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LECCE (di Pierpaolo Sergio) – Quattro anni intensi, vissuti sempre alla costante ricerca del massimo risultato sportivo. Sono così arrivate le due storiche promozioni in fila che hanno riportato il Lecce dalle sabbie mobili della Serie C fino alla nobile vetrina della Serie A. Il tutto condito anche da un campionato perso ai play-off ed una retrocessione in Serie B per certi versi preventivabile ad inizio della scorsa stagione.

Questo il bilancio dell’esperienza di Mauro Meluso come Direttore sportivo della società giallorossa, nonché responsabile dell’area tecnica. Arrivato a Lecce nell’estate del 2016 dalla sua Cosenza, prese il posto di Stefano Trinchera che invece fece il percorso opposto, dopo una stagione alla Virtus Francavilla. Un passaggio aspramente contestato dalla tifoseria silana che accusò il proprio concittadino di aver portato via i pezzi da novanta dalla società rossoblù, ossia Ciancio, Arrigoni, Fiordilino e Vutov, per portarli con sé al Lecce.

Il rapporto tra Meluso e la società salentina era iniziato puntando per la panchina leccese su Pasquale Padalino. L’idillio durò 36 giornate, fino all’esonero del tecnico foggiano finito nel mirino degli Ultrà Lecce che esposero in città striscioni contro il tecnico e lo contestarono aspramente durante gli allenamenti e le ultime gare che lo videro alla guida della squadra.

La prima scelta dell’ormai ex diesse ricadde allora su Roberto Rizzo. Un rapporto durato però poco: 6 presenze totali nel finale del campionato 2016/’17 tra campionato e play-off e culminato con le dimissioni dopo appena tre giornate nella seguente stagione 2017/’18 da parte dell’allenatore di San Cesario che preferì farsi da parte per via delle notevoli pressioni dell’ambiente che pretendeva il ritorno in B dei giallorossi dopo 5 anni di Lega Pro.

A Rizzo subentrò quindi una soluzione “interna”: Primo Maragliulo, tecnico delle giovanili giallorosse, che andò in panchina solo per una giornata in Lecce-Rende 1-0 del 16 settembre 2017. Da lì in poi avrà inizio l’avventura con Fabio Liverani che prese il posto di Maragliulo alla quarta giornata chiudendo poi trionfalmente al primo posto in classifica quel campionato con la conseguente promozione in Serie B della formazione leccese.

Da quel successo al susseguente ritorno in Serie A la strada fu breve. Appena un anno, vissuto tra l’altro da neo-promossi, ed il Lecce riconquistò la massima divisione da cui mancava da ben sette anni. Un trionfo sportivo targato Meluso e Liverani, nonostante la brutta vicenda del ritorno di Mino Chiricò nel Salento che scatenò un’altra durissima contestazione da parte dello zoccolo duro dei tifosi della Curva Nord alla base dell’esclusione dalla rosa del calciatore brindisino e la sua successiva cessione a titolo definitivo al Monza. Un episodio che incrinò un rapporto fino ad allora di totale stima tra Meluso e gli Ultrà.

Dopo anni di importati risultati e soddisfazioni, la scorsa estate Meluso ha dovuto quindi confrontarsi per la prima volta in carriera con la realtà della Serie A. Un apprendistato pagato caro dall’U.S. Lecce e dallo stesso Ds che oggi sconta anche colpe non solo sue, ma soprattutto le non certo memorabili campagne acquisti estiva ed in parte invernale in cui la rosa di prima squadra ha annoverato elementi tutt’altro che funzionali alla gioco di Liverani e tecnicamente non all’altezza per sostenere l’impatto con una realtà troppo differente dalle serie inferiori. Gli arrivi dei vari Imbula, Benzar, Vera, Shakhov e Babacar non hanno garantito alla squadra giallorossa il salto di qualità necessario per centrare la salvezza. Senza dimenticare il tormentone Burak Yilmaz che ha segnato in negativo la scorsa estate con un corteggiamento durato troppo a lungo e mai concretizzato nel matrimonio tanto atteso.

Di positivo ci sono stati gli innesti a gennaio di elementi del calibro di Donati, Barak, Deiola e Saponara che hanno dato l’illusione che il miracolo della permanenza in massima serie si potesse tuttavia centrare. Ma a destabilizzare i piani del club del presidente Sticchi Damiani è poi arrivato lo stop del campionato a causa del coronavirus. Un lungo fermo che ha avuto sul gruppo effetti devastanti. La ripresa del torneo a fine giugno per disputare le 12 partite che mancavano alla chiusura della stagione 2019/’20 hanno imposto ritmi forsennati che per una rosa risicata e tormentata da una miriade di infortuni hanno rappresentato un ostacolo insormontabile.

La sconfitta col Parma che ha chiuso amaramente il campionato ha così sancito la retrocessione del Lecce in B. Il confronto con i tifosi fuori i cancelli del “Via del Mare” a gara finita è stato un gesto che gli ha fatto onore. Ma a quel passo falso la società ha voluto comunque far seguire il divorzio dal Ds Meluso a cui ora si prepara a subentrare Pantaleo Corvino.

Il suo nome resterà ad ogni modo indissolubilmente legato a quello dell’U.S. Lecce, società con la quale ha raccolto i migliori risultati professionali e nella quale ha ottenuto anche altri record un po’ meno invidiabili come il numero di espulsioni dalla panchina e di conseguenti multe e squalifiche. Restano inoltre i memorabili fioretti a cui ha mantenuto fede per ringraziare Lassù per i trionfi conquistati. Ma in particolare rimane anche in noi, che con Mauro Meluso abbiamo avuto il piacere di aver conosciuto un uomo di sport leale ed un rapporto sempre schietto e cordiale, caratterizzato da grande correttezza.

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