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LECCE (di Gavino Coradduzza) – Guardingo ma non troppo; magari più attento e vigile, che guardingo il Lecce di Liverani che deve vedersela con il Foggia di Padalino flagellato da un nugolo di pedine indisponibili, ma animato da bellicosi propositi. È derby e dunque l’emotività in campo non è una sconosciuta intrusa; è sempre un derby…

Il Lecce è subito più incline alla manovra ragionata con il centrocampo che macina gioco, triangola con apprezzabile precisione, utilizzando a dovere il fosforo di Majer, Tachtsidis, Mancosu e Petriccione

Il solito La Mantia tiene sul chi vive l’intero reparto arretrato dauno e generosamente si sobbarca lunghi ripiegamenti. Ma anche il Foggia sa farsi apprezzare per la disinvoltura di fraseggio a centrocampo.

Stilisticamente la partita si fa dunque apprezzare, per quanto tutte le belle iniziative si infrangano nei pressi del “bagnasciuga” dei sedici metri. Non mancano certo gli errori su un fronte e sull’altro, ma la partita procede su un buon indice di gradimento…

L’avvio di ripresa segnala l’accresciuta aggressività dei giallorossi, più puntigliosi su ogni palla e nei contrasti: una manciata di minuti ventre a terra con una breve pausa per riprendere fiato a cavallo del 10° minuto…

Qualche disattenzione (Venuti) potrebbe costare cara perchè Mazzeo e Iemmello non sono ragazzi di primo pelo. Neppure La Mantia è di primo pelo, o almeno così dimostra di essere: ed è lui, sempre lui, che incorna magistralmente un taglio limpido di Petriccione che lo raggiunge a centro area. Risultato sbloccato, ma partita sempre aperta perché Padalino pretende a gran voce la reazione. La reazione c’è, ma Lucioni e compagni stavolta fanno buona guardia davanti a Vigorito che chiude con la rete inviolata dopo tempo immemore…

Il finale di match vede il Foggia in fibrillazione nervosa: Busellato si fa espellere, Iemmello litiga con Vigorito, ma il derby è del Lecce, che festeggia insieme ai suoi tifosi i 3 punti conquistati giocando con addosso le maglie celebrative della promozione del 1976…

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