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Marco-Pantani 3LECCE – (di Pierpaolo Sergio) – Dodici anni senza “il Pirata“, senza più avere il piacere di ammirare e tifare per Marco Pantani e le sue epiche imprese in sella ad una bicicletta. Ricorre oggi l’anniversario della tragica, oltre che misteriosa scomparsa del ciclista romagnolo, uno tra i più popolari ed amati da tutti gli appassionati delle due ruote e non solo italiani. Un’assenza alla quale risulta difficile, se non impossibile, rassegnarsi ancor oggi a distanza di tanto tempo.

Pantani se n’è andato, ufficialmente, per un’overdose di droga. Il suo corpo venne ritrovato in una stanza del residenceLe Rose” di Rimini. Ma le circostanze che hanno portato alla sua morte non sono mai state chiarite del tutto. Un “suicidio” o un omicidio? Sono dubbi atroci che i familiari del ciclista di Cesenatico si portano appresso da quel 14 febbraio 2004. Soprattutto la madre, Tonina, non ha mai accettato l’ipotesi di morte accidentale legata all’abuso di droga. Troppi interrogativi senza risposte. Troppi tasselli che non combaciano nella ricostruzione delle ultime ore di vita del campione dal carattere fragile.

Marco Pantani 2Una vera e propria contraddizione parlare di fragilità per colui che, sia pure non dotato di un fisico possente, aveva nelle gambe, nella testa e nel cuore la forza per scalare le vette più dure nelle classiche del ciclismo internazionale. Lui capace di tornare più forte dopo infortuni gravissimi che avrebbero abbattuto moralmente anche un toro. Vittima, eppure capace di ribaltare un destino beffardo che pareva accanirsi contro di lui. Ma Pantani non ha retto alla pressione psicologica e mediatica di essere finito in uno scandalo più grande di lui, quando era probabilmente al culmine della sua carriera.

Dopo una trionfale tappa del Giro d’Italia del 1999, i Carabinieri fecero irruzione nella sua camera d’albergo a Madonna di Campiglio dopo un controllo sanguigno che aveva evidenziato il valore dell’ematocrito leggermente più alto della norma. Da quel momento, il Pirata fu ossessionato dall’idea che contro di lui ci fosse un complotto.

PANTANIMarco Pantani era in quegli anni il re indiscusso del ciclismo italiano e mondiale. Le sue eroiche imprese nelle tappe di montagna al Giro d’Italia ed al Tour de France, ossia nell’Olimpo delle corse a tappe più celebri al mondo, gli avevano consegnato la gloria, la ricchezza ed il rispetto che si tributa solo ai grandi dello sport. Il suo nome era accostato a quelli di altri mostri sacri del ciclismo quali Fausto Coppi, Gino Bartali, Eddy Merckx. Le maglie rosa e maglie gialle di Giro e Tour parevano suo naturale appannaggio.

Invece, all’improvviso, il buio. L’oblio. Le difficoltà nel suo rapporto di coppia con la fidanzata. L’isolamento dal mondo, dal circo del ciclismo, persino dai familiari e dagli amici di sempre. Un incubo in cui l’uomo Pantani si è smarrito irrimediabilmente, roso fin nell’anima dalla convinzione di essere stato “incastrato” perché “scomodo” a qualche potente del solito “Palazzo”.

Ma il ricordo per quanti lo hanno ammirato, incitato, sofferto con lui per ogni pedalata data in salita, lui che filava nonostante la testa fosse a monte ed il corpo a valle non resta che la profonda amarezza per la immeritata fine di un ragazzo schivo, esile, fragile, ma con il ruggito di un leone nel cuore, rimarrà per sempre indelebile e legato alle giornate di gloria che si è regalato ed ha regalato a chi tifava per lui. E allora, vola Pirata! Che tu abbia almeno oggi quella pace che tanto hai cercato.

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