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LECCE (di Gavino Coradduzza) – Un pareggio, per quanto raccolto tra le mura amiche, non scalfisce assolutamente quanto di buono si è raccontato fino ad oggi del Lecce, autentica sorpresa del campionato. Ma ci sono partite al termine delle quali si deve onestamente ammettere che l’avversario ha mostrato più qualità e mentalità, andando a sfiorare ripetutamente il successo pieno. Il Perugia sceso al “Via del Mare” si è dimostrata squadra di ottima caratura, ben costruita ed altrettanto bene guidata da Alessandro Nesta

È la squadra ospite ad entrare per prima in partita senza mostrare timore alcuno al cospetto della seconda forza del campionato, mentre il Lecce tergiversa alla ricerca di misure ed orientamento; i grifoni si rendono insidiosi con Verre e Melchiorri mettendo in vetrina grande padronanza di qualità tecniche e varietà di schemi; il Perugia non è soltanto ordinato e fantasioso; sa presidiare al meglio ogni zona del campo anche perchè i giallorossi stentano alquanto nel trovare i mezzi che consentano di infilare la museruola all’avversario…

Non è che il Lecce si rintani passivamente in attesa dell’evolversi della situazione, anzi, cresce progressivamente sotto la spinta di Falco, Petriccione e Mancosu, alacri costruttori del gioco; ma il Lecce non è particolarmente effervescente, pur mettendo in mostra tanta di quella compattezza che ne ha fatto la seconda forza del campionato…

Melchiorri, per il resto molto bravo, getta alle ortiche (23°) una gustosissima occasione propiziata da un grossolano errore di Meccariello: palla servita su un piatto d’argento e malamente sprecata! Ma il segnale è perentorio: il Lecce deve tenerlo nella massima considerazione: questo Perugia è in grado di graffiare e di lasciare il segno…

La Mantia, si sa, è la punta di riferimento per i suoi compagni edificatori di gioco; la sua assenza (è in panchina, ma sarà mandato in campo nel finale di gara) sembra aver fatto smarrire lucidità e pericolosità a quello che, con lui in campo, si è dimostrato il miglior attacco della cadetteria. Gli è che per sopperire alla sua assenza non bastano oggi i frequenti inserimenti di Mancosu verso l’area avversaria e le sgroppate condite con serpentine ubriacanti di Filippo Falco…

La squadra paga la scarsa pericolosità in attacco anche perchè Tabanelli si dedica assai raramente alla costruzione ed è severamente impegnato nel controllo delle folate offensive degli umbri. Risulta pertanto assai evidente (ben otre il tifo orientato a stravedere sempre per i propri colori) che quello sceso in campo non è esattamente il Lecce che ha lottizzato le fantasie dei propri sostenitori. Questa è però la foto del primo tempo.

La ripresa riserva cose più piacevoli e positive. Se il Lecce della prima farzione aveva fatto più fumo che arrosto, quello di avvio di ripresa (a parte il palo colpito da Mancosu con una prodezza in mezza rovesciata) si affida prevalentemente al proprio serbatoio caratteriale e a sporadici spunti individuali senza ottenere grossi risultati.

La partita di Falco, come al solito termina intorno al 60° ed inizia quella di La Mantia tenuto (prudentemente?) fino a quel punto in panchina. Fatto sta che, intorno al 20°, cominciano i brividi  per i tifosi giallorossi: Vigorito deve superarsi per evitare un gol quasi fatto, poi Petriccione salva sulla linea di porta respingendo una palla indirizzata in fondo al sacco. Il Lecce fa acqua, mentre il Perugia fiuta la possibilità di conquistare l’intera posta, creando pericoli su pericoli nell’area leccese. Delle due l’una: o il Perugia si è improvvisato squadra da Champions League, o il Lecce si è auto-minimizzato

A questo punto, quando la partita consuma gli ultimi minuti, il risultato di parità sembra davvero un risultato alquanto provvidenziale per la squadra di Fabio Liverani che continua a subire le iniziative di un Perugia ancora tonico ed in buona salute che, come già detto, si è dimostrato squadra di ottime qualità e prospettive…

Poichè abbiamo conosciuto e conosciamo bene il Lecce della galoppata vincente, non riteniamo che questa partita rappresenti una sorta di involuzione della squadra, ma che si tratti, più semplicemente, di un pomeriggio “storto” da archiviare immediatamente…

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