LECCE – Dopo la chiusura della finestra invernale del calciomercato, in casa Lecce questa mattina si è registrata la consueta conferenza stampa del Responsabile dell’Area Tecnica Pantaleo Corvino e del Direttore Sportivo Stefano Trinchera. Ad illustrare le operazioni e la loro logica ha iniziato il Dt che ha affermato: “Siamo un laboratorio di idee. Ciò che facciamo è l’unica strada per sopravvivere e rimanere nel calcio che conta. Siamo partiti dalla B e siamo al quarto anno di Serie A. Lo abbiamo fatto con notevoli sacrifici, centrando risultati sportivi all’insegna del rischio perché bisogna cambiare. Il discorso vale anche per la Primavera. Insieme a quelli della prima squadra sono risultatio al di sopra delle nostre possibilità, lottando con tutte le altre società che sono più fortiu di noi sotto ogni punto di vista. Partiamo sempre da ultimi ma noi vediamo il calcio come una necessità di cambiamento per sopravvivere a regolamenti capestro, come quelle introdotte dopo l’ennesimo scudetto Primavera vinto, frutto di un laboratorio che lavora giorno per giorno per tentare di sbagliare il meno possibile e rendere orgoglioso il nostro territorio ed i nostri tifosi. Loro ci mettono la loro passione e noi il grosso sforzo della società rispetto a quelle che sono le sue reali capacità. Il confronto con gli altri può farti apparire inerte rispetto agli sforzi economici che le altre società possono permettersi, ma c’è chi si ostina a non capire ciò che stiamo facendo e magari ti apostrofa con offese personali. Riuscire a coniugare tutte le aspettative è complicato, Per me è il 51° anno di attività e diventa sempre più difficile. Tutti sparlano e il lavoro si fa complesso.
LE LOGICHE DEL MERCATO – “Soddisfare le esigenze tecniche e quelle dello spogliatoio sono state le linee seguite – ha aggiunto Corvino – che vanno di pari passo con quelle societarie e ti devi muovere in base alle indicazioni che da lì arrivano. Non si devono creare situazioni debitorie a fine stagione, essere un club che deve soddisfare le ambizioni dei tifosi, ma qui il discorso si complica quando si deve mantenere il più basso monte ingaggi. La maggior parte dei tifosi lo capisce e ci supporta pur dovendo rispettare certe logiche, altri non sembrano capirle. Le prime indicazioni per operare sul mercato sono state di non avere criticità in difesa, reparto che dà garanzie, mentre in attacco i numeri indicano che siamo in difficoltà. Il primo investimento fatto è stato assicurarsi con 2,5 milioni un centrocampista di inserimento (Gandelman, ndr) che occupasse di più l’area di rigore, insieme alle tre punte, autore di 8 gol e 3 assist in stagione. E lo abbiamo preso non negli ultimi minuti di mercato… A quella cifra altri acquistano elementi di secondo piano. Non è mancato il colpo dell’ultim’ora perché ovunque abbia lavorato, non ho mai aspettato le ultime ore di trattative per prendere qualcuno. Poi abbiamo preso Cheddira, che con 16 presenze in campionato è funzionale. Non so se abbiamo risolto il problema della punta perché da quando sono tornato a Lecce abbiamo sempre vissuto il problema dell’attaccante come accadde con i vari Lucarelli, Vucinic, Bojinov, Sesa e via dicendo. Invece, adesso chiunque arrivi, viene criticato perché troppo giovane o troppo vecchio come con Rebic o Colombo. Quando non si vince, nonostante i tanti nomi passati da qui, il problema è sempre della punta. Abbiamo poi speso altri 3 milioni di euro per acquistare due centrocampisti difensivi come Fofana (500.000 euro) che pensiamo possa essere un calciatore da Lecce, Ngom che rappresenta il presente pur se ancora giovanissimo e su questo ci metto la faccia, come sempre. Sugli esterni abbiamo gente che ha segnato due gol come Banda, Sottil e N’Dri. Trovare alternative ad un Pierotti non è impresa semplice, mentre abbiamo accontentato quei calciatori che non avevano la volontà di restare qui. Trattenerli significava fare male allo spogliatoio, alla società. Se qualcuno non si sente protagonista essendo qui delle alternative è giusto che vadano a trovare nuovi stimoli altrove. Quando ci sono simili situazioni è bene intervenire e cambiare.
CONTI DA FAR QUADRARE – Il direttore ha quindi rimarcato: “In uscita sono state dunque tutte cessioni che hanno tenuto conto delle volontà dei calciatiori come Kaba, Rafia, Pierret e Maleh. Tutta gente che acquistiamo noi, non arrivano per opera dello Spirito Santo. Maleh è venuto prima da me ringraziandomi per quel che ho fatto per lui ma mi ha detto che voleva andare a giocare da un’altra parte. Tutti chiedevano un centrocampista d’inserimento per aiutare l’attacco e l’allenatore gioca con due centrocampisti difensivi: avevo le mani legate. Il calciatore, che era stato preso come alternativa, è poi andato dall’allenatore e gli ha esposto le sue necessità. Il Lecce deve far quadrare i conti anche con il monte ingaggi e non possiamo avere un non titolare che guadagna più di un titolare perché poi sarebbero quelli a chiedere di andare magari via. Non abbiamo preso un altro terzino perché, parlando con il nostro allenatore, nelle ultime 15 partite può considerare un Pierotti esterno di fascia insieme a Veiga. Noi non costringiamo nessuno ad avere una visione di gioco imposta. Stesso discorso con Morente. Per motivi familiari ha voluto andare via restando in 4 anziché in 5 lì davanti che possono bastare per le gare che restano. In uscita sonostatre fatte 9 operazioni tra prima squadra e Primavera. Tutti giocatori che erano delle alternative, ma non da definire esuberi. Semmai erano in sovrannumero“.
