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ROMA – La morte di Daniele Belardinelli, l’ultrà interista di 35 anni morto ieri per le conseguenze di un investimento da parte di un Suv non si sa ancora condotto da chi, ha messo il Palazzo del Calcio italiano davanti ad una brutta gatta da pelare. Si era infatti prospettata l’ipotesi che il campionato possa essere fermato, ma così non sarà. In Italia, come sempre, si è deciso di non decidere

Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha infatti sciolto ogni iniziale riserva e deciso di far scendere in campo regolarmente le squadre della massima serie: “Sabato in Serie A si gioca. Ho sentito i due vicepresidenti Sibilia e Miccichè, soprattutto il secondo che è il presidente della Lega Serie A. Ho sentito il Sottosegretario Giancarlo Giorgetti, ci siamo confrontati per capire il clima, la volontà e le riflessioni intorno a ciò che è successo ieri. All’unanimità abbiamo deciso che si va avanti e il campionato non si ferma“.

Gravina ha poi aggiunto: “Tutti devono capire una volta per tutte che esiste una sola figura che ha la responsabilità della Figc in questo momento ed è il presidente federale. Non accetterò più dichiarazioni di ogni genere da parte di chi tutela un interesse di parte legato al proprio orticello. Assumeremo una posizione di responsabilità; la Federazione deve parlare una sola lingua: quella del sistema federale, attraverso il suo presidente“.

Poche ore ore prima, il presidente della Federcalcio aveva rilasciato un’intervista in cui parla così dei gravi fatti accaduti ieri a Milano, sembrando possibilista sull’ipotesi di fermare il baraccone: “Questo clima non è il mio. Qui serve qualcosa di molto radicale perché in campo e fuori in questo weekend che doveva essere di festa ho visto e sentito cose inaccettabili per il mio modo di fare il presidente della Figc. Non parlo solo di politica sportiva ma di soluzione radicale“.

Inoltre, c’erano state dichiarazioni in cui il numero uno della Federcalcio affermava: “Basta veleni. Quelli sparsi in giro prima di questo turno di campionato non saranno più tollerati. È il momento di incidere, una riflessione va fatta. Qui c’è un problema di ordine pubblico e come tale va gestito, anche il fatto di giocare o meno“.

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