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COSENZA – Mister Fabio Liverani è raggiante dopo il successo dei suoi al “San Vito-Marulla” di Cosenza. Il 2-3 finale è per lunghi tratti figlio di un avvio a mille sfoderato dal Lecce: “Partiamo da un presupposto: la squadra ha fatto un calcio strepitoso per 25 minuti. Quando in giochi in quella maniera, se avessimo fatto il 3-0 sarebbe finita. Il limite dei miei è che spesso la fanno troppo facile. Siamo diventati leziosi, abbiamo sbagliato stop e tocchi e, con noi demotivati, andare in difficoltà è possibile. Concedevamo spesso palla agli esterni e, con loro sul 4-3-3, non abbiamo trovato opposizioni a livello tattico. Sui calci d’angolo erano pericolosi con 5 giocatori sopra il metro e novanta”.

Il tecnico snocciola poi le svolte di una partita eterna, soffermandosi su qualche singolo: “Abbiamo preso il 2-1 e non siamo stati scaltri sulla palla di Falco e il contropiede. Nell’arco della partita, la nostra qualità di palleggio e verticalizzazione è stata magistrale. La nostra caratteristica è questa: se palleggiamo concentrati, è difficile per tutti, e abbiamo fatto male con l’ingresso del difensore centrale nella metà campo opposta. Per Lucioni è stato un gran ritorno ed anche Tabanelli  ha fatto molto bene”.

E quando si parla di limiti e aspetti ancora da migliorare, non ci sono dubbi: “Devo lavorare su quest’aspetto, bisogna chiudere le partite. Il Cosenza? Squadra tosta, maschia. Si esalta nei duelli, e noi abbiamo tentato di portare la qualità nella giocata di prima. Dovevamo chiuderla. Loro sono questi, giocano così dall’anno scorso e arrivano spesso sui cross dall’esterno anche se fanno meno trame centrali di noi. Dovevamo essere più veloci sugli esterni. Il cambio di Petriccione e La Mantia? La Mantia aveva l’occhio gonfio, era in difficoltà dopo una botta ricevuta. Partita eccezionale per lui. Petriccione ha avuto un eccessivo minutaggio e tra il pressing avversario ed il campo allentato avevo bisogno d’altro”.

Punzecchiato sul rendimento della retroguardia, Liverani espone: “Non abbiamo caratteristiche difensive e non abbiamo organizzato una difesa stretta. Ma si può difendere anche tenendo spesso la palla. Anche i passaggi, una volta ripresa la palla, fanno parte della difesa. Io penso però al gioco espresso nei primi 25 minuti, riparto da lì”.

A largo raggio sui suoi, Liverani la pensa così: “Nel calcio non credo a sfortuna e fortuna, ma paga il lavoro. L’abnegazione di questi ragazzi fin dal primo giorno di lavoro è unica. Crediamo in quello che facciamo. Dall’altra parte, ci deve essere sempre attenzione all’allenatore, sofferenza e divertimento durante allenamenti e partite. Siamo una neopromossa e oggi siamo quarti in classifica, c’è entusiasmo e va bene così anche perché possiamo recriminare per qualche punto perso per strada”.

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