TORINO (di Pierpaolo Sergio) – Allo Stadium il Lecce compie l’impresa portando a casa un sofferto ma meritato pareggio contro la Juventus che le prova tutte ma deve lasciare un punto ai giallorossi scesi in campo in formazione rimaneggiata e con Di Francesco squalificato in tribuna. Eroi di serata Lameck Banda che, al rientro dalla Coppa d’Africa, aveva portato in vantaggio i giallorossi allo scadere del primo tempo, e Wladimiro Falcone che para anche un rigore e compie almeno tre interventi salva-risultato. Dea bendata che sorride ai salentini anche per i due pali (uno per tempo) colpiti dai bianconeri.

FALCONE voto: 7,5
Al 3° minuto si oppone d’istinto ad una botta ravvicinata di Cambiaso. Al 7° ci arriva con il guantone su un colpo di testa di David che devia di piede sul palo e poi blocca sulla linea di porta. Altra parata importante al 16° su rasoterra di Cambiaso che manda in corner. Da lì in poi non deve più compiere altri interventi salva-risultato e gestisce senza eccessivi patemi. Qualche brivido lo fa provare con la sfera tra i piedi quando pecca di eccessiva confidenza. La rete la incassa invece al 50° con McKennie che che da pochi passi manda in fondo al sacco capitalizzando un errore di Gallo che a centrocampo passa la palla agli avversari. Un tiro-cross di Cambiaso lo costringe ad un intervento complicato a fil di traversa al 59°. Al 65° para di piede il rigore calciato da David, il secondo in stagione finora, ed all’89° nega la rete all’attaccante bianconero con una respinta d’istinto a mano aperta su girata ravvicinata. Al 94° lo salva il palo su tiro da fuori area di Yildiz che Openda poi spara in curva. Al 95° Collu lo ammonisce per perdita di tempo

PEREZ voto: 5,5
All’esordio assoluto in Serie A in maglia giallorossa, viene schierato esterno destro di difesa al posto di Danilo Veiga in non perfette condizioni. Da quelle parti agisce Yildiz e deve stare costantemente con le antenne dritte. I raddoppi lungo quell’asse ccon Cambiaso lo mandano spesso fuori giri e fa fatica ad opporsi efficacemente ai dribbling dei due. Da qui la scelta di arretrare a terzino Pierotti per permettergli di accentrarsi, ma poco dopo viene richiamato in panchina.

→ (dal 32°) DANILO VEIGA voto: 6,5
Ingresso che serve a ridare equilibrio alla retroguardia leccese e tamponare le falle aperte fino ad allora dalle scorribande di Yildiz e Cambisaso che da quella fascia avevano creato davvero tanti grattacapi. Si piazza al suo posto, seppure reduce da una settimana caratterizzata da uno stato febbrile e prova anche qualche sortita in avanti a portare palloni in area avversaria. Difende con unghie e con denti fino al triplice fischio.

GASPAR voto: 6,5
Di ritorno dagli impegni in Coppa d’Africa, scende subito in campo per riprendersi il posto da titolare al centro della difesa leccese. Al 14° è determinante nella deviazione su conclusione centrale di McKennie che era diretta nello specchio. Da lì in poi lotta al meglio per evitare di prestare il fianco agli avanti di Spalletti e finisce anche lui con i crampi.

TIAGO GABRIEL voto: 7
L’anno scorso esordì da subentrante in Serie A proprio contro i bianconeri. Stavolta è tra i titolarissimi e si mette in mostra per le solite chiusure aeree e palla a terra sugli avanti di Spalletti a cui lascia poche occasioni per graffiare. Spazza senza pensarci su troppo i palloni che gravitano dalle sue parti e si fa rispettare nei duelli sulle palle alte.

GALLO voto: 5,5
I duelli con lo sgusciante Conceiçao lo tengono in costante allarme. La Juventus prova a scodellare diversi palloni in area salentina e non sempre è reattivo nel chiudere la porta in faccia al portoghese. Non spinge in avanti impegnato com’è a tenere alta la guardia. Qualche scambio con Maleh e Banda a far salire la sua squadra e poco più per tutti i primi 45 minuti. Uscito Conceiçao  all’intervalo, se la deve vedere con Zhegrova. Suo l’errore in appoggio in avvio di ripresa che permette alla Juvenus di ripartire e trovare il pareggio. Si fa parzialmente perdonare con qualche buon recupero fino alla fine della gara.