CRITICHE DEI TIFOSI RISPEDITE AL MITTENTE – “A mio parere sarebbe bene che i giornalisti seguissero di meno i social come faccio io che non li uso. Lì ci sono sempre quei 1000-2000 sapientoni che sembrano chissà quanti, ma che sono sempre gli stessi rispetto al milione di tifosi che ha il Lecce. Invito a non fare un’informazione sbagliata seguendo e dando spazio nelle trasmissioni ai social. Io mi godo i tanti supporters che seguono la squadra in casa ed in trasferta. Fare una Serie A con 17 milioni lordi di monte-inaggi non lo fa nessuno, né spendere cifre infinitamente inferiori a ciò che si possono permettere neo-promosse come Cremonese o Como. Il mio impegno è di lunga data, quando la mia passione non verrà più capita vedrò di andare da qualche altra parte. Noi vi stiamo dando le soddisfazioni che possiamo garantendo anni e anni di Serie A, un campionato vinto di B, cos’altro potremmo fare? Sappiamo che dobbiamo soffrire per conquistare ogni risultato e non comprendo la frustazione di qualche giornalista. Cambiare solo per dare ascolto a qualche bastian contrario non ha senso. Da quattro anni siamo in A con questo modello. Perché accusarmi di imporre i moduli agli allenatori? Non siamo degli integralisti in tal senso. L’attaccante sfumato? Avremmo voluto un altro attaccante con più autonomia e che conoscesse già il campionato e lo abbiamo trovato con Cheddira”.
NIENTE ALIBI – “Non vengo certo qui a recriminare su pali, traverse o torti arbitrali. Sento dire che manca la tecnica, ma ricordo che siamo il Lecce. E poi chi ce l’ha gente come Pirlo? Qui non stiamo alla Play Station. Non possiamo che sperare che chi ha fatto bene in certi frangenti come Pierotti e poi viva un momento di difficoltà torni ad essere quello che ha dimnostrato di poter essere. Nei club piccoli come il nostro non può che funzionare così. Perché non si è preso un creatore di gioco? Nel calcio attuale ci sono centrocampisti difensivi e centrocampisti offensivi. Non puoi permetterti di averli entrambi e dare spazio ad un fantasista che accenda la luce in mezzo al campo ed inneschi il centrocampista assaltatore. A noi la staticità non piace, preferiamo il cambiamento e questo modo di vedere il calcio ci ha portato risultati. Nessuno ti garantisce che cambiando poi li raggiungi lo stesso. Mancano i gol di Krstovic, Pierotti e Morente? Abbiamo i due di Banda, Sottil e N’Dri e siamo a metà campionato. Speriamo che chi ha segnato meno si sblocchi ma non possiamo pensare che andare a prendere qualcun altro migliori il rendimento. Se non accadrà, chiederemo scusa. Non sempre possiamo vincere il nostro scudetto chiamato salvezza e non per questo qualcuno si deve sentire frustrato. Ad oggi parliamo da squadra che, ad oltre metà stagione, sarebbe salva. Abbiamo rifiutato offerte per Tiago Gabriel, Gaspar o Coulibaly. Se non li avessimo fatti giocare da titolari non sarebbero emersi pur essendo arrivati come scommesse. Perché dovrei cambiarli per puntare su altre? Un giornalista non può giudicare o condannare un Direttore in base ai mal di pancia di qualcuno sui social, ma si dovrebbe rifare alle prove concrete e non alle dicerie di chi si trincera dietro gruppi chiusi ed inaccessibili per pontificare”.
“SONO STANCO” – “Non sono io a dovere lanciare messaggi alla tifoseria. Non vado avanti per raccattare un contratto per il sottoscritto. Al presidente ho detto che sono stanco e voglio tirare il fiato perché l’impegno è gravoso. Sono i tifosi che ci sostengono e per loro noi siamo qui. Per questo il presidente a fine della scorsa stagione ha depositato in Lega un contratto di 3 anni e non lo ha comunicato. Il giorno che vorrò dire basta lascerò tutto quello che rimane anche se poi il calcio ha le sue dinamiche. Io non sono il proprietario del Lecce ma cerco di fare il meglio per la mia squadra, nonostante offese personali anche davanti ai miei affetti, Alla Stampa locale e non solo dico che non vedio levate di scudi ad esempio a difesa del mio allenatore ingiustamente espulso e squalificato per due giornate alla stregua di Conte per cui invece ci sono stati titoli in prima pagina con tanto di riferimento alla beffa. Qui non lo trovo ma leggo titoli su come il Lecce non sa più vincere pur dopo gare contro Juve, Inter, Como e Milan. Il che mi dispiace pur in un contesto di reciproco rispetto. Se vengo qui prima e dopo il calciomercato è perché vi rispetto ed è nata qui l’abitudine di presentarsi davanti alla Stampa ben 25 anni fa e metterci la faccia. Io non faccio lezioni a nessuno, accetto le critiche e allo stesso modo sottolineo i miei dubbi”.














