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LECCE (di Gavino Coradduzza) – In uno stadio “Cabassi” a prevalente presenza di tifosi salentini il Lecce conquista altri tre punti ma il premio non si può certo dire che sia arrivato comodamente perché sarebbe forse eccessivo; ma il Carpi visto all’opera si è dimostrato davvero ciò che la sua classifica cinicamente dichiara, ossia ben poca cosa…

Bastano cinque soli minuti di gioco perchè i giallorossi trovino chiarezza di idee su come, dove e quando martellare l’incerto reparto difensivo degli emiliani. A scaldare i guanti del guardiano di casa comincia Armellino; ci prova anche Mancosu con uno dei suoi semidiagonali; nel frattempo prende luce la raffinata tecnica di palleggio di Falco unita alla sua caparbia e gladiatoria combattività; Lucioni impartisce limpide lezioni di organizzazione difensiva, sia pure concedendo alla critica talune imprecisioni sulle aperture larghe ed il centrocampo, ordinato e geometrico, brilla in copertura pur sferragliando, talvota, nella impostazione offensiva…

Ovviamente, c’è da chiedersi dove sia, cosa fa e che cosa sia il Carpi; calma, perchè il Carpi è comunque in campo; non combina niente di significativo o almeno di appariscente, ma c’è; ed il Lecce fa bene a non considerare l’undici di Castori alla stregua di una vittima predestinata anche perchè, superata la boa dei venti minuti, questa squadra si segnala per alcuni tentativi di “alzata di testa” mal supportati dalla impalpabile qualità tecnica (pericolosità) dei suoi attaccanti

Ed arriva il vantaggio dei giallorossi: dal piede di Falco (35°) parte un morbido cross che Armellino prolunga di testa per l’accorrente La Mantia, molto decentrato, ma quantio basta per indovinare lo stretto corridoio ed infilare la palla nella rete di Colombi

Sul piatto della bilancia del primo tempo spicca il consistente possesso palla di Mancosu e compagni, la prolungata sequenza di calci d’angolo, la quasi ermetica chiusura dei sentieri che potrebbero condurre al cospetto di Vigorito mentre, sull’altro piatto, si coglie un bel pacco di buone intenzini privo però di contenuto, quindi vuoto…

La ripresa è altra storia: in campo si presenta un Carpi di carattere per quanto inalterato in fatto di precisione al tiro e, pertanto, sprecone in attacco. Però il Lecce soffre l’aggressività dei padroni di casa i quali, indiscutibilmente, creano abbastanza ed altrettanto abbastanza banalmente sprecano con un liscio dietro l’altro…

Falco, come al solito, ha speso tantissimo (ma quanto ha corso!) e quindi Liverani lo richiama in panchina; al suo posto entra Palombi. Scacciata dunque la vecchia abitudine, talvolta pagata a caro prezzo, di pilotare il vantaggio rafforzando gli argini: Palombi risulta essere, fino a prova contraria, attaccante più di Falco…

Anche Castori opera dei riotcchi, senza tuttavia riuscire ad imprimere una sterzata all’andazzo del confronto; la sua squadra continua a riversarsi in avanti, pur dimostrando ancora di aver completamente smarrito l’indirizzo della porta di Vigorito. I biancorossi vanno in cronaca soltanto nel finale per merito di Concas il quale, proprio con un colpo di conca (che in sardo signfica “testa”) lambisce il palo. A dire il vero, il loro eventuale pareggio sarebbe stato premio eccessivo, nonostante la lodevole buona volontà di un Carpi ridotto davvero male in arnese…

Non si può, per contro, non rilevare che la ripresa disputata dai giallorossi sia da archiviare con caritatevole astensione di giudizio. Il che, si sarà capito, non sarebbe svisceratamente elogiativo, tutt’altro…

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