rinunciano a confermare il campione uruguaiano.

Lui twitta appena può tutto il suo amore per Lecce e per il Lecce e Lecce lo ama incondizionatamente come il primo giorno.

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Ernesto Javier Chevanton

Nessuno dimenticherà mai la partita contro il Carpi; lui era lì, con un braccio lussato, contro il parere medico, a lottare alla ricerca del gol che avrebbe permesso alla sua squadra di non mollare e scadere nel ridicolo tunnel del fallimento di un’intera stagione. Quella è l’ultima immagine del guerriero giallorosso, impavido, innamorato e alla fine deluso.

Immagini nostalgiche di qualcuno che al 90% non tornerà più; quel 10% è il lumicino di speranza che anche un condannato a morte merita di avere.

Ernesto Chevanton è una bandiera e non è stato trattato come tale, questo è vero. Appurato ciò, però, non si vive di passato, non si vive girati indietro, non si vive di ieri in una vita fatta di “oggi che si tuffano nel domani”.

Le bandiere si ammainano con tutti gli onori del caso quando non servono più e vanno conservate nel cassetto degli oggetti più cari. Questo non è stato fatto con Chevanton, lui è stato mollato, d’altronde è quello che succede a centinaia di operai e dipendenti ogni giorno in tutte le parti dell’Italia senza che nessuno si indigni la metà di quanto ci si indigna per un calciatore.

Asserito ciò, ora tocca ai tifosi ammainare la propria bandiera e conservarla nel cassetto del cuore là dove ci sono gli amori più puri. Chevanton per Lecce e per i leccesi rimarrà uno degli amori più grandi ma, da come sono andate le cose, ci vuol realismo perché sicuramente nemmeno lui direbbe di sì ad una chiamata dell’ultima ora; è un uomo con gli attributi, è un uomo con un orgoglio vivo, è un uomo vero e lo ha dimostrato in campo. E comunque non penso proprio che la proprietà possa ritornare sui suoi passi.

Speriamo che abbia fine questa telenovela.

Domenica al Via del Mare gioca il Lecce, a Salerno c’erano 15mila spettatori chissà quanti ce ne saranno a Lecce tra 4 giorni… lo scopriremo vivendo.

Commenti

4 Commenti

  1. Le bandiere rappresentano un simbolo, si sventolano con orgoglio e vanno difese anche con la morte, non si gettano nell’immondizia come fossero carta straccia.

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