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LECCE (di Gavino Coradduzza) – La partita di Livorno chiarisce, in buona misura, quale fosse il reale spessore (abbastanza discusso) del successo del Lecce di tre giorni prima contro il Venezia. “Fu vera gloria?” Ebbene sì, almeno alla luce della prestazione (valori numerici a parte) dei giallorossi al “Picchi“…

L’ennesima sfida con l’ex Lucarelli (ma c’era anche un altro antico ex, Dainelli) viene da subito impostata dai giallorossi su messaggi perentori che sembrano stordire la squadra toscana, forse sorpresa da cotanta sicurezza, forse incapace di produrre giocate all’altezza del confronto, forse inadeguata al compito…

Liverani conferma se stesso mandando in panchina una folta schiera dei vittoriosi del sabato: Bleve, Cosenza, Bovo, Lepore, Arrigoni e Falco, in pratica mezza squadra… I giallorossi cominciano subito a dirigere le operazioni; bravo il Lecce a nascondere il pallino del gioco ai padroni di casa e dunque a proporre le proprie iniziative orientate verso la porta toscana.

Una pregevole girata di testa, su calcio d’angolo, di La Mantia apre la danza dei gol; è una incornata secca che al portiere toscano non concede neanche il tempo di un “amen”. Il Livorno è francamente deludente: insicuro in fase di contenimento, nebuloso ed inconsistente a centrocampo; per l’attacco non saprei cosa dire: meglio attendere che decida di farsi vedere in campo… E qui, con molta evidenza, una certa parte della “colpa” va attribuita al pacchetto difensivo di Liverani per aver cancellato le punte amaranto soffocando anche i possibili spunti di un genietto del calcio come Diamanti

In chiusura della prima frazione, si registra un tumultuoso risveglio dei ragazzi di Lucarelli che, al 36°, sfiorano il pari (o il calcio di rigore) proprio con Diamanti che non afrutta uno svarione di Scavone. Ma a parte questo episodio, il Lecce mostra la necessaria saldezza ed un apprezzabile equilibrio tra i reparti grazie anche alla instancabile fluidità di corsa sulle fasce e la puntuale capacità di dipanare la matassa calcistica del solito Mancosu.

Vantaggio indiscutibile quello che il Lecce porta con sè all’intervallo, mentre a Lucarelli spetta il duro compito di interpretare l’anemia calcistica della sua squadra… La partita si chiude virtualmente proprio al rientro in campo, con il gol del raddoppio siglato in ottima progressione da Palombi

Il 3-0 (al 58°) è firmato ancora da Palombi, con il Livorno ormai relegato al ruolo di comparsa che saltuariamente mette il naso sulla scena. Considerando il palo centrato su colpo di testa dal solito Palombi ed il generoso altruismo di Mancosu che rinuncia alla conclusione a rete per offrire il terzo gol all’ex Lazio, il 3-0 sta davvero stretto agli uomini di Liverani per i quali, senza tema di esagerare o di irridere inopportunamente l’avversario, la partita di Livorno si è ben presto rivelata poco più che una sgambattura infrasettimanale. Ma già, si è giocato di martedì…

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