MALEH voto: 6
A centrocampo deve soprattutto badare a rompere il gioco bianconero che a costruire quello della propria squadra. Si vede poco ma anche lui si sacrifica nell’andare a chiudere gli spazi sulle ripetute folate dei padroni di casa per tutta la durata dell’incontro.

RAMADANI voto: 5,5
Schierato a fare quasi da play-maker nel centrocampo a tre del Lecce commette tanti errori di misura in ripartenza che espongono la squadra a pericolose ripartenze e stenta a chiudere i varchi sulle pressanti azioni dei bianconeri. Si fa saltare con eccessiva facilità dai portatori di palla juventini e non offre il solito schermo alla sua area di rigore.

KABA voto: 5,5
Molto movimento a centrocampo a portare palloni lontano dalla metà campo salentina e qualche buona chiusura nella propria area sono il riassunto del suo primo tempo. Cerca di far ripartire l’azione ma non è certo la velocità l’arma migliore di cui dispone. Sfortunato al 62° quando devia con la mano una girata a rete di David. L’arbitro Collu, chiamato all’on field review dal Var, assegna il rigore poi parato da Falcone. Al 77° spara in tribuna un buon pallone che Banda gli serve al limite e spreca una delle rare sortite in avanti del Lecce della ripresa. Le tante energie spese gli offuscano le idee e deve stringere i denti fino alla fine anche se la sua prestazioni si infarcisce ancor di più di errori in ripartenza e lentezza nelle chiusure sui battitori a rete avversari.

PIEROTTI voto: 5
Solite accelerazioni fini a se stesse e gran confuzione palla al piede. Nei primi 45 minuti entra un paio di volte in area avversaria ma poi evapora sul più bello trascinandosi la sfera sul fondo. Prova anche a calciare dalla distanza ma la mira non  quella dei giorni migliori. Resta impantanato in un’involuzione che si fa fatica a comprendere appieno. Viene richiamato in panchina dopo aver fatto temere per un altro tocco di mano in area su cui la Juve chiedeva ancora il penalty, ma il braccio era attaccato il corpo.

→ (dal 68°) NDABA voto: 6
Il suo ingresso in campo porta i giallorossi a schierare una difesa a 5 uomini per contenere gli attacchi a testa bassa dei bianconeri nel quarto di gara finale. La sua stazza ed i suoi centimetri sono determinanti per evitare di capitolare.

CAMARDA voto: 5,5
Lotta come può contro la difesa juventina e vede pochissimi palloni per tutta la prima frazione di gioco. Al 40° fa temere il peggio per una distorsione alla caviglia sinistra ma resta in campo dopo l’intervento dei sanitari. Cerca allora di rendersi utile in appoggio alla retroguardia andando a fare densità al limite dell’area leccese. Esce nella ripresa senza aver trovato modo di calciare mai a rete.

→ (dal 68°) STULIC voto: 6
Si presenta calciando di un nonnulla al lato un buon pallone dal limite che fa la barba al palo. Un po’ troppo leggerino nei corpo a corpo con cui tenta di arginare le ripartenze bianonere ma anche lui dà il suo contributo.

BANDA voto: 7
Anche lui al rientro dalla Coppa d’Africa, stenta a trovare lo spunto giusto ma allo scadere del primo tempo è una faina nel recuperare un errato retropassaggio di Cambiaso e andare a calciare a rete imparabilmente per Di Gregorio trovando il gol del vantaggio giallorosso. Gioca una partita generosa fino all’80° quando accusa comprensibili crampi ed esausto abbandona il prato verde.

→ (dall’81°) HELGASON voto: S.V.
Gli viene chiesto di fare densità in un centrocampo messo alle corde dove gli uomini sono al momento contati e con calciatori stremati o ammoniti, come nel caso di Maleh.

All. DEL ROSSO voto: 6,5
In panchina al posto dello squalificato Di Francesco, modifica l’assetto tattico iniziale della sua squadra a causa di assenze forzate ed infortuni. L’andamento del match è stato quasi a senso unico ma il carattere ed un pizzico di buona sorte hanno contribuito a portare a casa un pareggio che fa morale e classifica. Corretta in corsa la scelta di schierare esterno di difesa Perez, ma la soluzione adottata di schierare nel suo ruolo naturale Veiga alla fine ha pagato. Prestazione coraggiosa ma lì davanti il Lecce è davvero troppa poca roba.

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