LECCE (di Pierpaolo Sergio) – Ci sono momenti capaci di ripagare lunghi mesi di tribolazioni, ansie, psicodrammi sportivi e paura di perdere quel grande tesoro rappresentato dall’essere parte della Serie A pur se si è una piccola realtà del calcio italiano, momenti che non hanno prezzo. Ieri sera i tifosi del Lecce ne hanno vissuto uno, l’ennesimo negli ultimi quarant’anni di imprese a tinte giallorosse, che ha aggiunto un nuovo capitolo alla lunga storia del club salentino.
Il gol di Lameck Banda al 6° minuto del primo tempo con cui la squadra ha battuto il Genoa nell’ultima giornata del campionato 2025/’26 è uno di quelli. Un’azione caparbia, d’irruenza, vissuta col fiato sospeso dai 28.000 presenti sulle tribune dello Stadio “Via del Mare” e dalle centinaia di migliaia che seguivano via TV o smartphone con il timore che il Lecce vanificasse un’occasione d’oro per segnare subito e mettere la gara in discesa senza aspettare di conoscere il risultato di Cremonese-Como. La zampata vincente dell’attaccante zambiano ha invece stappato il match e fatto esplodere di gioia lo stadio e permesso di vivere il resto della gara con minor apprensione.
E poi è stata pura trepidazione fino al 93° quando l’arbitro Doveri ha fischiato la fine dell’incontro e del campionato in cui la squadra giallorossa è riuscita a centrare 10 vittorie, tante quante quelle del primo Lecce di Zeman, che insieme agli 8 pareggi hanno portato il bottino finale a quota 38 punti, ben 4 in più rispetto al terz’ultimo posto lasciato ai grigiorossi. Un risultato figlio della precedente vittoria all’ultimo respiro ottenuta col Sassuolo sette giorni prima che aveva ridato a Falcone e compagni il potere di gestire la propria sorte.
Da Cheddira e Stulic men of the match al Mapei Stadium, si è passati a Banda che si laurea capocannoniere della formazione salentina con 5 reti in stagione. Non un bottino da bomber di razza, ma sufficiente a ripagare un’annata in cui forse è finalmente maturato, è diventato padre nel momento della grande paura vissuta a Napoli col malore che lo costrinse a passare una notte in ospedale e caratterizzata dalle solite noie muscolari che lo hanno fermato a più riprese. Un “Pippi” Banda che, da metà campionato in poi, è stato abile anche a non perdere più la testa e giocare senza farsi prendere dalla voglia di strafare o commettere inutili falli pagati in passato a caro prezzo con espulsioni che hanno lasciato il segno. Che la salvezza porti il suo nome non è forse casuale, ma rappresenta il riscatto di un gruppo di giocatori di non eccelse qualità tecniche ma che ha saputo compattarsi all’interno dello spogliatoio e farsi guidare da mister Eusebio Di Francesco fino alla conquista dell’obiettivo dato quasi per impossibile.
E poi c’è lui, proprio il tecnico, che ha vissuto un’intera stagione sotto il tiro di feroci critiche, alcune a volta preconcette, legate soprattutto ad una sorta di maledizione che sembrava portarsi appresso: far giocare pure bene le sue squadre ma poi finire col retrocedere. Era successo per due volte negli ultimi due anni. Ieri sera è arrivata la tanto attesa rivalsa anche per lui. I suoi uomini lo hanno portato in trionfo a fine gara e si è preso i complimenti di una dirigenza tetragona ad ogni sollecitazione di avvicendarlo in panchina nei momenti più bui della stagione. Impossibile non fare un plauso anche al presidente Saverio Sticchi Damiani ed a tutti i componenti della società della “stanza dei bottoni”. Di errori ce ne sono stati, anche evidenti, e non certo considerabili alla stregua di distorte visioni o interpretazioni di buona parte della Stampa o della tifoseria che non contesta o puntualizza solo per il piacere di essere “contro” a prescindere, ma che analizza ciò che dice il campo, seguendo settimana dopo settimana le vicende della squadra.
Ed un ultimo passaggio è dovuto proprio ai tifosi del Lecce, che hanno saputo sostenere e incoraggiare a gran voce e con incommensurabile passione i calciatori in ogni partita dell’anno, sia in casa che in trasferta, più forti e compatti di ogni divieto di poter essere liberamente in tutti gli stadi d’Italia a cantare l’amore per la propria squadra del cuore. Anche ieri sera si è registrato il sold out al “Via del Mare” come molte altre volte in questa stagione, iniziata con un nuovo record di abbonamenti. Un atto di fede che merita di vivere emozioni forti come quelle di queste ultime due settimane in cui la gioia ha preso via via il posto del timore di vivere una beffa. Ed ora già tutti proiettati al quinto campionato di Serie A di fila, roba che alle nostre latitudini, sembra quasi un sogno ed invece è una splendida, sofferta e meritata realtà.















