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LECCE – Dodici mesi di inibizione, oltre a 200mila Euro di ammenda a carico della S.S. Lazio. Questa la sanzione comminata dalla Corte Federale d’Appello al presidente Claudio Lotito, plenipotenziario della società capitolina, in merito al caso-tamponi. I fatti risalgono al periodo tra il 28 ottobre e l’8 novembre 2020 che portarono alle accuse di mancato controllo nell’applicazione del protocollo anti-Covid in relazione a numerose positività al Covid riscontrate tra i giocatori biancocelesti. Tuttavia i legali di Lotito potranno presentare ricorso alla Corte di garanzia presso il Coni, ultimo grado di giudizio nel procedimento sportivo. Se così sarà, verrà sospesa la decadenza dalle cariche fino all’ultima sentenza.

IL LABORATORIO DI AVELLINO – Alla vigilia della sfida di Champions League con il Bruges, la Lazio ha dovuto sottoporre i suoi tesserati ai tamponi in un laboratorio indicato dall’Uefa, diverso rispetto a quello scelto dalla società, la Futura Diagnostica di Avellino. Dai test erano emerse discrepanze con le analisi già fatte per il campionato. In particolare, tre giocatori (Immobile, Leiva e il portiere Strakosha) risultavano positivi, mentre nei test dei giorni precedenti i loro tamponi erano negativi e non erano scesi in campo contro i belgi. Ad ogni modo, gli stessi calciatori sottoposti a tampone dal laboratorio irpino per la successiva partita di campionato erano risultati nuovamente negativi e due di loro (Leiva e Immobile) erano pure stati impiegati da mister Inzaghi.

LOTITO DECADE? L’inibizione della CAF rappresenta una sospensione stabilita dalla Giustizia sportiva. Per decadere a vita da tutti gli organi federali bisogna aver accumulato 12 mesi e un giorno di inibizione in 10 anni. Se la sentenza definitiva confermerà questa sanzione, Lotito avrà superato quel limite poiché nel 2012 era stato già inibito per due mesi nella cosiddetta inchiesta denominata “Agentopoli“.

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