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LECCE (di Gavino Coradduzza) – Prima o poi, per la legge dei grandi numeri, doveva arrivare anche la prima sconfitta interna del Lecce; magari non incartata con una prestazione sconcertante come quella vista, ma doveva arrivare…  Il valore della Juve Stabia è chiaramente espresso, punto più, punto meno, dalla classifica che colloca i campani (le “vespe” per chi preferisce) in posizione di “poca infamia e poco onore”, in quella bolgia senza grandi prospettive che coincide con la zona centrale della classifica; ha da chiedere poco, nè si aspetta chissà che dal confronto in casa della capofila. E invece, fa ’’Bingo’’ perchè il calcio, si sa, non prevede niente di scontato; quindi si gioca…

La Juve Stabia, diciamolo subito a chiare lettere, ha vinto con merito per aver interpretato la partita non in maniera eccezionale, ma certamente meglio di quanto non abbia fatto il Lecce… La vittoria dei gialloblè nasce proprio dall’equilibrio e dalla calma dimostrati dagli uomini di Fabio Caserta ed anche, bisogna aggiungerlo, da una inaspettata leggerezza difensiva dei giallorossi.

Il Lecce è schierato secondo consolidata “logica liveraniana“: solito blocco difensivo con Lepore, Cosenza, Marino e Di Matteo; rombo di centrocampo diretto da Arrigoni e corroborato da Armellino e Mancosu; Costa Ferreira fluttua alle spalle del duo di punta in cui giocano Saraniti più centrale e Di Piazza pendente a sinistra. Squadra molto corta e compatta quella schierata da Caserta, ma anche intraprendente e duttile nel passare in un batter doccho dal 3-4-3 al 4-4-1-1.

Sornione e guardingo il Lecce, inizilmente disordinato, prevedibile ed impreciso ma sempre all’inseguimento di crescita complessiva che tarda tuttavia ad arrivare… Il tiro in porta sembra impastoiato tra le pagine del libro dei sogni; ordinata e vigile la Juve Stabia che ha gioco agevole nel contenere per distendersi poi in avanti senza tuttavia turbare più di tanto il riposo di Perucchini.

A Saraniti ed a Di Piazza arriva poca roba pulita e, dunque, devono arrangiarsi con qualche saltuaria deviazione di testa buona solo per accendere timidi applausi e scaldare i tifosi infreddoliti dalla temperatura in progressivo calo. I giallorossi si impegnano non poco nella ricerca del varco buono che offra prospettive di conclusioni a rete di una certa pericolosità; non è facile passare, perchè Fabio Caserta ha disegnato la propria linea arretrata con corposi ripiegamenti del centrocampo.

Sul fronte della capolista manca qualcosa dalla trequarti in su: il tanto vagheggiato trequartista non si trasforma nell’auspicato faro della manovra offensiva; si limita a svogere il solito compitino senza acuti e con più di un errore di misura in appoggio; per le punte non si costruisce niente… Arrigoni e Mancosu sono pertanto chiamati a svogere il proprio compito e quello altrui, con lo zero a zero che non si schioda…

Si va all’intervallo a reti inviolate dopo una prima frazione francamente deludente. C’è più mordente in avvio di ripresa, ma le idee e la loro attuazione rimangono ancora incerte ed approssimative; lontane dalla necessaria concretezza… Per qualche minuto il Lecce riesce anche a pasticciare in difesa, rischiando anche più del dovuto; solo pochi minuti perchè ben presto la partita riprende a sciorinare uno stucchevole tran-tran…

Liverani sostituisce Costa Ferreira con Tabanelli e un nervoso (ammonito) Di Piazza con Torromino. Dal punto di vista della vivacità qualcosa migliora, ma la sostanza complessiva non cambia… Visto che col gioco manovrato non si riesce a scardinare la molto attenta barriera difensiva stabiese, servirebbe l’invenzione dei singoli; la giocata personale, ma non certo la colpevole leggerezza del duo centrale della difesa giallorossa che si fa uccellare da Paponi, abile a servire poi Mastalli su cui niente può fare Perucchini sull’angolato fendente del centravanti stabiese…

Punto nel vivo dal gol, il Lecce reagisce con impeto, con veemenza encomiabile, ma anche con idee ancor più confuse e con errori probabilmente dovuti alla fretta e alla foga di rimontare. Liverani cerca di rimediare mandando in campo tre punte; aumenta sì il potenziale offensivo, ma aumenta anche il disordine proprio in quella zona che richiederebbe lucidità e calma… Perucchini rischia anche il secondo ed il terzo gol; prima lo salva il palo, poi è molto bravo a disinnescare un’altra intricata situazione deviando la palla in angolo, quando la sconfitta ha già preso corpo…

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