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LECCE (di Gavino Coradduzza) – Bastano pochi minuti per capire che aria tira al “Via del Mare“: il Lecce che Liverani manda in campo con cinque difensori sparsi tra difesa e centrocampo, pensa ad otturare tutti i possibili spifferi che tentano di insinuarsi in area e, però, sfiora il vantaggio (5°) su una micidiale ripartenza sprecata dal capitano Marco Mancosu. Per la formazione di Antonio Conte è un primo campanello d’allarme

Lukaku spaventa un paio di volte Gabriel, ma nella sostanza è proprio l’Inter a sentire il fiato su collo dei giallorossi salentini un po’ in tutte le zone del campo. In mediana, messo in panchina un opaco Tachtsidis, giganteggia il sempre valido Petriccione che si rimbocca le maniche, pedala, dirige la manovra, copre e imposta che è un piacere per gli occhi…

Donati rischia il cartellino rosso per via di una entrata con il piede a martello sulla caviglia di uno (Barella) che quando c’è da menare non si fa pregare, ma il VAR lo assolve, solo ammonizione per lui. A partire da questo episodio, l’iniziativa passa nelle mani dei nerazzurri che colpiscono il palo con Brozovic e fanno fare un pochino di lavoro straordinario al sempre vigile Gabriel…

Sull’altro fronte, anche capitan Mancosu e Gianluca Lapadula cercano, senza trovarla, la porta di Samir Handanovic, ma la loro mira risulta spesso approssimativa. Del Khouma Babacar si apprezzano più che altro le molte presenze difensive su palla inattiva, i profondi e generosi ripiegamenti ma, non avendo il dono della ubiquità, non lascia traccia in attacco…

Da parte interista c’è molto possesso palla, che sfocia solo in una serie di calci d’angolo a pioggia, ma anche superiorità nel prolungato palleggio, tuttavia il gol non arriva ed i minuti passano col Lecce che prende via, via sempre più coraggio. Su una rapida ripartenza leccese, c’è invece un fallo di mano di De Vrij in area nerazzurra: ancora VAR, ma l’arbitro Giacomelli si ravvede e decide che non vi siano gli estremi per la concessione del calcio di rigore inizialmente assegnat; resta lo 0-0 tra i fischi assordanti del pubblico leccese…

Si riparte per la seconda frazione di gioco senza novità in entrambe le formazioni e senza novità nei temi e negli equilibri tattici visti in campo per tutto il primo tempo. La minestra è la stessa e così il leitmotiv del match. C’è l’Inter che amministra (anche alquanto stucchevolmente) ed il Lecce che si affaccia nella mertà campo avversaria, quando può, con rapidi capovolgimenti di fronte…

Non pare azzardato rilevare che l’Inter, senza voler limare i meriti dei giallorossi, è una mezza (abbondante) delusione: molto fraseggio, tanta spinta, qualche intuizione effervescente dei singoli, ma la sostanza è che lo zero a zero che va prendendo corpo premia le scelte di mister Liverani, compresa quella (61°) di sostituire Lapadula con il redivivo sloveno Zan Majer

Ma all’improvviso capita che il giovane Bastoni, appena entrato in campo al posto di Godin, spezzi l’equilibrio nel punteggio con un colpo di testa da distanza ravvicinata su cui Gabriel niente può fare. Ecco allora che Fabio Liverani corre subito ai ripari e manda fuori Rispoli per fare spazio a Filippo Falco che immediatamente scheggia il palo su battuta da fermo…

L’episodio fa parte della veemente reazione dei giallorossi, sicché Marco Mancosu, preciso, cronometrico, pareggia il conto per l’immediato 1-1 su assist proprio di Majer. Corsa folle fin sotto la Tribuna Est a braccia alzate e poi lacrime di liberazione. Allora anche il capitano del Lecce può uscire di lì a poco mentre va in campo Meccariello per riportare la linea di difesa a 5 uomini…

Gli sgoccioli di partita sono un prolungato rosario di palleggi nerazzurri, ma è un fatto: Gabriel non deve occuparsi che della ordinaria amministrazione, o quasi. E così, ancora una volta, spunta la domanda: perché il Lecce gioca così bene con le grandi e molto meno bene contro le pari grado? Si cercherà di vedere se la lezione sia stata mandata a memoria a Verona domenica prossima…

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