LECCE (di Gavino Coradduzza) – È alquanto mortificante e fa anche male ammettere che, quando uno tra i peggiori reparti d’attacco della Serie A (il Milan) rifila comodamente quattro reti alla peggiore difesa del campionato (il Lecce), si ha la lucida visione della differenza tra due squadre. Questo è quanto si visto ieri sera nel catino silenzioso e deserto del “Via del Mare“.

L’avvio dei giallorossi è stato, per così dire, più geometrico che aggressivo; anche abbastanza compassato quasi che la scelta di Liverani sia quella di confrontarsi col Milan sul piano del palleggio; un po’ come dire: “Noi non siamo inferiori, anzi“. Con questa premessa c’è il rischio che la partita si inclini verso la noia, ma così non sarà…

La più accentuata precisione di palleggio dei rossoneri alimenta discrete iniziative che muoiono, tuttavia, sulle soglie dell’area giallorossa, stante l’evanescenza dell’attacco schierato da Pioli, più virtuale che reale. Il Lecce dà l’impressione di girare bene; ma è soltanto una fugace sensazione. Infatti, la sostanza è un’altra: deve scontare la cattiva vena dell’ex Saponara che stenta non poco nei disimpegni, nell’uno contro uno e non inventa niente. Sarà così per gli interi novanta minuti o quasi…
Il portiere in qualche misura più impegnato dagli avversari è Gabriel; il chè dimostra che il Milan spinge con maggior insistenza e accentuata precisione di palleggio. Ne consegue dunque che una sapiente iniziativa di Bonaventura (26°) a beneficio di Calhanoglu porti il turco al cross teso che l’accorrente Castillejo, forse il più brillante dei rossoneri, trasforma in gol.
I palati fini osserveranno che non si tratta certamente di un grande Milan (forse è anche vero), ma è certamente un Milan che non ha dificoltà a tenere sulla corda la formazione di Liverani che, sarà il caso di sottolinearlo, non ha minimamente impegnato Donnarumma nel corso dell’intero primo tempo. Vero è che nel finale Lapadula ha sfiorato il palo e che Maccariello è andato in gol ma da posizione di fuorigioco confermato dal VAR
Lapadula non ce la fa e resta nello spogliatoio; al suo posto, ad inizio ripresa, entra Babacar che si procura un calcio di rigore trasformato con calma olimpica da Marco Mancosu. Ma il pari dura soltanto un minuto perchè una saetta di Calhanoglu costringe Gabriel alla corta respina e per Bonaventura (ottima partita la sua) è cosa facile spingere la palla in rete…
La reazione del Lecce è al tempo stesso arrembante ed ingenua: tutti in avanti alla caccia del gol del pareggio offrendo scriteriatamente a Rebic una solitaria galoppata di sessanta metri, fino al terzo gol. Il padroni di casa tentano di rialzare la testa e di raddrizzare una partita che appare ormai largamente compromessa, ma non riescono neanche ad accennare un minimo di pressione che potrebbe creare qualche difficoltà alla squadra di Pioli…
A venti dal termine va in gol anche Leao (subentrato a Rebic) e per la squadra di Fabio Liverani si fa notte fonda: il poco Lecce del primo tempo si è trasformato ormai in un fantasma di squadra di calcio: senza anima, senza contenuti, senza qualità; il Milan in campo fa ormai quel che vuole. Si attendono spiegazioni
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