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LECCE (di Pierpaolo Sergio) – Ecco una quelle storie che merita di essere raccontata ed in cui chissà in quanti tifosi del Lecce si possono riconoscere, pur con le dovute differenze. Vi raccontiamo mezzo secolo di passione in giallorosso, vale a dire il tempo da cui ha iniziato a seguire la formazione salentina. Una amore scoppiato quando aveva 12 anni, mentre oggi si ritrova alle spalle cinquant’anni di partite seguite in casa ed in trasferta, ricche di aneddoti che racconta volentieri. Protagonista della nostra chiacchierata è il dottor Raffaele D’Ippolito, figlio di Marcello, fotografo ufficiale dell’U.S. Lecce negli anni della presidenza Jurlano, che da tanti anni ormai vive e lavora a Parma ma che difficilmente rinuncia ad una partita dei giallorossi, a costo di pianificare i turni in ospedale con largo anticipo, finché anticipi e posticipi del campionato glielo permettono.

Domenica scorsa, la sua squadra del cuore ha giocato e vinto allo stadio “Cabassi” di Carpi in una data che per tutti i tifosi del Lecce, ormai da ben 35 anni, è impossibile da dimenticare: il 2 dicembre, vale a dire l’anniversario della tragica scomparsa di Michele Lorusso e Ciro Pezzella, degnamente ricordati uin quell’occasione.

Faccio parte dello staff medico del Parma. Ho la mia tessera per entrare negli stadi, ma tutti sanno che quando gioca la mia squadra del cuore io non seguo la formazione ducale. Mi sono perso quindi la sfida col Milan perché sono stato a Carpi col gruppo di amici con i quali vado in trasferta ogni volta che il Lecce gioca al Nord Italia. È stata una giornata speciale, per me ancor di più. Infatti io c’ero trentacinque anni fa a Varese e fu surreale. Al contrario di ciò che accade oggi, allora non era possibile non disputare l’incontro per eventi tragici come quello di Ciro e Michele e la squadra fu ‘costretta’ a scendere in campo e giocare. Fu un lungo ed anticipato funerale”.

Quel Lecce targato Eugenio Fascetti se lo ricorda bene. La squadra che venne promossa per la volta nella sua storia in Serie A scrisse un capitolo importante della stagione 1984/’85 proprio a Parma dove i giallorossi vinsero per 1-0 con un eurogol di Giorgio Enzo al 77’. In pieno recupero, il portiere Enrico Pionetti parò un rigore all’attaccante ducale Massimo Barbuti: “Andai a Salsomaggiore nel ritiro della squadra il sabato. Per il lavoro di mio padre e poiché ero stato compagno di scuola e commilitone di Corrado, il figlio di Franco Jurlano, conoscevo bene il presidente. Con alcuni amici restammo a parlare con lui e con la squadra; Pionetti sentì che vivevo a Parma e mi chiese se sapessi come loro calciassero i rigori. Risposi che di solito li tirava Barbuti e li batteva tutti rasoterra, forte ed angolati. Il giorno dopo quel suggerimento servì per fargli parare il rigore tirato proprio così e Pionetti mi menzionò nelle interviste post gara per ringraziarmi”.

Proprio col vulcanico Franco Jurlano si instaurò un profondo rapporto di amicizia, legato anche ai gravi problemi di salute che lo costringevano spesso a recarsi proprio a Parma, come nel periodo della vendita del pacchetto di maggioranza dell’U.S. Lecce a Giovanni Semeraro: “Organizzammo una passeggiata devozionale nel momento in cui sembrava che la situazione fosse migliorata. Come dimenticare le lunghe telefonate che mi faceva dall’ospedale, incurante dei divieti dei medici? Era arrabbiatissimo perché il suo Lecce stesse per essere ceduto. E io che da ragazzino gli dicevo che sarei diventato io il futuro presidente una volta che lui avesse lasciato… Quante trasferte abbiamo fatto insieme! Con una Renault 5 rossa siamo andati insieme a Milano, Bergamo, Verona…

Di gare ne ha poi seguite ancora tante, ma di una che si è persa si ricorda eccome: “Ho saltato solo una trasferta a Verona per colpa di una fidanzata. Perdemmo 2-0 e capii che quella storia non poteva continuare; soffrii troppo a stare lontano dalla mia squadra. Un mio amico compose addirittura una poesia in vernacolo, che conservo e che ho fatto incorniciare, in cui si ricorda quella vicenda”.

I problemi maggiori il simpatico dottore li ha però avuti nei recenti anni della Lega Pro: “Eccezion fatta per il primo anno, in cui il Lecce fu inserito nel girone settentrionale e saltai solo la sfida a Trapani, nelle stagioni successive è diventato più complicato seguire i giallorossi. Ricordo le dirette tv su TeleRama con mille problemi tecnici, poi arrivò Sportube ed oggi qualche inconveniente c’è pure con Dazn. Ma ogni venerdì prima delle gare al Via del Mare sono pronto a tornare a Lecce per guardare la partita e trascorrere un weekend nella mia città. Però diventa sempre più difficile col campionato-spezzatino”.

La passione per il Lecce è un’eredità che ha trasmesso al figlio: “Lui è nato e vive a Parma, ma tifa Lecce tra l’incredulità dei suoi amici. Era presente nella finale playoff di Frosinone, negli spareggi con Carpi, Foggia e Alessandria. Quante delusioni… Poi la grande gioia della promozione dell’anno scorso in B!” Ma l’amore per la squadra leccese contagiata anche molti altri amici che vivono lì e che ogni sei mesi si ritrovano nel capoluogo emiliano per una cena in cui tutti sono vestiti di giallorosso. Unica condizione per partecipare è essere salentini.

Oggi sono allenatore a livello amatoriale di una squadra nel torneo Uisp e in panchina vado con la tuta del Lecce: dopo la semifinale per il titolo provinciale sono stato addirittura squalificato per 6 mesi dopo una partita diretta da un arbitro barese: non avevo fatto nulla di ciò che scrisse nel referto, ma almeno gli dissi che aveva arbitrato in maniera pessima e non perché fosse barese…”

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