Tempo di lettura: 3 minuti

LECCE (di Gavino Coradduzza) – Dopo un primo tempo non proprio al fulmicotone, il Lecce sa recuperare la abituale caratura, qualità che lo ha catapultato nella altissima classifica, e al Cosenza di Piero Braglia son rimasti così soltanto gli inesauribili cori di un magnifico manipolo di suoi tifosi; ma i punti entrano nel forziere dei giallorossi…

Fabio Liverani schiera un paio di novità: Marino ed Arrigoni in sostituzione di Meccariello e Tachtidis; la fascia da capitano trasloca dal braccio di Mancosu a quello dell’ex cosentino. Solo 40 secondi per confezionare una ficcante manovra, scambi rapidi e precisi, conclusa a rete da Garritano, mentre la difesa giallorossa (leggera nella circostanza) si fa prendere d’infilata come se la partita dovesse ancora iniziare…

Ma ai giallorossi bastano tre minuti per marcare il pareggio con una sciabolata di Andrea Tabanelli dai sedici metri che sorprende il sonnecchiante Perina: è già 1-1! Il Cosenza si muove con geometrie scarne ma precise; senza fronzoli e puntando sempre alla verticalizzazione: pratica un tipo di gioco essenziale. Il Lecce cerca di manovrare come sa e vorrebbe senza però trovare la disinvoltura e la armonia ammirata nei recenti incontri; va da sè che la pericolosità non sia eccezionale. In alcuni frangenti attacco e centrocampo non riescono ad integrarsi con continuità; le occasioni sbocciano comunque su entrambi i fronti e la partita si srotola dunque abbastanza piacevolmente…

Gli è che i due cursori esterni, Venuti e Calderoni, privilegiano il lancio lungo al pilotare la palla sull’esterno con spinta progressiva e tenace fino alla trequarti; non si realizza dunque la consueta superiorità numerica che tanto ha favorito le reti di La Mantia, Mancosu e Tabanelli. Per contro, gli “affondo” del Cosenza, particolarmente ficcanti quando si dipanano sulla fascia destra, fanno scattare qualche allarme per Calderoni e Arrigoni…

Gli uomini di Braglia stanno bene in campo: squadra ordinata, gioco semplice, tocchi precisi alla ricerca della profondità finale. I chilometri che continua a percorrere Mancosu sono sempre tanti, ma questa sera non sembrano essere confortati dalla consueta incisività; neanche Falco scrive la sua pagina di calcio in bella copia, per cui La Mantia se la deve sbrigare in quasi totale autonomia in mezzo ad un buon reparto difensivo (il Cosenza ha subito meno reti del Lecce)…

Ma nella ripresa è storia diversa: il Lecce timbra immediatamente il registro di presenza con inchiostro a toni forti, costringendo i silani ad arretrare a presidio del proprio fortino d’area. La serata di Arrigoni non è di quelle sfavillanti e Liverani lo sostituisce con “el greco” (leggasi Tachtsidis al 59°). Un minuto più avanti si materializza la solita, imparabile, incornata di La Mantia che riporta il punteggio su binari più scorrevoli…

Vietato perdersi il breve film del minuto 64: triangolazione multipla fantasiosa, rapida, precisa, da manuale dalla trequarti all’area cosentina con Petriccione che passa a Tachtsidis che serve di prima Mancosu che sforna un delizioso assist; il tocco definitivo è ancora di La Mantia (dove arriverà questo ragazzo?) per la sua quindicesima rete stagionale. Un’azione fulminea a cui il Cosenza non sa trovare argine…

Ora anche Mancosu ha preso a macinare gioco con la consueta maestria; “el greco” gli copre le spalle ed il sardo può galoppare in scioltezza privilegiando la corsia mancina. Vittoria netta, dunque, quella dei giallorossi che agganciano il Brescia, staccano il Palermo di 4 lunghezze ed irrobustiscono le gambe che reggono il tavolo del sogno

Commenti