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CROTONE (di Gabriele de Pandis) – Il day-after di Crotone-Lecce 2-2 è accolto con amarezza da numerosi supporters del Lecce, delusi dal punteggio finale di una partita che avrebbe potuto raddoppiare le quote-promozione della banda Liverani. Molto della delusione nasce dal cambiamento di rotta deciso dall’allenatore al 22’ della ripresa. Petriccione, colpito da un attacco di dissenteria confermato dallo stesso Liverani in conferenza stampa, ha lasciato il campo per far posto a Marino. L’ingresso del difensore centrale ha cambiato lo schieramento giallorosso, passato di fatto al 5-3-2.

La decisione, seguita dal 2-2 di Benali, ha rievocato le rimostranze fatte da molti a Liverani, etichettato di difensivismo, paura, poco fare offensivo, chiamatelo come volete. Le accuse, mosse già dalla Serie C dell’anno passato, sono ormai un’ etichetta affibbiata al tecnico romano. Premessa di un’importanza vitale: il gioco espresso dalla formazione salentina in questo campionato sta stupendo esperti e addetti ai lavori e, mutuando altre dichiarazioni di Liverani, un motivo ci sarà.

Seconda considerazione: le partite vivono di momenti, e se proprio bisogna aprire il sacco dei rimpianti si pesca di più pensando all’imprecisione nell’ultimo passaggio sia sul 2-1, quando la contesa poteva tingersi irreversibilmente di giallorosso, che sul 2-2 nei minuti finali, quando sia Crotone, sia Lecce si sono avvicinati alla conquista dell’intera posta. Se il Lecce, a un gioco offensivo spumeggiante, affiancasse massima attenzione difensiva e precisione sottoporta, staremmo a parlare di un campionato a parte. Ma non è così. Non può essere così ora per un gruppo, una società ed un undici in crescita.

Si è fatto riferimento alla difesa, appunto. Dividiamo la disamina in due aspetti. Partiamo dalla sostituzione. Liverani non è propriamente un tecnico che ha bisogno di difese, specialmente quest’anno. Rivivendo i mille ribaltamenti di Crotone-Lecce, partita spettacolare, si può evincere che la scelta di Liverani era obbligata, o quasi. Meglio, il calcio e le gare sono fatte di scommesse, l’ex Genoa ne ha vinte tante nelle 28 giornate precedenti, perdendone anche qualcuna. Ieri, più che una scommessa persa, Liverani è stato “pugnalato” dal tradimento di uno dei suoi uomini più fidati: Marco Calderoni.

Il numero 27, vero stachanovista della difesa giallorossa, si è perso Ahmed Benali in occasione dell’azione del 2-2. La distrazione, più che tecnica, è stata un calo d’attenzione. Nell’atto di ripiegare verso la porta a seguito del cross di Firenze, l’ex Novara non ha visto l’inserimento a mille del libico, incuneatosi tra le maglie della retroguardia leccese. C’è poco di Liverani nell’infortunio difensivo del terzino, rivelatosi sanguinoso nell’economia della gara.

Cerchiamo di spiegare a freddo i perché del cambio e, soprattutto, perché è stata sì una scommessa, ma quasi una puntata obbligata. Si è già detto della dissenteria che ha bloccato Petriccione; ciò ha fatto il paio con la pericolosità dettata dai traversoni di Firenze e Sampirisi, aghi della bilancia insieme a Simy, dominante ieri, e agli sguscianti Machach prima e Kargbo poi. L’inserimento di Marino, quindi, ha cercato di limitare i danni, perdendone un po’ in sostanza nella mediana, altra zona nevralgica con Rohden e Barberis appoggi fissi.

La scommessa di Liverani poteva essere vinta, il calcio è fatto di equilibri difficili e flebili da tenere. Il campo è l’unico giudice e il risultato è verdetto inequivocabile. Crotone e Lecce se le sono date di santa ragione sul rettangolo verde dello “Scida” e l’allenatore, perdendo un Petriccione pressoché perfetto ieri, ha pensato ad impostare un atteggiamento di maggior chiusura per non subire un’esponenziale numero di palle-gol nella ripresa. Ma il crocevia che non ha incanalato il Lecce verso il paradiso è stato prima, quando Falco, Tabanelli e La Mantia hanno fallito l’ultimo passaggio (già evidenziato prima).

Certo, non aver raccolto i tre punti resta un peccato, ma più che gettare la croce su Liverani va fatta la solita analisi razionale dei fenomeni, edulcorata col sacro crisma che, grazie a Dio, il calcio non è totalmente una scienza esatta.

Se proprio si vuole rimarcare un aspetto che, sempre nel magico e inutile novero dei se e ma, sarebbe potuto esser d’aiuto, bisogna spostarsi più in avanti. La Mantia, generosissimo come sempre, è arrivato con la spia della riserva accesa nel finale, con Liverani solito a sbattere i pugni nel finale su qualche palla persa. Sostituirlo (Tumminello? Saraniti?) avrebbe potuto dar qualcosa di più? Supposizioni e poco più. Ma non bisogna addossare tutte le colpe inutilmente all’allenatore in una serata difficile come quella di ieri, in cui di fronte c’era una delle squadre più in salute, al momento, del torneo.

E poi, sia concessa una conclusione semiseria: se nelle sale stampa di tutti gli impianti della Serie B colleghi giornalisti e allenatori avversari etichettano il Lecce come la sorpresa del campionato sul piano di gioco e risultati, qualche motivo buono ci sarà. O sono soltanto convenevoli e la verità si nasconde nei meandri del web? A questa importante settimana l’ardua sentenza…

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