Mons. Michele Seccia

LECCE – Mons. Michele Seccia, arcivescovo di Lecce, ha scritto una lettera ai turisti che, dopo la quarantena per il coronavirus, hanno scelto di trascorrere le proprie vacanze a Lecce e nel Salento. Le sue parole sono rivolte a quanti vedranno le bellezze architettoniche e naturali di questo estremo lembo d’Italia per la prima volta, ma anche a chi magari ci è tornato. Nella lettera del presule non manca prima di tutto un pensiero per quelle famiglie che non avranno la possibilità di trascorrere un periodo di riposo a causa della crisi economica in atto.

Cari amici turisti,
benvenuti nella nostra terra. Bella e ospitale. Quest’anno vi abbiamo attesi più del solito: i disagi provocati dall’emergenza sanitaria e i gravissimi riflessi sull’economia hanno acuito le diseguaglianze costringendo tante famiglie a non muoversi da casa e a rinunciare a qualche giorno di meritato riposo.
Penso a loro, prima di tutto. Provo a immaginare il senso di smarrimento e di paura che sperimentano riflettendo su un futuro senza un orizzonte nitido. 
E penso alla tristezza con cui tanti genitori fissano negli occhi i loro bambini ma anche alla delusione dei piccoli che quest’anno non potranno trascorrere, dopo un lungo periodo di isolamento e di lontananza anche dalla scuola, la tanto sospirata vacanza al mare con mamma e papà. Il mio invito e la mia preghiera: sia la luce della speranza ad orientare i loro passi. Solo la speranza potrà aprire nuove strade: abbiate fiducia.
A voi che, invece, avete potuto staccare la spina e avete scelto questa città e il nostro Salento per vivere qualche giorno di relax, apro le porte e il cuore accogliente della Chiesa di Lecce. 
Chi arriva per la prima volta in questa terra meravigliosa, spalancherà gli occhi pieni di stupore ammirando i numerosi angoli di paradiso che la natura si è ritagliati proprio qui. 
Chi torna, invece, ci darà conferma che Lecce e il Salento meritano di essere visitati almeno una volta nella vita.
Ma, accanto alle spiagge incantevoli e luminose e a tutti i doni che la creazione ha lasciato in eredità a questo lembo in mezzo al mare, potrete apprezzare anche le bellezze germogliate dalle mani creative degli uomini: il barocco delle nostre chiese e dei nostri monumenti, una volta ripartiti, non ve lo toglierete facilmente dalla memoria. 
È solo una, forse la più pregiata e più nota, tra le nostre perle. Una tra le testimonianze che manifestano l’operosità e la tensione spirituale di una comunità che nella storia e fino ai giorni nostri ha fatto dell’accoglienza il suo biglietto da visita, un fiore all’occhiello profumato di saggezza semplice e di santità popolare.
Spero di poter salutare molti di voi nelle celebrazioni cui avrò la gioia di partecipare, specie nelle località di mare.
A tutti invio il mio abbraccio fraterno e la mia benedizione“.

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