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LECCE – La paura di vincere fa 90, se ti chiami Lecce fa 180. Perchè? Due giornate di Serie B, due rimonte subite dalla squadra di Liverani. Se quella di Benevento ha la parziale giustificazione del campo di una delle favorite, oggi forse, anche se il risultato finale recita 2-2 il boccone resta amaro.

Alla Salernitana resta il merito della caparbietà ma Colantuono dovrà lavorare sull’atteggiamento dei suoi. Come col Palermo, i granata hanno sonnecchiato nel primo tempo per poi crescere vertiginosamente nella ripresa. E questa volta non c’è la giustificazione dell’ingresso di Di Gennaro, partito dal 1′.

I tifosi del Lecce di certo si auspicavano un ritorno in B più glorioso, ma i due punti gettati al vento a pochi attimi dalla fine sembrano soltanto uno dei problemi. Dall’altra parte c’è da godersi un Falco formato Serie A: il talentino di Pulsano è un pericolo costante in zona offensiva e molte idee poggiano sul suo estro.

Il Lecce, ancora a tratti, gioca bene, non ci stanchiamo di dirlo. Si approccia bene alle partite, aggredisce e si poggia sui propri elementi più tecnici. Ok, non dimentichiamolo, l’altro ieri era ancora agosto e ancora oggi si parla di una B a 22 squadre.

La situazione è ancora paragonabile a un cantiere, ma identità e freschezza mentale vanno acquisite subito per non provocare strascichi e gridare al mondo il proprio ruolo.

Cosimo Chiricò in panchina

Si è detto delle polemiche che questo pari porterà in dote. La corrente alternata della Salernitana è però poco rispetto a ciò che succede nel Salento. Ha esordito (per la cronaca bene) in campionato il desaparecido Chiricò, la Curva Nord ha contestato l’attaccante, Liverani, reo di qualche dichiarazione ritenuta ambigua, e la società.

L’estate è finita nel Salento, almeno sul calendario. Il calore, però, rimane alto, e ciò rischia di spostare il focus da una compagine che, al netto di sbavature e disattenzioni, si sta esprimendo bene.

Qualche nube anche sulla direzione dell’arbitro, da rivedere sull’azione decisiva del 2-2, caratterizzata da una spinta vistosa, in gergo un “ponte”, su Lucioni.

Disegno stracciato– Il progetto tattico di Colantuono nel primo tempo sembra evidente: aspettare il Lecce nella propria trequarti e cercare di colpirlo in ripartenza con Jallow in attacco, schierato al posto di Vuletich.

Gli equilibri e il quadretto tattico disegnati dall’ex Atalanta saltano subito. Petriccione prende le misure dopo pochi attimi e Mancosu, su corner dello stesso Petriccione, al 4′ fa esplodere il “Via del Mare”. “Niente paura”, penserà il navigato allenatore mentre lascia invariato l’assetto dei suoi, che continuano a soffrire il brio del doppio trequartista schierato da Liverani.

Falco e Mancosu fanno sfracelli e due ammonizioni di uomini ultradifensivi ospiti (Migliorini al 28′ e Castiglia al 34′) fa capire la situazione che si vive in campo. Il Lecce della prima frazione però non è solo possesso e bellezza: Mancosu al 17′ coglie in pieno il palo su azione da calcio piazzato e Falco, al 34′ sempre su punizione, non prende bene le misure.

Attenzione: la Salernitana in avanti non è nulla. Akpa Akpro dà l’impressione di poter far male con qualche strappo sulla sinistra ma, dopo una punizione di Casasola che taglia l’area senza conseguenze, l’unico contropiede dei primi 45′ è chiuso male da Di Gennaro che tira alto.

Metamorfosi- Di Gennaro, l’equilibratore dello schieramento in maglia bianca, riceve le particolari attenzioni di Petriccione e Arrigoni. Nonostante ciò continui, la Salernitana si presenta in campo nella ripresa col baricentro più alto e con Bocalon-Di Tacchio per Jallow-Migliorini. Colantuono passa al 4-3-1-2: Di Gennaro a supporto del duo Bocalon-Djuric, Vitale e Casasola terzini con licenza offensiva e Di Tacchio a irrobustire la mediana.

La risposta tattica di Liverani si fa attendere mentre i campani crescono, e non fa niente se due tiri da fuori di Falco (senza pericoli) rimpinguano i taccuini. I giallorossi continuano con le sovrapposizioni sulle corsie invece di tagliare nel mezzo e in fase difensiva il lavoro dei pulitori Petriccione e Scavone risalta. Le percentuali di possesso palla continuano a sorridere alla Salernitana, ma gli unici granata costanti e tambureggianti sono i 1000 supporters presenti nel settore ospiti. Lo saranno ancora per poco.

Falco, e chi sennò, risveglia il Lecce con una serpentina che Micai toglie dall’angolo basso. L’occasione però non scrolla di dosso qualche errore: sul conseguente corner la Salernitana confeziona un contropiede potenzialmente micidiale disinnescato da Meccariello.

L’assenza di contromosse al cambiamento di tono della Salernitana paga. Al 26′ Bocalon gira in rete l’ennesimo cross sul secondo palo di Casasola. Alla lunga l’impressione del prossimo pareggio, data anche dalle continue chiusure di Lucioni e Meccariello, era evidente. Sul pari, le due squadre si affrontano a viso aperto, e l’ingresso del contestatissisimo Chiricò, con il “Via del Mare” spaccato tra fischi e applausi, cambia volto tattico. Falco arretra in una sorta di 4-2-3-1. Non c’è tempo per ridisegnare l’assetto. Chiricò si conquista un fallo dal limite. Falco inebria i presenti con una punizione da capogiro che pietrifica Micai.

Bagarre– Sul pari, le due squadre si affrontano a viso aperto. Falco arretra in una sorta di 4-2-3-1 con Pettinari (solo una sponda nel finale per lui, troppo poco) sempre centroboa. Non c’è tempo per ridisegnare l’assetto. Chiricò si conquista un fallo dal limite. Falco inebria i presenti con una punizione da capogiro che pietrifica Micai.

Sul 2-1 crollano le architetture tattiche. E crolla anche la difesa del Lecce quando, all’alba dei 4 minuti di recupero, un pallone che rimbalza troppe volte nel cuore dell’area è spinto in rete da Castiglia anche se la trattenuta su Lucioni lascerà numerosi strascichi. Forse c’è tempo per altre emozioni, ma Micai doma la sassata finale di Mancosu. Continuano le due facce della Salernitana, ma neanche le amnesie del Lecce scherzano. La sosta cambierà qualcosa.

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