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LECCE (di Pierpaolo Sergio) – Sostenere che il Lecce sia uscito ridimensionato dopo lo scontro al vertice con il Brescia è ingiusto e fuorviante. La sconfitta al “Rigamonti” ha, semmai, rimarcato le lacune tecnico-tattiche della formazione giallorossa che la fanno tornare una normale neo-promossa, con peccati di presunzione o, magari, di gioventù da emendare e atteggiamenti in campo da migliorare per tener testa anche agli… imprevisti sempre in agguato (leggasi errori arbitrali).

Il Lecce edizione 2018/’19 è squadra votata alla creazione del gioco. Quando Mancosu e compagni possono fraseggiare palla a terra tutto gira per il verso giusto. Il discorso cambia se i giallorossi devono invece badare a non prenderle. Per caratteristiche tecniche questa squadra offre il meglio di sé nelle gare in cui può manovrare e dettare il gioco.

I protagonisti scelti da Liverani per interpretare il ruolo di matricola terribile hanno nel proprio DNA caratteristiche che li portano a imporre il proprio modo di stare in campo, anziché subire le sfuriate avversarie.

Ogni volta che questa caratteristica viene meno e la squadra resta in balia del contendente finisce con l’incassare almeno un gol e subire una rimonta che vanifica ciò che di buono era stato fatto, perdendo punti e posizioni in classifica; il KO di Brescia ne è solo la prova più recente.

A tre turni dalla chiusura del girone d’andata (2 per i salentini che il 27 dicembre riposeranno), il tempo per correggere alcune imperfezioni di fabbrica è ormai maturo.

Alle porte c’è il mercato invernale che durerà appena due settimane e il Ds Mauro Meluso dovrebbe già avere chiare le idee su come e dove intervenire affinché si correggano le situazioni poco gradite al tecnico. C’è da sfoltirela rosa, ma anche puntellarla lì dove le pecche sono apparse più evidenti. Perché, se questo Lecce saprà continuare a volare alto e confermarsi la vera sorpresa del torneo, molto dipenderà dalle operazioni in entrata, ma soprattutto in uscita, che verranno perfezionate.

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