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LECCE (di Gavino Coradduzza) – In Lecce-Monza quel che è mancato è stato lo spunto vincente; in alcune occasioni, ma soltanto nella parte finale della ripresa, sono venuti fuori gli artigli ed è decollata la voglia forte di far risultato pieno: niente da fare, nessuna squadra è riuscita a schiodare lo zero a zero. Primo tempo abbastanza imballato, ai limiti della sonnolenza, interpretato da entrambe le squadre in chiave “primo: non prenderle“…

Il biglietto di presentazione dei giallorossi (di nuovo in maglia verde oliva) è la grinta; il primo a farne le spese con un cartellino giallo è Marco Mancosu seguito a ruota da Tachtsidis. Le ammonizioni (ne prende uno anche il Monza con Bettella) contribuiscono a placare un po’ gli animi e si riprende a giocare o a cercare il gioco, mentre Paganini è costretto ad uscire dal campo per problemi muscolari alla coscia destra; lo sostituisce Majer. Il nuovo assetto del Lecce perde qualcosina in fase di propulsione, guadagnando qualcosina in copertura…

I brianzoli privilegiano il palleggio arioso, il fraseggio ampio con assiduo interessamento delle corsie esterne, mentre il Lecce è più guardingo, forse meno intraprendente, ma non rinunciatario, lesinando non poco nei rifornimenti per le punte; per Coda che si muove molto e per Stepinski il quale, per toccare il primo pallone lasciando traccia di sé, deve attendere (o ci fa attendere) una trentina di minuti…

La cronaca, ovviamente, è davvero scarsa, né si può allungare il brodo raccontando gli interminabili scambi da un’area all’altra con la massima attenzione nel non superare la zona dei sedici metri. Ecco perché non sembra esagerato dire che entrambi i portieri, per 45 minuti, sono stati semplicemente spettatori non paganti

Il Monza di inizio ripresa dà l’impressione, ma solo nei primi minuti, di voler imprimere velocità e profondità al proprio gioco, e tuttavia la prima palla d’oro capita sul destro di Stepinski in piena area: lui tenta il mezzo giro al volo (sarebbe ovviamente un eurogol), ma purtroppo colpisce male, in modo tale che la palla gli rimbalza addosso. Però il Lecce è in crescita, trova più facilmente le misure, si distende con maggior disinvoltura rispetto a quanto (non) fatto nel corso della prima frazione di gioco. La partita è più aperta e quindi meno monotona: partecipano anche, sia pure per la normale amministrazione o quasi, anche i due portieri…

Continua in ogni caso a mancare il guizzo risolutivo, l’invenzione che consenta a qualcuno dei protagonisti di ergersi al ruolo di “uomo partita“. Neanche la vorticosa girandola di sostituzioni provoca la scossa necessaria…

Al 90° quando restano da giocare soltanto i 6 minuti di recupero, il Monza perde per espulsione Bellusci e resta in inferiorità numerica; il Lecce mette in campo le residue energie (si gioca ormai da tempo ogni tre giorni), può e deve sfruttare la superiorità numerica, ma il Monza fa quadrato: vacilla in un paio di occasioni, ma non cede neppure sull’ultimo assalto di Dermaku che calcia in mischia a fil di palo. Zero a zero scritto, zero a zero fatto…

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