Tempo di lettura: 4 minuti

LECCE – Un fiume di ricordi e di buoni propositi, tra compagni illustri, strade che s’incrociano e promesse da mantenere. Luca Di Matteo ha rilasciato un’intervista al sito gianlucadimarzio.com dove, dopo aver ricordato la seconda parte del campionato 2011-’12, si è focalizzato sull’attualità del Lecce oggi capolista del Girone C di Serie C.

Di Matteo parte dai presupposti che lo portarono nel Salento: “Nel 2010-2011 feci una grande annata con il Vicenza, che mi permise di mettermi in mostra in Serie B – esordisce il 29enne- Rientrato a Palermo, per un infortunio rimasi fermo qualche mese e il 31 gennaio 2012 mi trasferii in prestito al Lecce, penultimo in Serie A. E pensare che, se quell’anno non fossimo retrocessi…”

Di Matteo, attore della gestione Cosmi con 7 presenze, ricorda: “Stavo trovando spazio, l’allenatore mi aiutava a crescere: credo che un’altra stagione con il Lecce mi avrebbe permesso di affermarmi anche nella massima categoria. Purtroppo, girò tutto male“.

Dopo il triste epilogo del campionato dei giallorossi, cominciò il pellegrinare tra Serie B e Lega Pro: Vicenza, Padova, Teramo, Lanciano e Latina prima di tornare a Lecce dove si gode il primato e sogna: “Il salto in B? Perché no, magari anche in A! Voglio riprendermi con questa maglia quello che, tanti anni fa, ho perso a malincuore. Già in questo torneo, per puntare alla promozione, sarà fondamentale non mollare fino all’ultimo. Vincere domenica prossima ci permetterebbe di portarci a +10 sul Catania . Tuttavia, fino a quando l’aritmetica non sarà dalla nostra, non ci metteremo l’anima in pace. Certo, quando scendiamo in campo con il giusto atteggiamento, non ce n’è per nessuno…

Il protagonista di questo campionato è senza dubbio mister Fabio Liverani. “Il nostro allenatore è ambiziosissimo, non ne vuole perdere una”, descrive il terzino, che con Liverani ha anche condiviso porzioni di campo con il Palermo.

“All’inizio della mia carriera – rivela ancora Di Matteo – dopo la prima esperienza con i professionisti a Pescara, mi trasferii a Palermo nella stagione 2008-2009. Liverani era il nostro capitano. Un martello pneumatico. Anche in campo non smetteva mai di parlare, dava indicazioni a tutti, sembrava fosse in grado di muovere lui i compagni. Soprattutto, non sapeva perdere. Non lo accettava, era una cosa che non gli andava giù neppure nelle partitelle in allenamento. Quando la sua squadra usciva sconfitta, nello spogliatoio non gli si poteva rivolgere la parola…

In Sicilia, Di Matteo e Liverani giocavano fianco a fianco: “Ho fatto diversi ruoli. Nel Pescara giocavo come esterno di centrocampo, a destra o sinistra che fosse, nel Vicenza largo in un centrocampo a cinque e adesso addirittura terzino. Nel Palermo, i primi tempi, fui provato anche come mezzala sinistra nel centrocampo a tre.

L’ex Latina spende parole dolci per quello che, oltre il presente allenatore, era il compagno di reparto: Liverani, per me il migliore italiano in quel ruolo dopo Pirlo. Certe volte ero alle sue spalle e, da un momento all’altro, mi trovavo il pallone tra i piedi. Mi chiedevo come facesse a sapere che ero proprio lì…

A Palermo il talento non mancava: “C’erano Miccoli, Kjaer, Cavani, Pastore… C’era tantissima qualità. El Flaco era una forza della natura, un talento pazzesco. So che il Lecce a gennaio cercava un trequartista, magari gli faccio uno squillo!

Di Matteo ha anche condiviso momenti calcistici con un altro big italiano della mediana, Marco Verratti: “La scorsa settimana ho visto Real Madrid-Psg. A Parigi ci sono tanti miei ex compagni… Ho giocato pure con Verratti! Nel Pescara, io facevo parte della formazione Primavera e lui, sebbene sotto-età, era tesserato con gli Allievi. Di fatto, però, già si aggregava a noi. Sono sincero, non pensavo sarebbe arrivato così in alto: era una buona mezzapunta, ma non mi sembrava avesse le potenzialità per intravedere un futuro campione di livello mondiale. Poi arrivò Zeman, lo mise in mezzo al campo e sappiamo tutti com’è andata a finire”.

L’ultimo pensiero di Di Matteo va al Vicenza, squadra dove, agli ordini di Rolando Maran, ha raggiunto l’apice della carriera. Oggi però i biancorossi sono coinvolti in una serie di problemi economici che hanno portato al fallimento: Vicenza è una piazza meravigliosa, con una tifoseria calda e sempre presente. Sapere quello che sta succedendo mi fa male. Già nel mio periodo la società era in difficoltà, però mai mi sarei aspettato che si sarebbe arrivati a tanto. Il Veneto è una terra forte sul piano economico, che può contare su tantissimi imprenditori: non mi spiego davvero come sia possibile che nessuno ci abbia messo la faccia per salvare i biancorossi. Ho sentito Giacomelli e De Giorgio, miei ex compagni, e a quanto pare adesso le cose vanno un po’ meglio. Incrocio le dita e mi auguro che alla fine tutto si risolva, anche perché sarebbe l’ennesimo caso in pochissimo tempo nel panorama del calcio italiano”.

Commenti